Cuore di maiale

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Abbiamo altro cui pensare, l’impegno del lavoro, le difficoltà di ogni giorno, siamo sconvolti dalle verdure rincarate, dall’esosità del benzinaio, dai furti legalizzati del panettiere ma, soprattutto, crediamo che queste cose, “accadano sempre agli altri”. Non ci riguardano i trapianti, la donazione di organi o, più ancora, la predazione degli stessi, tema toccato, in più occasioni, dalla signora Negrello 1] nelle ospitali pagine di Bice.

Così come siamo oscuramente certi della nostra immortalità, allo stesso modo tutti pensiamo che queste cose accadano sempre agli altri e che mai avremo un dilemma simile da affrontare.

Non per cattiveria, non per insensibilità, ma solo per una forma di istintiva autodifesa, ci limitiamo alla pietà di un istante, e poi la nostra mente rifugge.

Non arriverò al cinismo di dire che non c’è disgrazia altrui che non possiamo stoicamente sopportare, ma più o meno le cose stanno così.

Siamo più sensibili se, un po’ più dappresso, anche se non proprio direttamente, queste cose ci sfiorano. Qualche anno fa, una cugina, ventiduenne, brava studentessa universitaria, bella e in ottima salute, una sera accusò un improvviso mal di testa, inconsueto per intensità. Solo il tempo di dire – Ho tanto mal di testa – e perse i sensi.

A smentire i tanti casi di mala sanità, il pronto ricovero e la precisa diagnosi, purtroppo infausta, un’emorragia cerebrale, che le sarebbe stata fatale. Una sola possibilità, rischiosissima, dati gli effetti collaterali, iniettare un coagulante che facesse localizzare la lesione, individuare l’ematoma e consentire di effettuare l’operazione per rimuoverlo. Ho usato i termini di una persona ignorante in materia, che però  sintetizzano ciò che, con molto dolore e  appena un esile filo di speranza, i miei zii permisero.

L’operazione riuscì, lasciando però quello che si temeva, uno stato di coma  che non lasciava speranze. Però per due mesi, all’apparenza inutilmente, i medici si prodigarono per lei, mentre le speranze diminuivano, ogni giorno di più.

Poi, all’improvviso, una parola, un piccolo lamento sul fastidio provocatole dal catetere.

Per quanto prosaico, esso fu accolto come un miracolo e tale fu in effetti. La rieducazione, sia fisica, (soprattutto per gli arti inferiori) sia psichica, (per una singolare amnesia, riguardante il concetto di numero e i nomi delle cose) fu lunga e non senza difficoltà. Ma ora mia cugina sta bene, ha terminato gli studi ed insegna ma soprattutto ha scelto di fare volontariato, dedicandosi per molte ore ogni giorno, gratuitamente, ai bambini con difficoltà psicomotorie, per una forma di ringraziamento, è intuibile, verso il Destino che con lei è stato buono.

Se ad accogliere questa ragazza al suo ricovero ci fosse stato un medico che, preso dal “furore dello scienziato”” avesse visto in lei solo una potenziale donatrice, forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse qualcuno avrebbe ricevuto gli organi perfetti e sani di questa ventiduenne, i medici avrebbero esultato, i parenti dei trapiantati avrebbero ringraziato, i genitori della donatrice avrebbero pianto.

E’ terribile sperare che qualcuno, giovane e in buona salute, sia in coma, per poterne espiantare gli organi, come se non  fosse una persona, preziosa e indispensabile per chi la ama, ma semplicemente un insieme di ottimi pezzi di ricambio.

Ci deve essere un’altra possibilità.

Poiché il problema dei “pezzi di ricambio” è sempre più importante e drammatico, dovrebbero ricevere maggiore sostegno i ricercatori che si dedicano allo studio degli xenotrapianti, una via percorribile, pur con le infinite problematiche ad esso legate.

Essi, nel campo della biotecnologia, della genomica, dell’ingegneria genetica, dell’immunologia e altri ancora, studieranno e lavoreranno, come già si fa ad esempio con i babbuini e i maiali[2, per usarli come donatori di organi per gli esseri umani ammalati, come fonte di emoglobina pura, per ricavare cellule di Langherans da impiantare nei pazienti gravemente diabetici , etc.etc.

Sogni scientifici, illusioni, pazzie?

Forse.

Ma Storia dell’Umanità è piena di “pazzi”, di sognatori” e di “illusi” che in ogni campo, e in particolare nella Medicina,  per tutta la vita studiarono e rincorsero un sogno, un’idea, per salvare vite umane, per alleviare il dolore, per guarire le malattie, per rendere migliore la qualità dell’esistenza..

Pazzi, sognatori e illusi, spesso dileggiati e morti incompresi, come Ignaz Semmelweis, [3 ma che, ingoiando umiliazioni e offese,  non smisero mai di gettare lo sguardo avanti, di porsi mete lontane, di studiare e di lavorare.

Al loro impegno, alla loro meravigliosa follia, ai loro impossibili sogni, alle loro grandi fatiche e al loro studio costante, in molti ora dobbiamo la vita.

Anche se la strada è lunga e la meta lontana, sarà così anche per gli xenotrapianti e da quel primo trapianto, ad opera dei Santi Cosma e Damiano [4 , arriveremo, chissà, anche a trapiantare il cuore di un animale in un uomo.

Anche se il vero sogno, la vera meta, sarebbe quella di creare in laboratorio i “pezzi di ricambio”, organi perfetti, con gli straordinari mezzi di cui la Scienza disporrà, senza sacrificare i nostri fratelli più piccoli nella scala della Creazione, gli animali.

Animali che in silenzio hanno percorso il nostro stesso cammino, salvandoci dalla fame, aiutandoci nel lavoro, donandoci la gioia della loro compagnia e della loro infinita capacità d’amare, senza nulla chiedere.

Un passo alla volta, si dice. Per ora sarebbero già un grandissimo successo gli xenotrapianti.

Così, un domani la frase – Hai veramente il cuore di un maiale – non sarà l’insulto di un’innamorata, che si sente dire l’ennesima fandonia, ma deve piuttosto essere interpretata come un ammirato riconoscimento ai progressi  compiuti dalla Scienza.

 

Maria


[1 Presidente Lega.nazionale@antipredazione.org

[2 L’uso di trapianti cellulari, di tessuti o di organi xenogenici, è una delle possibili soluzioni per risolvere il problema della carenza di organi per gli allotrapianti. I maiali sono considerati i migliori candidati per lo xenotrapianto, non soltanto per la loro somiglianza anatomica e fisiologica, ma anche per motivi economici ed etici.

[3 Uno degli idoli della mia infanzia. Se la Redazione lo riterrà interessante, potrà pubblicare in Bei tempi i miei tempi, un omaggio a questo grande uomo, tratto da una pubblicazione già in suo possesso.

[4 S. Cosma e S. Damiano, protettori di medici e chirurghi, secondo la tradizione furono i primi a utilizzare un organo prelevato da un cadavere, poiché trapiantarono la gamba di un gladiatore etiope, morto in un combattimento al Colosseo e già sepolto,  al posto della gamba in cancrena del diacono Giustiniano, sacrestano di una chiesa di Roma. Vengono loro attribuite molte guarigioni straordinarie e altri miracoli. Fra questi, quello secondo me insuperabile, di curare e guarire le persone senza percepire alcun compenso J

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