Colori della città – un mese dopo

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E’ un peccato che – nonostante i vari progetti presentati – la zona sia tutt’ora ricettacolo di sbandati e denoti un’alta concentrazione di componenti pericolose: droga, emarginazione, spaccio, presenza di rifiuti tossici, abbandono, degrado.(art. di C.V.

 

Non è passato che un mese e mezzo dal precedente scritto che parlava della zona Ex Fonderie di Modena.

Non sono un architetto, nemmeno un geometra, non ho le basi fondamentali di urbanistica e mi reputo assai ignorante in materia, nonostante mi piacerebbe acquisire gli strumenti per valutare con maggiore obiettività un edificio e riuscire con sicurezza e cognizione di causa ad enunciare le principali caratteristiche.

Purtroppo i miei studi in merito si fermano alle scuole medie e mi spiace davvero che chi ne sa più di me non si sia adoperato sino ad oggi per chiarire alcuni pregi e i molti difetti delle novelle costruzioni che stanno alimentando le polemiche sui quotidiani locali tra l’Amministrazione comunale (Ass. Sitta) e i vari comitati ecologisti, SEL, ecc.

E’ un peccato che – nonostante i vari progetti presentati – la zona sopra richiamata sia tutt’ora ricettacolo di sbandati e denoti un’alta concentrazione di componenti pericolose: droga, emarginazione, spaccio, presenza di rifiuti tossici, abbandono, degrado.(1)

L’aver portato la sede della Croce Rossa presso il palazzo Rnord, il portierato sociale praticamente nullo, la “non” presenza dei vigili urbani sempre lì, l’utilizzo di soldi pubblici per una TV condominiale rende l’idea di quanto poco pensiero si siano dati i nostri amministratori locali.

Si pensi che solo ora dopo anni e anni di lamentele e soprattutto di denunce si stanno riparando i vari crateri lungo la viabilità modenese. Ci si è forse resi finalmente conto che riparare e rendere più agevole un tratto stradale è meno oneroso che rimborsare un danno a persona o a cosa oltre alle spese legali?

Con la speranza che il torpore delle nebbie novembrine venga diradato da qualcosa di meglio e di nuovo. Ma soprattutto di utile per Modena.

C.V.

© Riproduzione Riservata

 

 

(1)

 

Pagina 16 – Cronaca

 

Ex Fonderie tra degrado e senzatetto

 

La recinzione forzata in via Santa Caterina, l’edificio danneggiato in molti punti e i giacigli di barboni e tossicomani

 


di Marco Amendola C’è vita alle ex Fonderie. Quella di chi vive ai margini della società, senza fissa dimora e con problemi di tossicodipendenza. Sollecitati dal nostro lettore della Gazzetta residente in zona, siamo tornati a vedere a che punto sono i lavori sullo stabile. Una situazione di estremo degrado dove basta scavalcare il cancello, o entrare dal recinto da via Santa Caterina, per immergersi in un’altra realtà, tra lastroni di amianto, bivacchi, siringhe e fondi di lattina per scaldare eroina. Sulla facciata storica dell’edificio si nota il telone usato per il progetto partecipativo, voluto dall’ex assessore Francesco Frieri, e oggi derubricato dal Comune per problemi di budget e finanziamenti. Camminiamo lungo il perimetro, tra arbusti e fango, fino a raggiungere quello che doveva essere il parcheggio dell’Asl, inutilizzato e fermo anche questo. Qui si attraversa una delle grandi porte del capannone, e si presenta un panorama desolante, con il tetto sfondato in alcune zone, lastre di Eternit cadute a terra, contenitori con residui di carotaggi e biancheria intima gettata sul suolo. L’amianto sul tetto è ancora al suo posto, gli interventi di recupero promessi da Simona Arletti, assessore all’ambiente, devono ancora partire. Si cammina con attenzione, il pericolo è alto, ma basta poco per rendersi conto che in realtà tutto lo stabile è lottizzato, diviso in settori, con la zona notte, l’area “del buco” e i servizi igienici. Il tetto c’è, anche se in amianto e pericolante, mentre per il freddo basta accendere un fuoco. In lontananza ecco una persona nascosta tra le piante, intenta a riscaldarsi e incurante della nostra presenza. Passano pochi minuti e nel cortile interno delle ex Fonderie si incrocia un ragazzo di colore, con piumino e zaino, che dice di vivere e dormire dentro l’edificio. Pochi passi, si cambia scena e si arriva alla zona notte. Ed ecco una scena dignitosa e curata, una sistemazione provvisoria con due materassi, un comodino e una scopa di paglia per pulire intorno. Un arredamento essenziale. Forse il giaciglio è di un lavoratore irregolare, ma sono solo supposizioni. Il giro continua, tra degrado, murales, scritte in italiano e in arabo. Il piano terra della facciata è invece usato come bagno pubblico. Il suono della città è fuori, lontano, e così arriviamo alla “zona del buco” con decine di siringhe per terra e fondi di lattina utilizzati da poco. Ogni ora è buona per venire qua dentro, specialmente di notte. “Fate presto!”: così titolava il Sole 24 Ore sulla crisi di governo. Un titolo che ben si adatta anche alle ex Fonderie.

 

 

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