Cinque anni in vacanza, la vita che cambia

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Calano a Roma gli eletti. Ci sono facce nuove, ma tanti volti di professionisti della politica con molti mandati sulle spalle, per non parlare dell’età anagrafica che supera abbondantemente l’età pensionabile della legge Fornero.

 


Veramente, il titolo dovrebbe essere: una vita in vacanza. Divertente canzonetta presentata a San Remo che, però, non cambi la sostanza perché fra gli eletti a questa tornata elettorale ci sono persone che, in effetti, sono da una vita a spasso per i corridoi di Palazzo Madama e Montecitorio. Non è un titolo irrispettoso ma visto i precedenti è lecito dubitare fin da subito. Certo, e mi auguro che fra le 945 persone elette nelle due assemblee legislative, le mele marce possono essere solo una sparuta minoranza. A scanso d’equivoci, per mela marcia, intendo non solo chi commette un reato, ma anche quelli che con la loro, vogliamo definirla indifferenza (ma si potrebbe chiamare assenteismo), non svolgono il ruolo per cui sono stati eletti. Non solo, ma che abbandonano il territorio di provenienza pensando che il lavoro scarso di quattro giorni di permanenza a Roma possa valere il lauto stipendio e altri benefici che la Repubblica assegnano loro. Altra riflessione che mi sovviene è quella lapalissiana che in televisione si vedono sempre i soliti volti noti. Ne paghiamo 945 ma se ne vedono si è no una ventina (ma sono tanti), per partito o movimento. D’accordo, ci sono delle regole che vanno rispettate, ma una breve apparizione in Tv non si dovrebbe negare a nessuno, anche per la gioia della famiglia dell’eletto. Infatti, quest’ultima attende il suo rientro, dopo quella faticosa settimana (scarsa), e se si fanno vedere in televisione, fanno la loro felicità (la nonna che dice al piccolo – Guarda il nonno che sta lavorando per te-, anche se sarebbe migliore dicesse per l’Italia). Sono impertinente, lo so, ma realista. Altra riflessione è quella per cui i candidati si vedono solo quando c’è da chiedere il voto, non per loro, ma per il simbolo. Sì, perché il perverso sistema elettorale che ci accompagna già da molte legislature è quello per cui non puoi scegliere chi mandare a governarci (non sono neanche un entusiasta del sistema uninominale). Il tutto resta in mano alle segreterie dei partiti che impongono il beniamino di turno e in uno slancio di benevolenza inseriscono anche brave persone. Qualcuno pensa che in questo modo si eviti di eleggere candidati collusi con la malavita. Sarà, ma a questo punto mi viene un sospetto: che Stato abbiamo? Chiudo questa prima parte dell’articolo domandandomi se persone che hanno superato abbondantemente l’età pensionabile, pre e post riforma Fornero, si siano fatte eleggere per il nostro benessere. Come spesso mi capita, cito la frase del film W word zeta – se nove uomini su dieci concordano sulla stessa cosa, il decimo uomo ha il compito d’investigare per trovare gli errori degli altri.

Termino con una riflessione sulla sicurezza. Spesso sul grande schermo, ma anche sui giornali, i politici e altre persone si accapigliano sulla sicurezza. In breve le due opposte teorie sono semplici. Una dice: se tu mi aggredisci in casa mia, io reagisco e ti sparo, e nessuno mi deve giudicare. L’altra dice: non siamo nel far west, mettiamo dei sistemi d’allarme e delle telecamere. Mi soffermo sulla seconda. Non bastano tasse e gabelle varie, si aggiunge un altro costo per la famiglia per la quale gli stipendi sono sempre gli stessi. Il costo di un impianto decente di antifurto andrebbe a decurtare ancora di più la cifra a disposizione di un nucleo familiare per mangiare una pizza, o un giorno di vacanza, o un capo d’abbigliamento. Se non ricordo male, questi complicati macchinari anti intrusione, erano riservati alle classi più agiate che, visti i patrimoni che dovevano difendere, erano i principali bersagli di tale reato. Ora, per salvare la catenina del battesimo, la medaglietta della nonna, ma soprattutto la propria persona e la devastazione dell’appartamento che in molti casi è ancora più deleteria del furto, devono blindarci. La cronaca ci riporta quotidianamente che a fare questi crimini sono bande di predatori in transumanza dai paesi dell’est che vengono a compiere i loro misfatti nel nostro paese, in molti casi attratti dal fatto che da noi rischiano molto meno e spesso non fanno un giorno di galera. Ora, se nel caso di richiedenti asili e profughi vari, provenienti dalle coste dell’Africa, c’è il problema dell’identificazione, con quelli provenienti dai balcanici, non ci dovrebbe essere, visto che la maggioranza degli stati fa parte dell’UE, o sta per entrare. Purtroppo, spesso, civiltà e democrazia non vanno d’accordo con la giustizia, e aggiungo il buon senso.

 

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