Commento al decreto semplificazione

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“Una deregolamentazione totale che penalizzerà principalmente i titolari di bar e ristoranti”

 

Oltre al calo comprovato dei consumi, il settore dei pubblici esercizi modenesi rischia ora di trovarsi ulteriormente penalizzato dalla recente introduzione da parte del Governo, del Decreto Semplificazione. “La prospettiva è quella di una deregolamentazione totale dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande anche sul territorio – sottolinea Daniele Cavazza coordinatore provinciale di Fiepet–Confesercenti Modena – e a farne le spese saranno principalmente i titolari di bar e ristoranti. Già costretti  per altro a misurarsi con gli effetti della crisi economica”. 

 “Laddove si prevede che in occasione di sagre ed altre manifestazioni similari la somministrazione temporanea di alimenti e bevande possa essere svolta senza il possesso dei requisiti soggettivi, non solo di quelli professionali che riguardano la preparazione e la manipolazione dei cibi, ma addirittura di quelli morali permettendo, ad esempio, anche a coloro che hanno riportato condanne per frodi alimentari o hanno commesso reati contro l’igiene pubblica, di svolgere tale attività – aggiunge Gianfranco Zinani Presidente di Fiepet-Confesercenti Modena – si espongono i consumatori a rischi veramente seri. Rischi che le normative di settore hanno fortemente cercato di evitare”.

“Senza contare inoltre – fa notare Zinani riferendosi ad un altro punto del decreto semplificazioni – che, andando a modificare il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, si abroga l’attuale norma che impone ai circoli privati di essere in possesso di licenza di pubblica sicurezza per la somministrazione di bevande e alimenti. Apparentemente si sopprime quello che sembrerebbe un inutile onere, in realtà decadono anche regole di sorvegliabilità degli esercizi. Ciò significa, ad esempio, che i circoli privati potranno pubblicizzare la propria attività di somministrazione, che comunque rimane limitata ai soli soci ed il cui servizio non può essere paragonato in termini di qualità a quello dei pubblici esercizi, mediante insegne e cartelli alla stregua di un normale bar. Rischiando così di innescare un’indebita concorrenza nei confronti di baristi e ristoratori che, dal canto loro, esercitano l’attività in maniera professionale e nel rispetto di più onerose norme di carattere amministrativo e fiscale”.

“Con tali decisioni, si viene a creare una disparità assolutamente incomprensibile con la disciplina che regola le imprese del settore della ristorazione, con una ulteriore indubbia penalizzazione delle moltissime imprese che operano stabilmente ed in maniera professionale. Questo provvedimento – conclude Cavazza – assesta un ulteriore duro colpo alla ristorazione intesa anche e soprattutto come un prodotto di eccellenza del sistema turistico di cui tutti si vantano, ma che poi non viene tutelato e valorizzato come meriterebbe. Assolutamente necessario quindi, una modifica sostanziale nel predetto decreto in sede di conversione in legge”.

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