Cui prodest il non voto?

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Ai partiti e ai politici che con percentuali ridicole governano una maggioranza.  Se proprio vogliamo dirla in modo costruttivo, sarebbe meglio che il primo partito in italia, che è quello dell’astensione, si trasformasse nel primo partito della scheda nulla o bianca. 

 


Ci sono momenti nella storia di un popolo e della rispettiva nazione, in cui ci si ritrova in una situazione senza via d’uscita. Spesso questo è dovuto alla guerra, a errori in economia, ma le varianti sono tante. Una di queste è anche l’incapacità della classe politica che governa e che prende decisioni senza valutarne le possibili ricadute nel breve, nel medio o nel lungo termine su quel popolo. Di conseguenza, poi bisogna porre mano a rimedi impopolari e mal recepiti dal popolo. Se a questo si unisce poi la sfiducia verso la classe politica che li governa, nessun escluso, la frittata è fatta. No, non è completa, perché quanto sopra scritto riguarda l’elettore, non i candidati dei partiti. Tra loro ci sono coloro che sono al termine della legislatura e trafficano per rifarsi mettere in lista. Ci sono gli scalpitanti politici di seconda classe, ex sindaci, ex consiglieri regionali (ma anche in carica), che vogliono finalmente un posto al sole. Infine, coloro che come si dice, devono incassare la cambiale. A questi si aggiunge la piccola pattuglia di persone che si era scollata dalla sedia e che adesso, prendendo a prestito il titolo di un libro di Stephen King  A volte Ritornano, rivogliono lo scranno dorato.  Qualche nome (e mi si passi la battuta, perché l’autore è famoso per i romanzi horror): Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Nichi Vendola, e mi fermo qui. Quello che però unisce nella quasi totalità questi individui, a mio parere, è il totale scollegamento dal paese reale a partire dal premier Paolo Gentiloni che dichiara – L’Italia è l’unico Paese che ha una politica sui fenomeni migratori decente in Europa-. Personalmente non sono d’accordo. Direi invece che le altre nazioni dell’Ue hanno capito che con l’accoglienza non si va da nessuna parte. Anzi si peggiorano le condizioni di vita dei propri connazionali. Bene, quindi incolpiamo la politica e i politici? Però, un dubbio mi sovviene e mi fa sbottare. Porca paletta, ma se a Ostia vota 36,1% e in Sicilia il 46,76%, la colpa è anche nostra. Possibile che con tutte le liste presentate non ce ne fosse una decente? E’ verosimile che non ci fosse il tempo di alzare il c..o, dalla poltrona per andare al seggio? Perché non andare a ritirare la scheda ed esprimere il proprio pensiero? Scrivete quello che volete, insultateli con le peggiori parole, scrivete quello che vi sentite, ma fate sapere che annullando la scheda manifestate la vostra rabbia, il dissenso di un popolo a questi “quattro quaquaraquà”. Non recarsi alle urne, per quelli prima citati, è letto e tradotto come un senso di pigrizia o di rassegnazione ovvero – tanto non cambia niente-. Invece, agendo nel modo sopra descritto si da il chiaro segnale che la misura è ormai colma.

Termino con un appunto per la leader FdI Giorgia Meloni riguardante il voto alle Regionali della Sicilia. Il risultato del movimento della Meloni, unito alla lista Noi con Salvini, ottiene 5,65%, non mi sembra esaltante. Non convengo, quindi, il suo entusiasmo. Semmai concordo solo se l’entusiasmo, riguardo all’elezione di una persona che proviene dal MSI: quello onesto. Ora, analizzando i dati, si legge che la lista abbinata Meloni-Salvini, su nove provincie in cinque va sotto il 5%, in altre due supera il 5% e solo in due riesce a ottenere un discreto risultato. Discreto, non buono, perché non sfonda il 10%. Rimaniamo con i piedi per terra, per favore. 

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