Cùmba e la storia

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Da qualche tempo Prissy sembra avere perso smalto. È nervosa, aggressiva: evidentemente qualcosa la disturba. Renzo invece mantiene tutto sommato la sua agreste pacatezza, salvo infuriarsi quando ascolta o assiste a qualcosa che urta il suo buon senso.

Dopo il pranzo, prima del caffè, Renzo squaderna il quotidiano ed inizia la lettura in silenzio. Ogni tanto scuote il capo, ma ben difficilmente si lascia sfuggire commenti.

Prissy invece, dopo avere “messo su” il caffè, inizia a chiacchierare con Colomba. Costei, amica di vecchia data e di genuine origini genovesi, è chiamata amichevolmente Cùmba.

Prissy, profondamente convinta di dover trasmettere il suo sapere e la sua kultura, sovente monta in cattedra e le ammannisce interminabili sproloqui. Sproloqui che Cùmba deve pazientemente sorbirsi.

Mentre Prissy, in attesa del caffè, chiacchiera con Cùmba, Renzo dà improvvisamente una manata al giornale.

          Che c’è, Renzo? Una zanzara?

          Macchè zanzara! Vi ricordate del masso scagliato da un ponte sull’autostrada in agosto del 2005, masso che provocò la morte di Natale Gioffrè? Dopo oltre un anno di buio [1] hanno catturato i due presunti criminali, colpevoli di quel delitto tanto inutile quanto idiota, ma a distanza di una settimana li hanno scarcerati.

Prissy, nonostante il connaturato impeto buonista, si fa guardinga e, memore delle scudisciate subite a suo tempo, rimane nel vago.

          Li hanno liberati? Come mai?

          Il Tribunale del Riesame ha giudicato del tutto inadeguate le indagini svolte e del tutto inattendibile il “supertestimone”.

L’indole buonista ha il sopravvento e Prissy sbotta:

          Pretenderesti che lasciassero in carcere due innocenti?

          Assoluta insussistenza del costrutto accusatorio, nullità ed inutilizzabilità degli atti”. Con queste delicate parole il Tribunale del Riesame ha motivato la sentenza di scarcerazione dei due incriminati. Non “pretenderei”: pretendo ed esigo che i funzionari del Stato sappiano svolgere con capacità e professionalità il compito assegnato. In caso contrario, qualunque sia il livello di responsabilità, devono essere sollevati dall’incarico per palese incapacità e posti a svolgere mansioni manuali. Se poi, oltre all’incapacità si manifestasse anche l’indolenza, dovrebbe scattare il licenziamento in tronco. Ciò vale sia per i giudici del Tribunale del Riesame, nel caso abbiano scarcerato due criminali colpevoli, sia per gli investigatori ed il procuratore che ha guidato le indagini, se è vero che vi è as-so-lu-ta in-sus-si-st
en-za del costrutto accusatorio, nul-li-tà ed i-nu-ti-liz-za-bi-li-tà degli atti
. Troppo comodo …

Prissy, resasi conto di avere innescato una miccia pericolosa, si alza e, lesta lesta, toglie la caffettiera dal fuoco. Poi, rivolgendosi a Cùmba con affettata supponenza, chiede:

          Cara, che mi chiedevi a proposito di Galileo?

          So che sei molto preparata soprattutto in storia – ribatte Cùmba, un po’ sorpresa dal volo pindarico di Prissy –  e volevo chiederti di spiegarmi perché lo hanno arso vivo sul rogo.

          Non fare confusione Cùmba: quello arso sul rogo non era Galileo, era Giordano Bruno. …

Tornato alla lettura ed apparentemente assorto, Renzo si prepara ad ascoltare il dotto vaniloquio di Prissy, tuttavia interviene bonario:

          Non ti abbattere Cùmba, sei in buona compagnia: secondo un’inchiesta del Consiglio d’Europa il trenta per cento degli studenti di Scienze è convinto che Galileo sia stato arso sul rogo dalla Chiesa cattolica.

Con le orecchie ormai impermeabili alle parole altrui, Prissy, preso l’abbrivio, prosegue, sempre col vento in poppa, un po’ meravigliata anche lei di non incontrar mai uno scoglio:

          Galileo è l’espressione lampante della scia inenarrabile di sangue di cui è costellata la storia della Chiesa cattolica. Macerie ed orrori di cui i cattolici dovrebbero vergognarsi e pentirsi …

Noi, poiché si tratta di un’altra vicenda, ritorneremo sull’argomento fra una settimana.



[1] Alle due di notte del 13 agosto 2005 alcuni delinquenti gettarono da un ponte sulla sede autostradale dell’A1, nei pressi di Cassino, un masso di kg. 41. Natale Gioffrè di anni 46, fu così assassinato e suo figlio Francesco di anni 15, rimase per una decina di giorni in prognosi riservata.

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