Consiglio comunale, alzati e cammina!

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L’evoluzione del governo degli enti locali, che ha avuto al suo apice l’elezione diretta del sindaco, ha fatto una vittima: il consiglio comunale, che non è più l’istituzione centrale di una comunità, ma una fastidiosa appendice alla volontà della maggioranza, una forca caudina da sopportare ed ascoltare soltanto quando strettamente indispensabile.

Del resto, oggi è il candidato sindaco a scegliere le liste che lo sosterranno, mentre un tempo era la lista a scegliere chi dovesse essere il candidato sindaco.

A questo si aggiunga la perdita d’identità politica dei consiglieri, probi cittadini dimentichi di rappresentare i propri elettori, a cui rendere conto e troppo impegnati a rappresentare se stessi.

In più la divisione di ruolo fra politici e tecnici sta legando il Consiglio Comunale a delibere che nascono nelle scrivanie della dirigenza, invece che dalle volontà degli amministratori.

Non sembra mai essere l’ora di allargare il discorso agli obiettivi generali: “Questa sera siamo qua soltanto per decidere questo. O quello. Ci sarà tempo per tornare in Consiglio prima della decisione finale” e quando arriverà sarà troppo tardi, perché molto è già stato approvato prima.

Qualsiasi progetto viene affettato in una serie di decisioni parcellizzate; perfino il bilancio sta diventando la fiera dei numeri e non delle volontà. Non è certo questo il modo per il Consiglio Comunale di svolgere nel modo più efficace il suo compito: fornire indirizzo e controllo politico-amministrativo al comune.

Il Consiglio Comunale può e deve volare più alto delle sue delibere, capace di riunirsi su grandi e piccoli temi, anche con sedute straordinarie aperte, perché abbiamo bisogno di recuperare la visione da cui siamo partiti e l’obiettivo da raggiungere. Nulla impedisce di farlo nemmeno oggi se i consiglieri lo volessero, potendo in un certo numero richiederne la convocazione, ma, come si diceva, sono probi cittadini, non cittadini politici.

Alzati, consiglio comunale… e cammina; la comunità ne ha bisogno. Quando sei riunito lei è riunita nel suo ‘rito’ più importante, il rito della democrazia.

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Una risposta

  1. Nuovo ruolo del consiglio comunale

    Sul tema vi sarebbe da scrivere moltissimo, forse più di un libro.
    V’è da dire che possiamo parlarne con piena cognizione di causa avendo vissuto entrambi, seppur in diversi ruoli, quasi un’intera vita professionale all’interno ed al servizio dell’amministrazione comunale.
    Della mia lunga carriera professionale ricordo però ancora con terrore le lunghe e lunghissime sedute consiliari soprattutto negli ultimi anni di carriera.
    Sì perché,molto spesso nei mesi di luglio od agosto di una delle tante torride estati di quegli anni, caratterizzate dal caldo atroce africano , ero costretto a svolgere il mio ruolo istituzionale in giacca e cravatta mentre tutti gli altri, magari con maniche corte ed infradito, parlavano e straparlavano all’infinito spesso senza mai dare un apporto costruttivo alla discussione.
    Non solo, mentre gli altri erano liberi di muoversi, fumare, andare in toilette per soddisfare bisogni fisiologici, io ero costretto a stare seduto per ore ed ore , dall’inizio alla fine delle seduta, che poteva protrarsi sino alla tarda notte ed in alcuni casi sino all’alba, verbalizzando, prendendo nota dei presenti, spessissimo relazionando o rispondendo a quesiti.
    Una vera tortura insomma , anche perché non c’erano solo i consigli comunali ma anche le sedute di Giunta, quelle di direzione generale, di commissioni di concorso, delle commissioni consiliari, delle riunioni sindacali, dei seminari per amministratori e dipendenti, eccet, con l’unica differenza che nel corso di queste ultime riunioni potevo anche concedermi il lusso di andare in bagno o di prendere un caffè al distributore automatico.
    Giuro che , pur avendo amato la mia professione, in quegli anni l’ho odiata proprio per quel supplizio che mi imponeva il mio ruolo. E più volte ho affermato che , pur avendo raggiunto il massimo possibile di anzianità e vecchiaia ( 42 anni ) , avrei potuto volentieri continuare a lavorare se mi fosse stata risparmiata la tortura dei consigli comunali.
    Non perché negassi l’importanza del consiglio comunale, organo politico più vicino alle istanze dei cittadini, ma perché nel corso degli anni il suo ruolo era enormemente sminuito.
    Sino agli anni novanta nel consiglio comunale si discuteva di tutto, anche della gestione spicciola.
    Poi con la legge 142 del 1990 e via via sino al TUEL 267 del 2000 il Consiglio Comunale divenne organo nel quale si trattavano gli atti più importanti come bilanci previsionali e consuntivi, urbanistica, sindacato ispettivo e poco altro. Gli atti gestionali anche discrezionali diventarono di competenza della dirigenza comunale.Nonostante questo le sedute consiliari, pur diminuite nel numero, diventarono pesantissime. Il consiglio comunale diventò una sorta di palcoscenico nel quale personaggi spesso eccentrici per mettersi in evidenza straparlavano.
    Per questo devo confessare che quando ho svolto le funzioni di segretario generale di Fiorano oltre che di Maranello mi preoccupai di mettere mano al Regolamento del Consiglio nel senso di limitare il numero e la durata degli interventi dei consiglieri .Sì perché a Fiorano, contrariamente a Maranello, alcuni consiglieri di minoranza parlavano un infinito numero di volte togliendo spazio agli altri.
    Devo confessare che lo feci anche per difesa personale perché la vittima degli sproloqui ero io , costretto a fare spesso le ore piccole solo per ascoltare chiacchiere in libertà assolutamente inutili e spesso non attinenti al tema. Il problema per me divenne serio perché dovendo gestire due Comuni, spesso ero costretto a sorbirmi 3 consigli comunali in 4 giorni.
    Mi è successo almeno un paio di volte a fine anno quando ero già ultrasessantenne.
    Con questo non voglio svilire il ruolo del consiglio comunale che invece è importante perché è l’organo più vicino al cittadino.
    Sarebbe auspicabile però che il dibattito consiliare fosse incentrato sugli argomenti in discussione senza divagazioni e senza atteggiamenti istrioneschi od offensivi.
    Occorrerebbero però serietà, esperienza e competenza , doti non sempre riscontrabili tra i consiglieri.
    Sarebbe bellissimo che in tutti i consigli comunali sedessero persone competenti avendo di mira solo l’interesse pubblico generale a prescindere dall’appartenenza politica.
    Ma questa è pura utopia.

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