Cinque mosse da leader

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Giorgia Meloni ha una grande opportunità: riuscire a fare quello che la sinistra al caviale
non è mai riuscita a fare. Ovvero una seria legge sull’immigrazione che dia una bella regolata
ad un problema che, diventato cronico, sta incartando su sé stessa la Repubblica.

Per uscire dallo stallo dell’immigrazione clandestina, La destra italiana ha la possibilità storica di varare una nuova legge (l’ultima risale a vent’anni fa ed è stata superata dagli eventi) che dia più sicurezza agli Italiani di nascita, ma anche che dia più chance ai cittadini stranieri qui residenti, ai loro figli, e renda l’Italia un Paese più civile dove vivere. Soltanto la destra ha il controllo dell’emotività degli Italiani; soltanto la destra ha la possibilità di varare norme non ideologiche, moderne, di buon senso. Per fare questo, Giorgia Meloni non deve chiedere scusa a nessuno, ma soltanto guardare cosa è realmente più conveniente per l’Italia.

In questi giorni, L’Adige ha pubblicato sul tema immigrazione più editoriali provenienti da posizioni politiche diversificate. Il tema è di stringente attualità, ed è strategico per l’avvenire del Paese.

Partiamo da un po’ di numeri: in Italia vivono 59 milioni di persone, di queste 5,2 non sono nate qui ma qui sono arrivate in mille modi. Un residente su dieci non è italiano di nascita, ma per scelta o casualità di vita. Di questi 5,2 milioni ogni anno circa 130mila vengono naturalizzati.  Numeri in linea coi maggiori Paesi europei. Delle prime cinque comunità straniere residenti in Italia, tre sono europee (Romania, Albania e Ucraina), con 1,7 milioni di persone, contro le 758mila che appartengono invece a due comunità non europee:  Marocco e Cina. Da gennaio ad oggi sono entrati nel Paese 92mila immigrati irregolari, richiedenti asilo e migranti economici. Si aggiungono ad altri 20mila “residuali” dal 2021 che portano a 114mila gli immigrati irregolari gestiti dalla rete italiana di assistenza. Dei 92mila irregolari ben 11mila sono minorenni non accompagnati e ben 36mila sono egiziani o tunisini, cittadini di paesi stranieri che non sono in guerra. Anzi, dei 92mila irregolari soltanto 7mila siriani, 6mila afgani, 2mila iraniani e 2mila eritrei possono dirsi alla ricerca di asilo. E quindi di 92mila, soltanto verso 2mila  – gli Eritrei – l’Italia ha un debito reale collegato al suo passato coloniale.   

Cosa potrebbe fare il governo di destra?

Primo. Potrebbe intanto aggiornare la Bossi-Fini che risale al 2002 e prevedere un nuovo meccanismo di ingressi agevolati per lavoratori sulla base delle richieste che il mondo del lavoro avanza grazie ad un meccanismo abbastanza semplice di domanda-offerta. Basta una App, fatta bene. Un visto per lavoro a tempo determinato o indeterminato, sulla base del contratto ottenuto in Italia, che metterebbe in sicurezza il lavoratore straniero e l’impresa italiana chiamata non soltanto ad applicare contratti regolari ma anche a favorire l’inserimento del lavoratore nel tessuto sociale (abitazione, scuole ecc). L’Italia potrebbe anche prevedere percorsi agevolati per determinate figure specializzate e/o porre clausole di preferenza ad esempio verso i Paesi ex colonie italiane o per rispettare le attuali rappresentanze della comunità straniera in Italia.

Secondo. Possibilità di ricongiungimenti familiari per questi lavoratori: difficile fare cazzate in giro se a casa hai tua moglie che ti aspetta col mattarello in mano. Vorrebbe dire creare una cornice di tranquillità e di sicurezza per le comunità locali, creare indotto, utilizzare e pagare servizi pubblici.

Terzo. Mettere mano alle norme di cittadinanza. 130mila regolarizzazioni su 5,2 milioni di stranieri sembra un dato oggettivamente basso. Vuol dire, ad esempio, che l’Italia non ha attrattività, che non è vista come possibile scelta di vita e questo vuol dire che sprechiamo soldi per fornire servizi a chi non vuole restare qui. Ma ci sono più di un milione di ragazzi che vivono coi nostri figli, giocano con loro in palestra, siedono negli stessi banchi di scuola e che parlano l’italiano come prima lingua. Dare loro la cittadinanza significherebbe toglierli dal radicalismo religioso, dalla tirannide familiare, dalle leggi tribali…pensate alle centinaia di migliaia di ragazze che vivono nelle famiglie dell’islam più radicale che potrebbero costruirsi in totale libertà il loro futuro. Se la destra è libertà prima di tutto, come ha detto nel suo discorso d’inizio legislatura Giorgia Meloni, dare la libertà garantita dal passaporto Italiano ad un milione di ragazzi nati in Italia non dovrebbe rappresentare un pericolo, un problema, ma un’opportunità.

Quarto. Una normativa moderna potrebbe mettere mano ai bisogni urgenti del Paese  aprendo un dialogo vero con le comunità della diaspora italiana nel mondo. Ci sono milioni di persone che per ius sanguinis possono diventare cittadini italiani. Qualcuno ha provato a chiedere loro se vogliono fare un’esperienza professionale, e magari di vita, nella loro Patria ancestrale?

Quinto. L’Europa: da Tallin (speriamo quanto prima da Kiev) a Finisterre siamo un unico spazio legale. L’Italia è una delle mete più richieste nel mondo. Cosa ci vuole a verificare con gli Stati partner se ci sono persone e famiglie interessate a  vivere ed a lavorare qui?

Tutto questo fa esplodere i costi del welfare? No, un sistema regolato evita per sua natura lo sfruttamento (con l’evasione fiscale e contributiva annessa), la nascita di baraccopoli dove mantenere l’ordine pubblico e la sanità pubblica è un costo importante, il pagamento delle  tante cooperative che prestano servizi di accoglienza (comprese quelle che fanno diventare più ricchi alcuni italiani e i migranti ancora più poveri), i costi stessi della sicurezza ecc ecc.

Tutto questo sarebbe lassismo e cedimento agli scafisti? No, perché obbligherebbe più soggetti a muoversi all’interno di un quadro normativo certo, tagliando il business agli schiavisti. Inoltre, se la Bossi Fini si avviò con una sanatoria per gli irregolari di allora (erano in larga parte badanti dell’Est) nulla vieta alla nuova normativa di applicare con rigore i respingimenti: egiziani e tunisini di filato a casa, ad esempio, mentre chi è ha già lavoro non fa le traversate del Mediterraneo  e chi ha diritto all’asilo può  trovare canali protetti di arrivo tramite la rete delle nostre ambasciate.

Tutto questo renderà l’Italia meno italiana? Meno bianca e meno cristiana? Se queste sono le paure soltanto una legge pragmatica, fatta da un governo autorevole, di patrioti, aiuterebbe a rasserenare il clima e il sentimento degli Italiani che soltanto la sinistra delle ZTL riesce a dipingere come razzista…

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