Come allora, peggio di allora!

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Perché si è verificato l’ultimo incidente lungo Corso Italia e quali provvedimenti si possono assumere per evitarli in futuro?

Era il 26 giugno 2003 quando la quindicenne Stefania Fruni venne investita e uccisa su quest’arteria, ieri sera è toccato ad Elena G. di origini Moldave. Ad ucciderla è un giovane maleducato risultato poi positivo all’etilometro con un tasso superiore a 2g/l che procedeva ad alta velocità.

Elena, emigrata per motivi di lavoro, lascia due figlie completamente sole e senza sostentamento: il padre morì lo scorso anno in Moldavia a seguito di un incidente stradale.  

Elena non ha parenti in Italia, quindi non vi è nessuno che possa esercitare i diritti che le spettano come persona offesa dal reato: non può nominare un legale di fiducia, non può chiedere una perizia sul mezzo incidentato (peraltro non sotto sequestro), la salma non può rientrare al paese di origine: verrà depositata in una cella refrigerata finché qualcuno non si presenterà a richiederla.

Siamo nel pieno di una guerra civile che ogni settimana ci costringe a fare i conti con la nostra coscienza: tutte  queste vite distrutte sulle strade rappresentano un peso insostenibile.

Siamo convinti che educare, prevenire, sia certamente utile alla causa, ma di fronte all’ultimo bollettino “”di guerra””, bisogna affiancare a queste politiche anche il pugno ferro.

La vita umana è il bene più prezioso e quella che si perde per un incidente sulla strada non può essere ricondotta ad una semplice questione assicurativa.

Quello che serve ora  è un forte messaggio a livello culturale per modificare anzitutto i comportamenti di chi si mette alla guida di un veicolo: guidare è una responsabilità.

Alcool e velocità, un’accoppiata troppo frequente e sopratutto pessimamente contrastata.

Ci saremmo aspettati già da anni un serio, sistematico ed efficace sistema di controlli che  raggiungesse il trasgressore nel 30/50% dei casi, non nello zero virgola… ma oggi la situazione è questa:

la polizia municipale è da anni sotto organico, la stradale pure, l’arma sulle strade non la si vede cosi come la finanza.

Il presidente della provincia di Modena di si rifiuta di adeguare l’organico del corpo di polizia provinciale e di istituire un nucleo con compiti di vigilanza stradale come deliberato all’unanimità nel consiglio provinciale dell’undici maggio 2005.

In compenso si concedono autorizzazioni alle varie feste della birra, si tollerano situazioni come quelle di via Gallucci ed anzi si sostiene siano un bene per la collettività.

In queste condizioni ci chiediamo come si possa seriamente pensare di contrastare questa carneficina.

La situazione è sotto agli occhi di tutti e nessuno se ne vergogna, pattuglie ferme per controlli non se ne vedono ma i risultati si vedono benissimo e ci chiediamo pure se non sarebbe il caso di prevedere sanzioni da applicare in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo anche nei confronti delle diverse amministrazioni.

Vogliamo anche dire che il reato colposo non è un reato di serie “B”, ma è un reato gravissimo del quale chi lo compie è pienamente responsabile, unitamente alle istituzioni che non mettono in campo adeguati interventi di prevenzione.Non si tratta solo di salvare vite, ma anche di evitare lesioni spesso irrecuperabili: per ogni morto ci sono tre invalidi permanenti, oltre ai feriti, ai costi materiali, a quelli sociali e ad insopportabili costi familiari e personal

A quattro anni dal decreto prefettizio (19/6/2003) col quale si erano individuati i tratti ove poter istallare strumenti automatici per il rilevamento di infrazioni in tema di velocità e sorpasso, a Modena e provincia di questi strumenti non ne è stato installato nemmeno uno. 

L’associazione, ritenendo che nessuna singola morte sulle nostre strade sia giustificata e che pertantol’obiettivo a lunga scadenza debba essere che nessun cittadino muoia o rimanga gravemente feritonel sistema dei trasporti stradali si chiede come mai ancora si tergiversa, si guadagna tempo e… si muore.

Sul tema dell’alcool ci aspettiamo un intervento fin da ora anche da parte della  magistratura applicando alla lettera l’articolo 321 del codice di procedura penale: «Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le sue conseguenze, o agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il gip dispone il sequestro con decreto motivato» essendo  sufficiente, dice la Cassazione, l’esistenza di un nesso strumentale tra la responsabilità della persona e la possibilità che questa perpetui il reato attraverso l’auto; Dunque perché non applicarlo, visto che le statistiche parlano chiaro e sono un lungo elenco di morti a causa di chi alza troppo il gomito?

Vorremmo, così, dire anche ai magistrati che la superficialità non paga, anzi rende la giustizia corresponsabile del mantenimento della strage,e chiediamo che utilizzino il loro potere discrezionale non per  sottovalutare la gravità del reato e la personalità del reo, ma per rispondere alle istanze di verità e di giustizia dei cittadini offesi dal reato!

La sensazione è che paghiamo i frutti di una cultura della tolleranza: addirittura nel linguaggio si fatica a pronunciare la parola repressione. La prima educazione è il rispetto della legalità, il cui declino purtroppo si vede di più su ciò che accade in strada. Spesso gli autori di sinistri gravi vengono puniti con quattro mesi di reclusione con la condizionale: in questo modo non si aiuta il responsabile a percepire la gravità di ciò che ha fatto. Lo spregio della vita umana va perseguito con l’educazione ma anche con una adeguata repressione assieme alle forze dell’ordine. Torniamo ad auspicare che il disprezzo delle regole sia punito: lo facciamo ogni giorno. Ora è tempo di agire di conseguenza perché tollerando tutto si finirà con lo scardinare le regole della convivenza civile

 

Per l’Associazione Italiana Familiari  e Vittime della strada-Onlus

   

 

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