“Come ti liquido la Slepoj !”

Condividi su i tuoi canali:

La prematura scomparsa della psicologa, scrittrice, giornalista Vera Slepoj, ha destato sorpresa e cordoglio ma c’è anche chi l’ha citata solo per il giudizio negativo da lei espresso su Sailor Moon, negli anni Novanta, quando la serie animata giapponese  era trasmessa in TV.  Tutto  questo non è solo riduttivo ma denota ignoranza, superficialità e approssimazione.

In una frase, a mio avviso, usare più di un termine in lingua straniera non è accettabile, anzi è inammissibile. Chiedo scusa, pertanto,  per la frase seguente che ne è infarcita, letteralmente.

Tornando all’argomento, ignoranza, superficialità e approssimazione sono le poco lusinghiere caratteristiche  che connotano certi YouTuber, influencer, podcaster, tiktoker e personaggi  vari che, come funghi, spuntano  in Rete, pubblicano quotidianamente video o brevi filmati detti  shorts, sempre più alla caccia del facile consenso, nonché alla caccia di iscritti, di  abbonati al canale o, almeno di “un caffè” offerto… eufemismo per richiedere  un obolo da parte dei  followers.

Tutte cose che, più o meno condivisibili, non sono, tuttavia, gravi come la predetta grossolanità nei giudizi.

Dopo quest’orgia di parole in salsa anglosassone,  è tassativo usare solo termini in lingua italiana e dico che è davvero ingiusto che la titolare di un canale in Rete abbia liquidato in due parole Vera Slepoj, psicologa, scrittrice, giornalista, venuta a mancare a soli  settant’anni, per un improvviso malore il 21 giugno.  In sostanza, ha detto, oltre alle generalità della scomparsa e, bontà sua, anche i titoli accademici… che era nota per aver  espresso un giudizio negativo su Sailor Moon, negli anni Novanta.

Una simile affermazione meritava un approfondimento… no? Almeno come cronaca, doveva essere circostanziata per non far passare per una ridicola omofoba etc. etc. una professionista di quella  levatura. E, invece, no, in un secco inciso, ha liquidato la Slepoj. Senza contestualizzare le affermazioni,  senza minimamente accennare ad altri  suoi meriti  in ambito professionale… come se in tutta la sua carriera professionale e nella sua vita l’unica nota di rilievo, degna di essere ricordata di lei, fosse stato quell’unico episodio.

Dopo la pubblicazione del predetto breve video, l’acritica massa che evidentemente pende dalle sue labbra,  ha iniziato una ridda di commenti, alcuni cinici, altri gratuitamente offensivi, nei confronti non solo di una persona morta ma, anche e soprattutto, di una persona che neppure conoscevano e che, per sempre, sarà bollata  da un giudizio sommario e gratuito.

Certo, lo sanno anche i sassi, oggi, dato  che sono  trascorsi oltre trent’anni  (e la società è mutata come se ne fossero  trascorsi  almeno cento…) sicuramente la Slepoj avrebbe ponderato e articolato maggiormente il  giudizio, anche perché è decisamente mutato l’atteggiamento di fronte alle tendenze sessuali ed è considerato sicuramente non allarmante per i genitori e, così pure in generale, il problema della fluidità di genere non desta ormai più sorpresa né preoccupazione… Anzi, non fanno  altro che trasmettere il messaggio, cercando di convincerci, in  tutti i modi,   che tutto questo è  normale e che ciascuno può essere quello che vuole, quando gli aggrada.

Negli anni Novanta, invece, a parere della psicologa, l’ambiguità, il mutare di genere, da maschile a femminile, nei vari episodi, dell’eroina, Sailor Moon,  e delle sue  compagne, poteva  creare qualche problema di identità nei bambini. In quel periodo,  la quinta serie di Sailor Moon andava in onda su Rete4 nelle trasmissioni per bambini e ragazzi.

La Slepoj all’epoca era la direttrice dell’Osservatorio sui bambini e la TV ed esprimeva, comunque, non un parere personale campato in aria per l’occasione ma riportava le segnalazioni di alcuni genitori secondo i quali i propri figli maschi, spettatori  appassionati e sicuramente fin troppo assidui di Sailor Moon, si identificavano con la protagonista e volevano essere femmine.

A onor del vero, alcuni  bambini in quegli anni andarono in terapia per questo motivo. Concludendo, in  questa occasione, ad essere presa di mira è Vera Slepoj, nel prossimo  video sarà qualche altro malcapitato, qualche altro  professionista … oppure qualche evento o sarà l’Italia stessa … a cadere sotto la mannaia di chi, attraverso l’etere, col minimo sforzo, raggiunge  e trasmette a tante persone giudizi e concetti sommari, affrettati, assai parziali, se non addirittura errati o in malafede.
E’ il “cialtronismo” imperante… che permette a tante nullità di pontificare nell’etere informatico, all’insegna del pensiero unico al quale è d’obbligo uniformarsi, pena passare per cretini.

[ratings]

Una risposta

  1. Est modus in rebus

    Chissà perché questa riflessione , condivisibile in toto, mi fa pensare ancora una volta al compianto Umberto Eco il quale, nel corso dell’ incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, dopo aver ricevuto dal rettore la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”, poco prima della sua morte affermò ” i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli” .
    Sinceramente non conoscevo la Slepoj e non ricordavo neanche la serie televisiva Sailor Moon andata in onda negli anni novanta.
    Ma ritengo un errore marchiano quello di trinciare giudizi negativi su un personaggio di cui non si condividono le idee , magari perché, in un caso come quello che ci riguarda , abbia espresso parere negativo su una serie TV molto seguita dai ragazzi negli anni novanta solo perché non chiaramente omofoba.
    V’è da dire che oltre 30 anni fa non vi era l’apertura totale all’omosessualità come avviene nell’attualità.Si può dire che non esiste ormai trasmissione televisiva e fiction nella quale non compaia in forma manifesta un personaggio omosessuale, maschile o femminile.
    L’intenzione è quella di non considerare più tabù l’omosessualità e ci può anche stare perché l’essere gay non è una scelta ma uno status.
    Non capisco però alcune manifestazioni come il Gay Pride ( l’Orgoglio gay ) nel quale l’omosessualità diventa una bandiera, addirittura uno status symbol , un titolo di merito di cui vantarsi ed a volta nelle manifestazioni di contorno si va ben oltre il cattivo gusto , ottenendo esattamente l’opposto di quello che si vorrebbe : la presa di distanza della gente benpensante, quella che normalmente viene ritenuta normale perché eterosessuale.
    Dicevano i latini ” in medio stat virtus ” o ” est modus in rebus ” nel senso che bisogna sempre essere equilibrati nei giudizi ed evitare di criminalizzare un personaggio solo per un peccato di leggerezza, commesso in un momento storico in cui spirava ben altra aria nei confronti di coloro che venivano definiti ” diversi ” come è capitato alla Slepoj.
    Da qualche tempo girano in rete alcuni post di un sito definito Grande Cocomero Classic che si autodefinisce antistema e che sistematicamente prende di mira il Papa ed il Capo dello Stato, ma non solo, lanciando accuse infamanti da codice penale .
    Il sito continua imperterrito a diffondere post offensivi senza che FB faccia qualcosa per impedire la pubblicazione di oscenità incredibili.
    E pensare che FB ha addirittura sospeso sin da fine marzo di quest’anno l’account della direttrice responsabile del giornale settimanale online Dabicesidice per generica violazione degli standard del social ( quali ?) dopo aver sanzionato più volte nel passato l’autrice con sospensioni nelle pubblicazioni.
    E pensare che ci troviamo di fronte a persona di grande spessore morale e culturale, estremamente equilibrata ed incapace di pensare o dire malignità contro qualsivoglia persona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Gentilezza mal ripagata

Un gesto  di gentilezza, tenere aperto il portone  d’entrata del palazzo a chi segue … Le persone  educate lo compiono quasi automaticamente, non lascerebbero mai

Olimpiadi ma non in pace

Quando nell’antichità si svolgevano  le Olimpiadi, le guerre erano sospese da una tregua e quando Pierre de Coubertin volle riproporle nel mondo che si avviava