COSA SUCCEDE IN EMILIA ROMAGNA?

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di Alberto Venturi


COSA SUCCEDE IN EMILIA ROMAGNA?

 

Tanto scalpone sulle ‘spese pazze’, ma alla fine le indagini approderanno a poco o a nulla. Mi preoccupa invece la fine del modello emiliano che nasceva dalla capacità del partitone di essere il centro dove si mediavano le idee e gli interessi. Non abbiamo ancora trovato un’alternativa e ci affidiamo alle persone, che impersonificano una idea e una ‘emozione’ di progetto sociale. Ma se il leader inciampa tutto si ferma. 

 

‘Bufera giudiziaria’, ‘Pd scosso nelle fondamenta’, ‘spese pazze’, ‘tsunami’ e almeno venti volte ‘Regione rossa’… continuano la sarabanda e il concorso del titolo più eclatante, mentre ancora continuano le indagini, riguardanti tutti i gruppi del Consiglio Regionale; indagini ovviamente lunghissime, in corso da più di due anni, (quando si tratta di esaminare atti, non di scoprire prove o indagare su moventi imponderabili). Secondo l’Ansa non è chiaro neppure ‘il numero dei consiglieri indagati; ci sono ancora alcune posizioni soggettive da definire e l’elenco potrebbe aumentare prima della fine dell’inchiesta’.

Insomma; conviene aspettare a indignarci quando e se ci saranno le condanne, perché un conto è ciò che pretenderemmo essere l’etica del pubblico amministratore e un conto invece ciò che risulta ‘legale’. Sono convinto che Bonaccini e Richetti, come quasi tutti gli altri indagati, alla fine ne usciranno soltanto con qualche livido d’immagine per avere, forse, non sempre praticato la disciplina dello spendere il meno possibile, ma di avere guardato soltanto se era lecito spendere.

Questo però non sposta di una virgola la questione di fondo di cosa stia succedendo al modello Emilia, o del comunismo padano, un governo pragmatico e socialdemocratico, con sinergie spesso virtuose fra imprenditoria privata, sistema cooperativo, artigianato e iniziativa pubblica, capace di portare un territorio ai vertici dell’Europa, con un welfare studiato in tutto il mondo. Ad essere esatti stiamo vivendo le conseguenze: tutto è già successo quando il partito ha smesso di essere la sede dove la società, complessa e articolata, con alti tassi di conflittualità e competitività, ma altrettanta dinamicità e fede nel lavoro, trovava gli accordi e una mediazione.

Ogni pianeta, o centro di interessi del sistema Emilia, ha subito una spinta centrifuga restando senza più un denominatore comune. Tradotto in parole povere: non si tira più tutti insieme nella medesima direzione, per cui le forze non sommano il loro potenziale grazie all’unica cabina di comando.

Sull’onda dell’imporsi di un nuovo modello sociale, non più basato sulla democrazia dei cittadini,  ma sui popoli di consumatori (in Italia dando spinta al berlusconismo) l’Emilia avrebbe avuto la necessità di rivedere il proprio modello di welfare e di sviluppo, ma soprattutto di rivederlo in modo condiviso; purtroppo non c’è più la sala di comando, la regia unica quale ‘centralismo democratico’, risultante di scontri-confronti fra idee, interessi e poteri. Affidarsi alle persone è diventata la soluzione, ma si arriva al paradosso attuale di discutere unicamente su chi sarà il candidato al ruolo di presidente della Regione, senza approfondire i loro programmi: per la regione degli anni 2014-2019 quale differenza c’è fra Renziani e Bersaniani, che risulterebbe ancora essere la vera faglia interna al Pd”.

Cosa succede in Emilia Romagna? Lasciamo che la magistratura segua il suo corso, aspettiamo i risultati, ma pretendiamo da subito di sapere quali programmi per discuterli e assimilarli. Se i leader sono depositari e interpreti di idee, programmi ed emozioni politiche, bisogna che siano al di sopra di ogni sospetto, perché ogni loro magagna viene ad assumere un peso smisurato, come l’inciampo di Richetti e Bonaccini sta dimostrano.

PS: si parla di Pd perché gli altri praticamente non esistono o la loro voce non ci arriva. Sarà colpa dei media? Se ci siete, battete un colpo!

di Gianni Galeotti


“”Cosa succede in Regione Emilia Romagna? Un gran casino…frutto di un sistema ‘pazzo’ come le sue spese””

 

“I candidati alle primarie PD per scegliere chi correrà per la Presidenza della Regione Emilia Romagna hanno fatto un gran casino!!”. Parola di Renzi. Tra le tante frasi fatte e come sempre calcolate per il loro effetto mediatico lanciate dal Premier nelle ultime settimane, quella più vicina alla realtà sembra proprio quella pronunciata durante il discorso di chiusura della Festa nazionale dell’Unità a Bologna.

 

Il riferimento era alle Primarie PD per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Emilia Romagna e, appunto, ai due candidati (entrambi modenesi) più forti: il renziano della prima ora Richetti, ed il renziano della seconda se non ultima ora (perchè nella prima era bersaniano), Bonaccini, al quale vanno gli auguri di una pronta e rinnovata forma dopo il malore di domenica.

 

Professionalmente Bonaccini e Richetti li conosco da una vita, e, lo dico subito, credo nel loro impegno e nell’onesta di entrambi, al di la del merito delle eventuali responsabilità che l’indagine farà emergere. Allo stesso tempo non mi sento di giudicare, come hanno già fatto ben più autorevoli commentatori nazionali, né la scelta di Richetti di ritirarsi dalla corsa delle primarie né quella di Bonaccini di continuarla, anche solo per avere la strada spianata ed assicurata per la Presidenza.

 

Credo però che quanto è successo in Emilia Romagna, ed a carico dei massimi esponenti del partito che governano la Regione e la maggior parte degli enti locali, segna una svolta che va ben al di la dei singoli nomi.

 

E’ bastata un’indagine che solo fino a qualche anno fa sembrava impossibile anche da ipotizzare a carico della Regione, per fare emergere un sistema politico amministrativo, e soprattutto
di governo, viziato e drogato negli anni, a tutti i livelli, da disponibilità economiche (quelle si) davvero pazzesche che hanno reso normale, ordinario e legittimo per decenni anche ciò che da anni non poteva e non doveva essere permesso. Se da un lato è giusto verificare e valutare oggi, con tanto di voyerismo da scontrino, la reale opportunità di certe spese rispetto all’espletamento del mandato elettivo, dall’altro non è giusto avere permesso, per esempio, che un Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa, come quello di cui Ricchetti era a capo, potesse disporre di milioni (si milioni) di euro ogni anno per spese pressoché insindacabili dei propri componenti. Così come non è giusto avere legittimato per anni ciò che poi, giustamente, si è contestato, come ad esempio l’uso costante ai auto-blu da parte di assessori per tragitto casa lavoro e sosta caffè. Un sistema in cui Bonaccini e Ricchetti, seppur giovani anagraficamente, sono cresciuti; un sistema che per decenni, a tutti i livelli, e senza distinzione di partito, ha vissuto al di sopra delle possibilità e, per questo, anche della realtà. Un sistema in cui è generato il caso Delbono, Assessore alle Finanze della giunta regionale precedente, presieduta da Vasco Errani (anch’esso condannato) e guidata dal partito del quale Bonaccini era dirigente, prima di assumerne la guida come Segreterio regionale. Dopo Del Bono, accusato di andare in vacanza con la compagna a spese della Regione, Vasco Errani è stato condannato e si è dimesso per il caso Terremerse, quando Bonaccini era già segretario regionale del partito. Uno scenario impensabile soprattutto per un partito come il PD ed una classe dirigente, oltre che una base, che ha sempre sbandierato il fatto di essere ‘diversa dalle altre’, soprattutto di centro destra, e degna depositaria, oltreché erede, della lezione sulla questione morale tanto cara a Berlinguer.

 

Sinceramente non mi importa delle conseguenze dell’indagine a carico dei singoli; mi importa sapere e sperare che la stessa porti ad un vero cambio di passo per il futuro. Un futuro dove le spese pazze saranno eliminate non perché i politici e gli amministratori saranno tutti ed improvvisamente virtuosi (non lo credo e mi basta pensare che nulla è cambiato negli uomini a vent’anni da tangentopoli), ma perché il sistema non permetterà più spese del genere, perché di soldi, per queste cose, semplicemente non ce ne saranno più.

 

Se non succederà questo ed il sistema organizzativo, di gestione e di finanziamento degli enti locali e soprattutto di organi legislativi complessi come quello della Regione non cambierà e continuerà a costare così, domani cambieranno i nomi ma non i problemi. 

 

Il cambiamento però, in Emilia Romagna, è ostacolato da un’altra anomalia politica, quella legata alla mancanza di alternative al PD. Cosa che rende cosa fatta l’elezione di Bonaccini, figlio ed erede di quel sistema che si vorrebbe e dovrebbe cambiare, ed obbliga, come succede al PD a livello nazionale, a farsi opposizione, e male, da solo, dall’interno. Per gestire il potere, non certo per cambiarlo.

 

In questo contesto che non favorisce il cambiamento il centro destra, che non è mai stato capace di costruire negli anni un’alternativa credibile di governo, mai come ora è inesistente, vaporizzato. Un centro destra così è un danno anche e soprattutto per la maggioranza di governo che senza alcuna alternativa può permettersi, come hanno fatto Richetti e Bonaccini, non solo di non cambiare ma anche di non parlare di programmi e di concentrarsi solo sui nomi e sulla corsa personale corsa al potere dei propri candidati.

 

E’ politicamente grave e preoccupante che il Partito Democratico sia costretto’ a fare tutte le parti in commedia anche quella dell’opposizione.

 

I partiti di centro destra si stanno comportando come se le elezioni non esistessero, vittime del loro immobilismo. Non producono e non esprimono nulla, né nomi, né programmi, né tantomeno ipotesi di coalizione. Immobilismo totale, insomma, che potrebbe favorire un Movimento 5 stelle che pur in calo di appeal e carica iniziale, arriverebbe ad accreditarsi come unica forza di opposizione. Insomma nonostante la tempesta la prospettiva e quella di uno scenario in cui tutto cambia ma alla fine nulla cambia. E questo continuerebbe  sarebbe un danno, per tutti.

 

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