Crisi, debito e sovranità

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""Si tratta in sostanza di una grande truffa ordita sulla pelle dei popoli, che porta all'impoverimento dei più e all'arricchimento di pochi"" art. del Sen. Paolo Danieli

Per la prima volta, in controtendenza con la storia degli ultimi secoli, il futuro dei figli si profila più difficile e più povero di quello dei genitori. Anche le conquiste sociali, ottenute nel XX secolo, a prezzo di lotte e scontri politici, vengono messe in discussione. Tutto per esigenze economiche. Ma non le nostre. Quelle di altri. Tutto determinato dal fatto che è l’Economia che detta l’agenda alla Politica e non viceversa, come dovrebbe essere e come è sempre stato in una società normale.

E’ giusto che ciò accada? E’ giusto che l’Economia domini sulla Politica?

Da che mondo è mondo è sempre stato il contrario. La Politica è l’arte di reggere, di governare la polis attraverso degli strumenti quali l’urbanistica, l’arte militare, l’istruzione e l’economia ecc.

Oggi invece l’Economia ha preso il sopravvento e, come sempre, quando lo strumento diventa fine, si ha una sovversione, nel senso letterale del termine, cioè che si mette sopra quello che deve stare sotto e viceversa. Ciò non significa che si vogliano sottacere le colpe di chi ha gestito la politica, prima fra tutte quella di aver abdicato al proprio ruolo. Ma un conto è constatare l’inadeguatezza degli uomini, che vanno cambiati, e un conto è disconoscere il primato della Politica.

Oltretutto, avendo il ruolo egemonico dell’Economia dimensioni internazionali, è difficile spiegarlo con l’inadeguatezza dei politici. E’ piuttosto legato all’evoluzione del capitalismo dopo che è scomparso il comunismo. Venuta meno la minaccia sovietica, il sistema ha subito una metamorfosi: la finanziarizzazione dell’economia, ovvero il prevalere della speculazione finanziaria sui processi produttivi, cioè dell’economia virtuale su quella reale.

Quella che stiamo vivendo è una crisi finanziaria, partita dallo scoppio della bolla speculativa di Wall Street nel 2008, che ha messo in difficoltà l’intero sistema. Attraverso passaggi che diamo per noti, arriviamo al 2011, che ha visto alcuni paesi europei messi sul banco degli imputati dalle agenzie di rating e della Bce a causa del debito pubblico. Anche l’Italia è stata colpita dal loro giudizio che ha determinato addirittura la sostituzione del governo eletto con uno “tecnico” gradito alle stesse agenzie e gruppi finanziari.

Com’è noto le agenzie di rating (Standard & Poors, Goldman & Sachs, ecc.) sono delle agenzie private, dei supercommercialisti. Anche la Bce è una banca privata. Sono quindi dei privati che giudicano e interferiscono sulle scelte politiche degli stati. Una cosina da niente che va di fatto ad annullare la democrazia senza che nessuno osi dire neanche bah.

Com’è possibile che ciò accada? Sono tutti disposti a farsi turlupinare così facilmente? Anche perché ogni decisione presa da quei signori ha ricadute molto pesanti sui paesi presi di mira. E in Italia ne sappiamo qualcosa. La risposta è che non siamo tutti stupidi, ma che attorno a noi è stata abilmente costruita una ragnatela di interessi, equivoci, imbrogli da cui è difficile divincolarsi. Per farlo, per evitare di esserne soffocati è necessario conoscerla. Cosa che viene resa molto difficile da tutta una serie di connivenze, omissioni, disinformazioni che hanno complici a tutti i livelli.

Il cavallo di Troia usato per impadronirsi dei nostri paesi è il debito pubblico. Esso nasce quando uno stato demanda a un banchiere il compito di emettere denaro a fronte del pagamento di interessi.

Fu Guglielmo III di Orange, re d’Inghilterra dal 1694, che per far fronte alle spese militari si fece prestare un milione e 200 mila sterline dal banchiere scozzese Willliam Paterson che oltre a incassare interessi dell’8% fu autorizzato a emettere banconote per un importo pari al prestito fatto. Nacque così la banca d’Inghilterra. Paterson nel 1669 aveva stampato banconote per un valore di 1.750.000 sterline, ma ne aveva in cassa solo 36.000.

Da allora vi furono innumerevoli emissioni, tanto che il debito pubblico dell’Inghilterra passa in meno di un secolo da 13 milioni a 245 milioni di sterline. Presto la convertibilità in oro delle banconote divenne un fatto formale, tanto che la quantità d’oro tenuta nelle casse era segreta. Nel 1914 venne abolita la convertibilità per la sterlina. Nel 1971 quella di tutte le altre monete. Sull’onda dell’abitudine di quel Paterson le banche progressivamente si arrogarono il diritto di stampare/prestare soldi in quantità di gran lunga superiore ai propri depositi, anche fino a 50 volte di più, secondo il meccanismo della riserva frazionaria. Motivo per il quale se oggi tutti i correntisti andassero a ritirare i soldi che hanno depositato, le banche non sarebbero in grado di restituirlo e il sistema salterebbe.

 

E’ nel momento in cui il re o lo stato rinuncia a emettere denaro e lascia che a farlo siano delle banche private che la proprietà del denaro passa dallo stato ai banchieri che si arricchiscono a dismisura attraverso il processo del signoraggio. Nasce così il debito pubblico.

Cessata la convertibilità della moneta in oro, essa rappresenta la ricchezza di un paese.  Più un paese è ricco, più ricchi sono i suoi cittadini e più vale la sua moneta. Va da sé che secondo logica il proprietario della moneta è il popolo. Ma se il proprietario è il popolo perché lo stato non provvede autonomamente a stamparla invece di indebitarsi con la banca centrale e aumentare il debito pubblico?

Alcuni capi di stato ci hanno provato. Abraham Lincoln nel 1864 inserì nel suo programma per la rielezione alla presidenza degli Usa il punto che lo Stato avrebbe provveduto a stampare i dollari. Il 14 aprile del 1865 fu assassinato. J.F.Kennedy, che il 4 giugno 1963 firmò l’ordine di stampare dollari di Stato per 4 miliardi e mezzo in tagli da 5 e 2 dollari, fece la stessa fine il 22 novembre 1963.

Tutti sanno che alla base della crisi c’è il debito pubblico, generato in gran parte, come visto sopra, dal fatto che la Banca d’Italia è una banca privata che lo Stato paga per stampare il denaro. Il debito pubblico italiano è detenuto per il 56% da banche e cittadini italiani e per il 44% da soggetti esteri. In pratica il 56% del nostro debito è un debito degli italiani con sé stessi. Il Giappone, tanto per dare un’idea, ha un debito doppio rispetto al nostro, ma ciò non influisce sulla sua economia essendo detenuto al 96% dagli stessi giapponesi.

In sostanza “i debiti dello stato – come diceva l’economista francese Jean Francois Melon- sono come i debiti della mano destra verso la sinistra, e perciò il corpo nonne è indebolito, se ha il corretto nutrimento e sa come distribuirlo”.

Quindi non è il debito pubblico in sé la causa di tutti i mali, ma la mancanza della sovranità monetaria, delegata alle banche, Banca d’Italia prima, Bce oggi.

Ho cercato di riassumere brevemente il complesso meccanismo che causa la crisi che stiamo vivendo. Si tratta in sostanza di una grande truffa ordita sulla pelle dei popoli, che porta all’impoverimento dei più e all’arricchimento di pochi. Ce ne stiamo accorgendo tutti. D’altra parte se la speculazione porta ingenti guadagni nelle casse delle oligarchie finanziarie, specularmente c’è qualcuno che ci rimette: questi siamo noi. Ci possono raccontare tutto quello che vogliono, possono gettare fumo negli occhi con termini che la gente stenta a capire, possono presentarsi come grandi professori e maghi dell’economia, ma noi ci dobbiamo fidare solo di quello che vediamo. E finora abbiamo visto solo fregature. L’adesione a Maastricht avrebbe dovuto tenerci al riparo dall’inflazione, limitata al 2,3% l’anno. Ma moltiplicata per 10 anni essa è del 23%. Se a questa s’aggiunge l’inflazione del 100% avuta col cambio lira/euro, abbiamo avuto in 10 anni un’inflazione del 123%! Questo non lo dice nessuno, ma il progressivo impoverimento del ceto medio, con il trasferimento alla povertà di fasce sempre maggiori della popolazione fa capire dove stia la verità.

E’ allora da qui che dobbiamo ripartire perché questo è il problema. Questo il nodo da sciogliere per poi risolvere tutti gli altri problemi che ne conseguono. E’ di questo che parla la gente, incapace di darsi delle spiegazioni. E’ questo che la gente vuole capire, non sapendosi spiegare perché i figli non trovano più lavoro, perché l’assistenza sanitaria sta diventando sempre meno gratuita, perché è condannata ad arretrare in termini di benessere e tenore di vita, a rinunciare a conquiste sociali, alla sicurezza del lavoro, alla serenità.

Tutto sta cambiando. Il futuro sarà di chi saprà interpretare al meglio questo disagio che sale sempre più in alto, superando barriere ideologiche fino a ieri considerate invalicabili, trovando nuove sintesi di idee e di uomini, coinvolgendo tutti quelli, uomini e istituzioni, che mettono in testa al loro impegno etico, politico, sociale e culturale il bene comune e non l’interesse personale o quello di pochi.

 

 

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