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“Di inutile c’è solo l’arroganza leghista”

 

Circoscrizioni

I capigruppo Pd dei quattro Consigli di circoscrizione rispondono al consigliere leghista Stefano Bellei che aveva parlato di circoscrizioni inutili e senza poteri. Ecco di seguito la nota congiunta sottoscritta da Irene Guadagnini, Gianni Tosi, Simone Pietro Montanari e Corrado Cananiello.

 

«Le circoscrizioni sono utili, fondamentali in questi tempi di crisi della democrazia e della partecipazione. Inutile è invece l’arroganza del consigliere leghista Stefano Bellei che ancora una volta parla di cose che non conosce. Ad esempio, quando sostiene che le circoscrizioni non hanno un reale potere decisionale. Non sa che a Modena (caso quasi unico fuori dai grandi municipi) le circoscrizioni quel potere ce l’hanno e lo esercitano per interventi di riqualificazione urbana e sicurezza. Possono disporre di oltre 700 mila euro l’anno con i quali, ad esempio, hanno deciso di riqualificare piazzale Riccò, via della Cella, Windsor Park e molte altre zone della città.

Quanto alle sovvenzioni per iniziative sono discusse da consiglieri eletti dalla gente: non si chiama burocrazia, si chiama democrazia. Ogni consigliere può decidere se votarle o no, o modificarle e fermarle anche prima, in commissione. E se fa delle cose che non piacciono o non rappresentano il desiderio del territorio, dopo 5 anni va a casa: si chiama democrazia anche questa. Resta sottinteso che l’efficacia dei consigli di circoscrizione dipende in larga parte dall’impegno e dalla responsabilità dei singoli consiglieri.

Ma di cosa parliamo in realtà? Spesso di contributi di pochi euro che però diventano un volano per il territorio: l’iniziativa in una piazza o in un parco può evitare di dover spendere domani migliaia di euro per una pattuglia di vigili in più, per un intervento sociale. Può generare persino opportunità economiche: ci sono feste ed eventi che le circoscrizioni promuovono, davvero con pochi spiccioli, che rappresentano un’occasione per operatori economici, commercianti e artigiani (ad es. i mercati in via Piave o alla festa di Modena celtica e romana al parco Ferrari, con decine di piccoli artigiani).

Perché dunque vedere un contributo dato a un’associazione come un delitto? Dietro quelle associazioni ci sono decine e centinaia di aderenti, di normali cittadini che hanno a cuore un pezzo di territorio, un problema di prevenzione e salute, un tema culturale, uno sport. Ditelo a loro che sono cose inutili, che la loro passione e il loro impegno non vale nulla, e quei 2 o 300 euro sono buttati via!

Queste polemiche sono la riprova che la destra non capisce nulla di questa città: la governerebbe come si governa una caserma. Questa è Modena, città di volontari, di gente che si dà da fare, mai ferma, che si auto-organizza. Il Comune, attraverso le Circoscrizioni, dà solo un piccolo aiuto perché tutto questo sia ancora possibile. Ma ancora per poco, tanto il governo le circoscrizioni le ha già abolite per Legge. Tra 3 anni non ci saranno più, quindi di cosa stiamo parlando? Parliamo del fatto che, purtroppo, perderemo un altro pezzo di democrazia in questo paese. Il pezzo meno visibile, più fragile, sicuramente meno altisonante. Forse proprio per questo uno dei più preziosi».

 

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Fattore famiglia

 

Il consigliere comunale Stefano Prampolini del Pd ritiene che le proposte avanzate dal Forum delle Associazioni familiari di Milano in tema di welfare possano essere compatibili con quelle del Partito democratico, incentrate su bonus e detrazioni fiscali. Ecco, in proposito, una sua nota

 

«Si è appena chiuso a Milano il Forum Nazionale della Associazioni Familiari. In un paese che spende solo 1,3 per cento del Pil in politiche familiari (peggio di noi solo la Spagna e Grecia, secondo i dati Ocse) i risultati sono sotto gli occhi di tutti: famiglie sempre più piccole e vecchie (55,4 per cento le famiglie composte da uno o due componenti; 36,5 per cento quelle con anziani di 65 anni e più; 28 per cento quelle con minori); donne sempre più in difficoltà e prime vittime della crisi economica (perché su di loro cade la maggior parte del carico di cura familiare); unioni tradizionali in calo e separazioni in aumento.

E’ ora di cambiare passo. Aiutare le famiglie con specifiche misure senza by-passare il criterio costituzionale della progressività e senza generare effetti distorsivi deve essere l’obiettivo di un moderno sistema di sostegno alle famiglie. Il “Fattore Famiglia”, proposto a Milano, ancora non definito nei dettagli, sembra essere (anche a detta di studiosi da sempre contrari alla vecchia proposta del “Quoziente Familiare”) un interessante strumento che potrebbe soddisfare le diverse necessità di dare sostegno alla famiglia senza alterare il sistema attualmente in vigore su base individuale. La proposta è una novità che deve vedere un approfondimento per la verifica della potenziale promettente interazione con le proposte nazionali del Partito democratico, incentrate su bonus e detrazioni.

Non meno importante sarebbe fare un’analisi degli effetti potenziali sul nostro sistema di welfare locale perché molti elementi portano a pensare che il “Fattore Famiglia” potrebbe avere un effetto di potenziamento a favore delle donne da sempre, come sappiamo, impegnate sui fronti della cura dei coniugi, dei figli, degli anziani non-autosufficienti e del lavoro. Avere l’obiettivo di portare a percepire più di un reddito, facilitando il lavoro delle donne, vuol dire avere l’obiettivo di avere meno poveri perché sappiamo che il rischio di povertà è più basso se c’è più di un reddito.In un paese in cui la famiglia ha dignità costituzionale pensare a nuovi sistemi di sostegno di questo nucleo sociale fondamentale sarebbe un elemento che ci avvicinerebbe ai più avanzati paesi europei».

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