Conte strizza l’occhio alle banche

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“Una potenza di fuoco mai vista prima”, l’ha definita il premier che per l’occasione ha anche rinunciato all’approccio social. Peccato che a una lettura appena più approfondita appaia chiaro che le “risorse poderose” non siano dello Stato ma delle banche le quali, per regola, il denaro lo prestano ma lo rivogliono anche indietro e con adeguati interessi.


200 miliardi per il mercato interno, altri 200 per l’export e potenziamento del fondo per le PMI. Questi gli stanziamenti previsti, o almeno promessi, dall’ennesimo decreto del presidente del Consiglio e annunciati in pompa magna. “Una potenza di fuoco mai vista prima”, l’ha definita il premier che per l’occasione ha anche rinunciato all’approccio social. Peccato che a una lettura appena più approfondita appaia chiaro che le “risorse poderose” non siano dello Stato ma delle banche le quali, per regola, il denaro lo prestano ma lo rivogliono anche indietro e con adeguati interessi.

Certo bisogna prendere atto, che Conte, o chi per lui, ha scelto le giuste carte, alla fine dei giochi, ricorrendo al golden power, formula economica che permette solo allo Stato di detenere oltre il 3% delle azioni di un’azienda quotata in borsa. Provvedimento che copre tutte le attività, dalla difesa alla cybersicurezza, per blindare il Paese da attacchi esterni volti a speculare sullo stesso approfittando della situazione di crisi.

Ma un altro ostacolo si pone fra la pioggia di denaro e le imprese: le innumerevoli condizioni per l’accesso al credito, talmente vincolanti da rischiare di essere insormontabili per i più, sicuramente per quelle piccole realtà che la crisi sta mordendo con particolare ferocia. Nulla di fatto per le imprese che al 29 febbraio erano iscritte fra le esposizioni deteriorate della banca, per esempio, e tanto meno per quelle che già erano in sofferenza alla fine dello scorso anno.
“Giuseppi” ha definito la Pasqua cristiana “l’arrivo degli Ebrei in Egitto” (sic!), facendo anche confusione fra quella cristiana e quella ebraica: l’auspicio è che gli italiani, per una volta, non siano l’agnello sacrificale.

Certo che più che a Pasqua siamo all’Annunciazione. Non resta che sperare che al momento giusto non arrivino anche i 40 ladroni.

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