Come Pier delle Vigne, a proposito di Donne

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Ci sono cose in un silenzio...sono parole del testo di una canzone di Mina... Certi scritti sono come spartiti di musica. Occorre, più che saperli leggere, individuare la melodia che racchiudono.Un testo difficile per l'animo maschile.

 Fra le notizie delle quali molto volentieri faremmo a meno, sicuramente ci sono quelle che trattano di gesti estremi, come quello compiuto da una giovane donna di Castenaso, in provincia di Bologna.

Un gesto terribile, uccidere  i suoi due figli, di 5 e 6 anni, per poi  togliersi la vita lanciandosi nel vuoto, dal balcone della sua casa, qualche giorno fa.[1]

Anche se il giornalista cerca di usare sensibilità e rispetto, queste notizie appaiono comunque sempre come delle violazioni, di una dolente intimità, di una malinconica resa, cronaca di sconfitte personali insanabili e vorremmo tutti aver potuto fare qualcosa, prima, per impedire un gesto così definitivo.

A volte non è necessario dire grandi parole. Ad un’amica, ingiustamente accusata, calunniata e diffamata e che, incredula, profondamente delusa e umiliata, voleva emulare Pier delle Vigne[2],  ho suggerito cameratescamente di soprassedere e di fare in modo che la zucca se la sfracelli chi le ha fatto quei gravi torti. Sarà più divertente, le ho detto,  anche perché, prima o poi la vita presenta il conto, a tutti. E se il male fatto agli altri si paga, qualcuno farebbe bene ad accendere un mutuo a nove zeri…

Ho scherzato  con lei, non per sottovalutare, ma per esorcizzare la sua pena, reale e grande, anche se causata da un fatto meschino. Ho scherzato, anche perché la conosco molto  bene e potevo permettermi di farlo.

Ma non sempre è così facile, non sempre è possibile. A volte servono immense risorse di comprensione e di aiuto, anche materiale, non solo morale, perché non si può girare in scherzo il dolore, né si può sottovalutare la profonda solitudine, accompagnata alla disperazione e a tutte le altre  cose che, in un cocktail fatale, hanno portato la giovane madre di Castenaso a quel gesto.

Ora, come accade in questi casi, si frugherà nella sua esistenza, senza rispetto, senza onore, i più benevoli parleranno di depressione e di una difficile separazione  come causa scatenante…ma poi, per sgravarsi la coscienza, il giudizio prevalente sarà frettoloso e sommario, senza pietà. Squilibrio mentale, incapacità di far fronte alle difficoltà della vita, inadeguatezza rispetto all’impegno che la condizione di madre separata chiede.

E poi si pensa ad altro.

Si pensa ad altro, da singoli, e si pensa ad altro come collettività. Si pensa ad organizzare eventi, notti bianche, festival, grigliate, mostre, feste di ogni tipo. Si proteggono gli animali, si difende il verde aggredito dalla pioggia acida e dall’inquinamento, si combatte per far diventare operativa la pillola RU486, si lotta perché si abolisca la caccia, si disprezzano le signore impellicciate, si distribuiscono bottiglie d’acqua negli ingorghi autostradali, si difende il diritto di ogni persona, clandestini in primis, ad avere assistenza, protezione, garanzia di non essere denunciato, ci si incatena ai cancelli dei canili, per impedire uno sfratto, si discute per lo spostamento di un’opera d’arte da una città ad una cittadina.

E mentre questi grandiosi progetti occupano denaro e risorse umane, a certi dolori segreti, alle vite  qualsiasi, spezzate da vicende qualsiasi, come separazioni, divorzi, perdita del lavoro…nessuno pensa. E nessuno,nemmeno gli organi preposti,[3] ne sa nulla, se non dopo il verificarsi di una tragedia, come quella di Castenaso…Si vivono, su binari più o meno ordinati, le proprie piccole vite, incuranti della sofferenza altrui. Se siamo in buona fede perché questa sofferenza  ci è sconosciuta, in quanto ci viene celata con pudore dalle  persone, a volte anziane, a volte ammalate, che non vogliono “disturbare” , che non vogliono opprimere e addolorare persone care e amici e vivono in silenzio ogni loro pena. Oppure,  più probabilmente, perché non ce ne importa granchè, abbiamo già tanti  nostri problemi a cui pensare.

Questo grida vendetta, non soltanto di fronte a Dio, così lontano e silenzioso da apparirci assente, ma grida vendetta di fronte alla nostra coscienza civile, alla nostra collettività, impotente e indegna, incapace di farsi carico dei problemi dei suoi componenti, i cosiddetti “altri”…Almeno di certi altri, meno disposti ad urlare i propri guai, meno disposti  a mettere in piazza le proprie difficoltà, meno prepotenti nell’esigere che la società si occupi di risolvere  al posto loro  ogni cosa. E che, in silenzio, in quel silenzio che assorda e opprime, fa scelte inappellabili ed estreme.

La mamma di Bologna non è salita sul tetto,non si è incatenata, non ha fatto piazzate alle autorità preposte, non le  ha tempestate di richieste, esigendo i diritti per sé e per i suoi figli.

Ma, come non mancherà di far notare qualche anima pia, per quanto in grande difficoltà, ha mancato, perché non ha avuto fiducia,  in sé stessa e in Chi, secondo un proverbio antico, manderebbe “il freddo secondo i panni”.

Comunque sia, i ricordi del passato, l’angoscia del presente, il terrore del futuro hanno fiaccato la sua resistenza, l’hanno piegata e vinta.

Proliferano comitati, enti, gruppi, associazioni varie, con finalità elevate, che investono ogni aspetto e cercano di porre rimedio a ogni problema della società, eppure, quando accadono queste cose,  ci accorgiamo di essere ciechi e sordi, alle quotidiane difficoltà, ai problemi  delle madri e dei padri separati, di chi perde il lavoro, di chi ha un figlio disabile, dei vecchi ammalati o  soli, degli adolescenti fragili e sperduti. La percentuale più alta di suicidi è proprio fra queste persone, messe in vario  modo alla prova dalla vita, e sconfitte.

Ma ad essere sconfitti, di fronte a questi eventi, siamo  tutti noi.

 

[1]   http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Dramma-a-Bologna-madre-uccide-i-suoi-due-bambini-a-coltellate-e-poi-si-suicida_3807524182.html

[2]   Pier della Vigna(o Delle Vigne) è noto soprattutto per essere citato nella Divina Commedia precisamente nel XIII canto dell’Inferno. Dante Alighieri, ponendolo nella selva dei suicidi, lo assolve dall’accusa di aver tradito l’imperatore.«  L’animo mio, per disdegnoso gusto,credendo con morir fuggir disdegno,

ingiusto fece me contra me giusto. »  (Dante Alighieri, Inferno XIII, 70-72)

[3] Come ha dichiarato il vicesindaco di Castenaso con delega ai Servizi sociali Andrea Biagi, “”è stata una separazione molto difficile, alcune persone che la conoscevano ci hanno parlato di una donna in stato di profondissima depressione””. “”Noi non abbiamo mai conosciuto la signora – ha spiegato all’Adnkronos – ma avevamo ricevuto la richiesta di aiuto per la casa che ci è giunta dal marito. Ora tutti ci stiamo facendo delle domande su come sia stato possibile che non siano traspariti dei segnali. Siamo costernati””.

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