Cosa non si fa, per una manciata di voti

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 Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, con tutti i problemi che ha la città, perde tempo a cambiare il nome di una via. Ed e’ anche pagato.

Se non si conoscessero i reali problemi della bella città di Napoli, camorra, disoccupazione, spazzatura, ecc ecc, non varrebbe la pena di scrivere quest’articolo.  Essendone al corrente, però, ci dobbiamo porre qualche domanda. Che cosa fa l’amministrazione comunale per risolverli? Lavora notte e giorno? L’attuale sindaco della città, tal Luigi De Magistris eletto nel 2011, come si pone di fronte a questa situazione. Ci s’immaginerebbe un uomo che vive dentro Palazzo San Giacomo, giorno e notte, tutto teso a risolvere i problemi sopra esposti. Infatti, ma si sta nella sede comunale per decidere che è giunto il momento di togliere la via dedicata al Re Vittorio Emanuele III. Grande gioia fra le file dei neoborbonici, un po’ meno fra i monarchici pro sabaudi. Solo alcune considerazioni, perché non possiamo fare la storia del Regno di Vittorio Emanuele III. Umberto I, padre di Vittorio Emanuele si recò nella città partenopea duramente colpita dal morbo del colera nel 1884 e fu accolto da una folla entusiasta. Il re visitò ospedali e rioni distribuendo aiuti ai malati e ai bisognosi, dal suo fondo personale. Resta famosa una sua frase detta, prima di partire per la città, declinando l’invito di un sindaco del nord – A Pordenone si fa festa, a Napoli si muore. Io, vado a Napoli -. Un pizzaiolo dedicò alla regina Margherita uno dei piatti gastronomici più famosi nel mondo, la pizza Margherita, basilico (verde), mozzarella (bianca), pomodoro (rosso). Tre colori, come la bandiera nostra. Vittorio Emanuele III nasce a Napoli e il titolo nobiliare, prima di essere il terzo capo di stato dell’Italia Unita, fu quello di principe di Napoli. Vittorio Emanuele a Peschiera, mentre gli alleati premevano perché l’esercito italiano si ritirasse ulteriormente dopo la sconfitta di Caporetto, impose con fermezza (magari lo fosse stato con Badoglio l’8 settembre 1943), che il fiume Piave sarebbe stato la linea difensiva. Durante il referendum monarchia-repubblica, il popolo napoletano scelse a grande maggioranza la monarchia. Ci furono morti (9) e feriti (150), fra i giovani monarchici in via Medina, che protestavano contro i presunti brogli. Per oltre un decennio, la città fu governata dai monarchici di Achille Lauro. Aggiungo che il lascito di Elena d´Aosta (souvenir, ricordi di viaggio, riconoscimenti, fotografie etnologiche africane ecc.) si trova nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Elena è sepolta nella Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio di Napoli insieme alla nuora Anna d’Orléans, moglie di suo figlio primogenito Amedeo, medaglia d’Oro al valor militare. Mi scusi signor Sindaco, ma con tutti i problemi che ha la sua città, lei, non ha altro a cui pensare che cambiare il nome ad una via? Io, se fossi un napoletano, sarei molto preoccupato. Poi, mi permetta di suggerirle un’ultima cosa: essendo la sua una famiglia di magistrati fin dal 1860, forse in casa ha una bandiera con lo stemma sabaudo. Sì, proprio di quella dinastia che adesso lei vuole cancellare dalla toponomastica. Faccia il bel gesto: la restituisca agli eredi, magari al Duca Amedeo d’Aosta.

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