Da fastidiosi vermi era ricolto

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Questi sciaurati, che mai non fur vivi,

erano ignudi, stimolati molto

da mosconi e da vespe ch’eran ivi.

 

Elle rigavan lor di sangue il volto,

che, mischiato di lagrime, ai lor piedi

da fastidiosi vermi era ricolto.

 

Premessa.

 

Se a qualcuno, fra i gentili lettori, sorgesse il sospetto che cito il Sommo Poeta per sfoggio di cultura, dirò, con tutta la benevolenza del caso, che invece, proprio per incapacità mia a trovare parole acconce ad esprimere i concetti, ricorro alle sublimi terzine. Quindi, di carenza, e non di sfoggio di cultura, si tratta.

 

Degli “sciaurati” ragioneremo dopo.

Per ora parliamo dei “fastidiosi vermi”. E fra questi, di uno in particolare. Questo (“questi” si usa esclusivamente per le persone), strisciando e sbavando muco, un’estate di sei anni fa, raggiunse il luogo ove nacque. Qui, non sapendo come passare il tempo, aggredì (in compagnia di un suo simile) una coppia di ragazzi. Legarono il ragazzo ad un albero e lo costrinsero a guardare ciò che veniva fatto alla sua ragazza. La ragazza aveva sedici anni. Non contento, proseguì a importunarla anche nel tempo successivo.

Per quella azione il “fastidioso verme” venne condannato.

Quanto pensate che possa costare in termini di pena da scontare un atto del genere in un Paese civile? Un’adolescente di soli sedici anni con tutta la futura l’esistenza segnata da quel vulnus. Il suo ragazzo idem. Per la giustizia italiana vale sei anni. Condanna in primo grado, confermata in appello.

Io devo proprio essere fuori di senno se penso che almeno vent’anni di comodo carcere ci sarebbero voluti. Non solo per “rendere Giustizia” a chi ha subito il crimine, ma anche per dare il tempo al “fastidioso verme” di riflettere su ciò che aveva compiuto e offrirgli una possibilità di “redimersi”. L’alternativa per il verme è di essere schiacciato.

Invece anche in appello confermano sei anni. Ma non basta: per il lombrico ci vuole anche la cassazione.

Per il ragazzo e la ragazza nulla di tutto ciò: hanno dovuto soggiacere all’oltraggio immondo, senza primo grado, senza appello e senza cassazione. Tutto subito, in tempo reale.

Ma questo, perbacco, è un paese civile e la giustizia deve compiere il suo corso.

Non bisogna privare della libertà individuale, uno dei beni più preziosi che dovrebbe appartenere all’uomo, il condannato mediante la sua carcerazione. Voglio dire che anche se c’è la televisione a colori e la cella con il tappeto, il carcere rimane un luogo di punizione, di afflizione, una “villeggiatura” che penso nessuno vorrebbe sperimentare.” Così commentava un lettore, tempo fa, un mio scritto.

E poi occorre indagare . Su che cosa, buon Dio, occorre indagare, vi chiederete.

Certo: occorre indagare perché ci sono domande a cui occorre dare risposta:

Quello fra i due che ha iniziato a stuprare, quello che nel frattempo teneva ferma la ragazza, sono tutti orfani? Non hanno legami con nessun altro essere vivente? Questi ultimi sono tutti ciechi, sordi e impediti che non si avvedono di nulla? C’è invece un ambiente familiare e amicale che li protegge e in mezzo a quel brodo i delinquenti si moltiplicano! Ci sono soluzioni oltre quella di montare lo sdegno?

< p class=""MsoNormal"" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"" align=""justify""> Certo che ci sono soluzioni. Lo sdegno, o quell’altro termine che è sulla bocca e nelle penna di tutti: “la polemica”, servono quanto le domande dei giornalisti, le tavole tonde, quadre e ovali: a nulla.

Ma io non voglio fornire ora soluzioni.

Proseguiamo nell’edificante svolgersi dei fatti: dunque, sentenza non definitiva per il “”fastidioso verme””, perché la cassazione deve ancora stabilire, ad oggi, 2 aprile 2006, la data di inizio del processo.

All’inizio del 2001, il “fastidioso verme” ha scontato ben nove mesi di custodia cautelare, dopo la quale, grazie ad una legge che prevede, decorsi i termini, che sia rimesso in libertà, il “fastidioso verme” esce dal comodo carcere, ma, attenzione, è vincolato ad osservare una misura restrittiva. Misura che lo ha costretto a dimorare nella provincia di Parma: una forma di “restrizione” che farebbe ridere anche un pinguino, se non ci fosse che da piangere, piangere e piangere.

La cassazione, si sa, ha molto da fare, ha i suoi tempi. Necessita di qualche anno per poter vagliare, soppesare, analizzare, elucubrare, decidere, emettere sentenze.

Ecco: nove mesi, e il lombrico torna a sguazzare nella melma (apprezzateli i miei eufemismi: non capita spesso di questi tempi che non siano usate parole più esplicite). Che fa? Ha ottenuto il mandato gratuito per la cascina dove vive con una tizia, celando il passato che occorre celare. “”Niente affitto in cambio della ristrutturazione“”, sentenzia il funzionario statale togato. (Capito gente come si fa ad ottenere la casa? Mica lavorando onestamente come facciamo noi).

Per qualche tempo l’anellide ruba i cani alle pensionate della Bassa parmense, poi le chiama a casa dicendo che aveva ritrovato Bobi e gli dessero centomila lire per il disturbo, perché se le merita.

Il resto, ciò che è stato capace di fare, lo sappiamo, purtroppo.

Del “fastidioso verme” abbiamo parlato a sufficienza.

Spendiamo ora due parole sugli “sciaurati che mai non fur vivi”.

Gente piena di orpelli e titoli onorifici, non correa, ma corresponsabile. Fino in fondo, perdio, corresponsabile. Corresponsabile della morte di quell’Angelo di nome Tommaso.

Chi sono questi “sciaurati che mai non fur vivi”?

Per primi coloro che hanno pensato, scritto, proposto, approvato e reso definitiva una delle tante, troppe leggi che di civile non hanno neppure l’inchiostro con cui sono stampate. Schiuma scellerata e vergognosa, frutto marcescente di pelose teorie buoniste e di un’ideologia fuoruscita dalle tre narici di cui sono dotati gli estensori. Con questi osceni risultati.

Con equipollente corresponsabilità troviamo le loro signorie. Si tratta di coloro che necessitano di anni per poter vagliare, soppesare, analizzare, elucubrare, decidere, e infine, quando alle loro signorie piace, emettere sentenze.

Costoro ritengono che la toga, l’ermellino, celandoli, li possa proteggere dalla domanda che un giorno Qualcuno, tenendo per mano il piccolo Tommaso, rivolgerà loro:

          Il “fastidioso verme”, grazie alla vostra ignavia, ha potuto compiere il suo immondo delitto. Che avete da dire a vostra discolpa? Se aveste compiuto il vostro dovere, nulla di più del vostro tanto osannato compito, il “fastidioso verme” sarebbe stato posto in condizione di non nuocere alle persone civili, agli innocenti.

 

La sentenza, immediata, la trovate scritta in due versetti del Vangelo:

Lc . 17, 2 È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato in mare ….

Mt. 25, 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo ed i suoi angeli.

 

Rileggeteli un po’ di volte: sono edificanti.

 

Le altre cose: le cosiddette leggi, gli orpelli, certi apparati (sarebbe indegno chiamarli “giudiziari”) che fanno dell’imperturbabile ignavia e della presunta impunità la loro bandiera sono solo melma, putrida melma da spazzare via. Per sempre.

 

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