Cultura Modena. Gibertoni (Misto): sì alla targa della dinastia estense sul Palazzo ducale

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“L’uso politico della storia, agitato da qualunque parte, porta, inevitabilmente, a distorsioni e smarrisce la complessità della storia, mettendosi al servizio delle opportunità politiche del momento”
 

“Apporre una targa commemorativa della dinastia estense sulla facciata del Palazzo ducale di Modena”.

A chiedere, con un’interrogazione rivolta al governo regionale, “il rispetto della fattualità storica” è Giulia Gibertoni (Misto).

Questa proposta, si legge nell’atto, “sarebbe stata rifiutata dal Comune di Modena per il suo ‘significato meramente celebrativo e che non risponderebbe in modo efficace all’obiettivo di far conoscere ai visitatori chi governò il ducato’”. Al contrario, si precisa nello stesso documento, “il ministero della Difesa (proprietario dell’immobile) ha già fornito il proprio assenso, così come il ministero dei Beni culturali. Mancherebbe, invece, il parere vincolante della competente Soprintendenza”.

La consigliera spiega che “l’uso politico della storia, agitato da qualunque parte, porta, inevitabilmente, a distorsioni e smarrisce la complessità della storia mettendosi al servizio delle opportunità politiche del momento, così come dimostrato anche da questa piccola vicenda della targa sul Palazzo ducale di Modena”. Sullo stesso tema, la capogruppo menziona poi lo storico Franco Cardini che “ha spiegato come le lapidi commemorative non siano necessariamente celebrative: ‘Ricordare eventi storici non implica alcun elemento celebrativo, a meno che parole o frasi celebrative non siano esplicitamente immesse nel testo della scrittura esposta. La risposta del Comune di Modena è pertanto, nella più generosa ed eufemistica ipotesi, incongrua e capziosa’”.

La consigliera, nel citare la legge regionale su case e studi delle persone illustri dell’Emilia-Romagna (recentemente approvata), chiede di “evitare meccanismi di valutazione discrezionale”.

Giulia Gibertoni, pertanto, sollecita l’esecutivo regionale a intervenire, per “evitare rischi di ‘cancel culture’ e di usi politici della storia”.

(Cristian Casali)

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