Conviene risparmiare il fiato

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Se il clangore di padelle e coperchi, o le estemporanee esibizioni canore dai balconi, potessero avere effetto, saremmo a buon punto, nel difficile cammino che stiamo, nostro malgrado, percorrendo. Tuttavia, ora, dopo tante settimane, dopo tanti tristi eventi, dopo aver cantato indifferentemente l’Inno di Mameli o Bella ciao, O sole mio o Oh mia bela Madunina, forse ci converrebbe risparmiare il fiato, perché ci servirà, quando potremo riprendere a camminare con un fardello pesantissimo sulle spalle.

 


Forse nei primi giorni, nelle prime  settimane, abbiamo preso quasi con  divertimento sia l’obbligo di  essere confinati in casa, sia  le altre misure restrittive, nella frequenza  delle uscite e nella modalità delle stesse,  muniti di mascherine e guanti. Si sono moltiplicate le iniziative, da tricolori esposti fino alla nausea, non per  questi colori che rispetto e amo sopra ogni altra cosa, ma per il conformismo, per la  banalità di seguire  le indicazioni,  per la mania del momento, così come si fa per l’arcobaleno che campeggia un po’ ovunque. Il Tricolore esibito per moda, per uniformarsi a quello che ci viene  detto, per fare tutti la stessa cosa, per livellarci al pensiero comune, forse lo apprezzo meno. Queste iniziative mi danno l’impressione dei giochini che si escogitano per non far annoiare i bambini chiusi in casa in un giorno di pioggia… per farli stare tranquilli, per non farli pensare, a cosa davvero vorrebbero fare, a dove veramente vorrebbero essere…Ora, con un certo distacco, quasi con fastidio, vedo quotidiane esortazioni a manifestare la solidarietà gli uni con gli altri, con folkloristiche esibizioni. Non ho nulla, beninteso, verso le manifestazioni collettive, di solidarietà, fratellanza, mutuo sostegno, manifestazioni anche canore, tutt’altro… ma, forse per la situazione che non accenna a migliorare, ormai a quasi due mesi dalla chiusura totale, cresce l’insofferenza verso questo ottimismo superficiale e di maniera. Viene voglia di dire, risparmiamo il fiato, invece di cantare perché ce lo impongono, perché…” sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam…” come diceva il compianto Enzo Jannacci. E allora, cantiamo, indifferentemente l’Inno di Mameli o Bella ciao, altri brani famosi e popolari. E, invece, davvero io direi che il fiato dobbiamo risparmiarlo per quello che ci attende, economicamente, socialmente, politicamente…sanitariamente. Tempi probabilmente ancora più duri di questi, il che la dice lunga sulla situazione che dovremo fronteggiare, come singoli e come Nazione.

Credo che manchi, inoltre, la voglia di cantare, a chi ha visto amici, conoscenti o i propri cari … ”andare via” per colpa di questo virus quasi invincibile. Credo che abbiano davvero poca voglia di cantare i tanti piccoli imprenditori, artigiani, negozianti, titolari di Partita Iva, che guardano allo scorrere dei giorni con angoscia e preoccupazione, giorni che volano, avvicinando le scadenze in cui dovranno effettuare pagamenti, senza aver potuto lavorare, senza aver potuto guadagnare.

E, sinceramente, credo che in generale si abbia poca voglia di cantare, vedendo la nostra classe politica spesso navigare a vista, o addirittura andare a tentoni, in una situazione di crisi assoluta, nella quale emergono gli endemici nostri problemi, legati alla gestione della cosa pubblica, alla burocrazia paralizzante, alla corruzione e al cinismo di chi fa affari d’oro mentre altri soffrono o muoiono.

Risparmiamo il fiato, perché ci servirà, dopo, per riprendere a camminare con un fardello pesantissimo sulle spalle.

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

Conviene risparmiare il  fiato

A.D.Z.

Mission impossible: difendere il governo Conte

Nassimo Nardi

Dopo tre mesi di virus emergono tutte le criticità della nazione. Il futuro, se fosse una vignetta, sarebbe quello di una donna turrita che si trascina nel deserto, seguita da iene, sciacalli e avvoltoi.

Emergenza Coronavirus: Sodexo dona oltre 33.000 pasti

Matteo Gavioli

Sono stati ben 33.200 i pasti donati da Sodexo Italia in Lombardia, Piemonte, Veneto, Abruzzo, Campania, Toscana e Lazio, per un totale di oltre 17 tonnellate di derrate alimentari. Un’importante iniziativa solidale che testimonia l’impegno dell’azienda leader nei servizi della qualità della vita in materia di responsabilità sociale a fronte dell’emergenza sanitaria.

Analogie con la peste nera

Eugenio Benetazzo

Proprio come il Coronavirus di Wuhan anche la Peste Nera ha avuto origine e provenienza dall’Asia, più specificatamente nel deserto del Gobi tra Cina e Mongolia. Furono i tartari in quell’epoca a trasformarsi in untori e vettori della pestilenza tra l’Asia e l’Europa.

Sars e Covid-19: un deja vu

Angelo Paratico

Ci si chiede quando potremo riaprire, pur mantenendo un alto livello di protezione individuale, e la mia risposta, nella sua brutale semplicità, è: quando negli ospedali avremo liberi la metà dei letti attrezzati per terapia intensiva.

Fase 2: liberi tutti

Maria Vascon

“Insieme ce la faremo, siamo tutti nella stessa barca” ci rassicurano da Roma. Forse è vero ma una cosa è certa: quando la barca affonderà non ci saranno scialuppe di salvataggio per tutti.

Buona settimana e buona lettura del n. 699 – 389

 

 

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