Compagne di scuola

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""...che cosa faranno, queste violente ragazzine, di qui a qualche anno, una volta cresciute? Scenderanno dall’auto e uccideranno, per lavare l’onta di un sorpasso e del contemporaneo gesto volgare delle corna? Accoltelleranno il tifoso della squadra avversaria?
art. di Maria


 

Ricordo una puntuale annotazione di Luca Goldoni, qualche anno addietro,  sulle foto di classe.

Parlando dei suoi tempi, nostalgicamente diceva che le sue compagne  si dividevano in bellissime, graziose, incolori e decisamente bruttine, mentre le compagne di scuola del figlio, allora adolescente, sembravano tutte appartenenti ad un corpo di ballo, magari senza una componente che si distinguesse particolarmente rispetto alle altre, ma tutte mediamente graziose.

Sicuramente condivisibile dal punto di vista maschile, dal punto di vista femminile, di fronte al moltiplicarsi degli episodi, anche gravissimi, di “bullismo rosa” , mi sento di affermare che  si ha quasi nostalgia del tempo in cui il “bullismo” fra le ragazze si limitava a piccoli sgarbi, a esclusioni dal gruppo… e la concorrenza sleale era solo  quella perpetrata dalla  più “disinvolta”  della classe, quella che, grazie alla sua disponibilità sessuale, cosa inconsueta per l’epoca, monopolizzava le  attenzioni dei maschi della classe, a scapito delle compagne, magari più graziose, ma che, disgraziatamente, avevano qualche principio morale e qualche valore, non  esclusivamente di facciata.

Oggi, con i mutamenti sopravvenuti, assai notevoli, per l’evoluzione, o l’involuzione, dipende dai punti di vista, della morale sessuale, la “disinvolta” della classe ha un sacco di replicanti che si comportano allo stesso suo modo,  pertanto la trasgressione, nonché il modo per eliminare eventuali rivali, ormai passa attraverso quello che viene stucchevolmente definito “bullismo rosa”, che sarebbe più giusto chiamare vera e propria violenza.

Altro che dispettucci fra ragazzine, altro che piccoli sgarbi…ciò che hanno fatto appena qualche giorno fa quattro giovani di Alba[1], aggredendo una loro coetanea, “colpevole” di aver  catturate le attenzioni del  più ambito fra i compagni, è gravissimo.

La loro aggressione ha fatto finire la malcapitata  all’ ospedale , con una distorsione al collo, un labbro malconcio e un’infinità di  graffi e lividi dappertutto. Ci troveremo anche di fronte ad un fenomeno nuovo, ancora da valutare appieno, ma un fenomeno secondo me  di una gravità tale da non dover essere assolutamente sottovalutato, perché destinato alla più pericolosa delle escalation, quella della violenza.

Cosa faranno fra qualche settimana,fra qualche mese? Forse emuleranno i loro compagni maschi, punendo chi non ha passato loro il compito, mettendogli la testa in un water, facendo poi scendere l’acqua, pesteranno ben bene un disabile immortalando le loro imprese con il cellulare e caricandole in Rete, ustioneranno “per divertimento” una bambina di dodici anni con un accendino, come è accaduto a Modena nello scorso mese di febbraio[2] Tutte cose di cui la cronaca ci ha informato.

Ma, soprattutto, che cosa faranno, queste violente ragazzine, di qui a qualche anno,  una volta cresciute?

Scenderanno dall’auto, come accadde negli anni ’60, nelle vicinanze di Stresa,dopo un sorpasso fra un automobilista lombardo e uno ligure,  brandendo  un cacciavite, e uccideranno,  per lavare l’onta  del sorpasso stesso e del contemporaneo  gesto volgare delle corna?

Accoltelleranno il tifoso della squadra avversaria?

Fredderanno l’amico e collega cacciatore dopo una lite per il possesso di una lepre appena abbattuta, come accaduto lo scorso settembre 2009, sul monte Resegone?

Episodi più o meno recenti  di “ordinaria follia” al maschile, quella  della violenza e della sopraffazione nei confronti degli propri simili, quella che fa dimenticare  ogni diritto altrui, ogni regola, ogni scrupolo, ogni ritegno… Violenza che non
ha più connotazione di genere, maschile o femminile,  ma solo bestialità.

Questi sono i ben miseri paradigmi comportamentali ai quali, purtroppo, con il nostro esempio, indirizziamo le giovani generazioni.

Per questo, e non soltanto per la mia attitudine “”a scoprire l’acqua calda””, così spesso soffermo la mia attenzione, e con semplicità parlo ai Lettori, su episodi che mostrano ragazzi e giovani che ancora credono in qualcosa, e verso i quali abbiamo il dovere morale del civismo, della rettitudine, della correttezza, del buon esempio. Per salvaguardarli, per premiarli, per educarli.

“Inutili problemi morali” sono questi… certo, come no.

Ci sono tante cose pratiche più importanti!

Eppure, sempre collegandomi all’acqua calda, affermo che, se  questi inutili problemi morali li considerassimo, invece, fondamento del civile consesso, molti dei nostri infiniti guai non esisterebbero.

Maria

 

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