Cittadinanza: destra e sinistra

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Sulle vette l'aria è migliore di quella respirata nella palude della quotidianità e poter parlare, oltre che di crisi, porcellum e Ruby varie, anche di Politica e dei principi che regolano la vita di tutti noi, è respirare aria puraart. del Sen. Paolo Danieli

Abituati a parlare di crisi, porcellum e Ruby varie, avere l’occasione di parlare di Politica e dei principi che regolano la vita di tutti noi è respirare aria pura. Sulle vette l’aria è migliore di quella respirata nella palude della quotidianità. Così il dibattito che si è aperto dopo l’improvvida esternazione del ministro all’integrazione in favore dello ius soli, permette di tornare a confrontarsi su questioni di principio che rimarcano i confini fra le diverse concezioni del mondo, dell’uomo e della storia espresse dalla destra e dalla sinistra.

Certo, in balia del declino le differenze scompaiono ed emergono, fra destra e sinistra, i punti d’incontro dettati dall’onestà intellettuale e dalla comune analisi delle cause della crisi del sistema capitalista. Tanto da rendere possibili nuove sintesi. Ma quando poi si va al dunque, quando si arriva alle scelte che derivano dalle diverse visioni del mondo, ecco allora riemergere la sostanziale differenza.

Differenza che si manifesta anche nella diversa posizione sulla cittadinanza: per la destra fondata sullo ius sanguinis,per la sinistra sullo ius soli. Per la destra attestato di una comunanza genetica e culturale, per la sinistra fatto burocratico che deriva dall’essere nati in uno stato piuttosto che in un altro. Per la destra diritto fondato sull’uomo, per la sinistra sul suolo, sulla terra. Per la destra un cinese che nasce in Italia è un cinese e il figlio di una coppia di italiani nato in Congo è italiano. Per la sinistra l’uno è italiano e l’altro congolese. La destra considera l’uomo in continuità con le generazioni che l’hanno preceduto e quelle che lo seguiranno, con tutte le implicazioni, in termini  di responsabilità, per ciò che concerne la conservazione del patrimonio culturale, ambientale ed economico che si trova a gestire nell’arco della vita. La sinistra lo concepisce come individuo collocato più che altro nel presente, figlio non della propria stirpe, ma del proprio tempo e dell’ambiente.

  

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