Ciao, Maestro Ferruccio!

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Maestro d'arte, con la M maiuscola,  importantissimo il suo contributo nelle scuole e con le scuole, d'ogni ordine e grado. Era anche mastro, sempre con le mani in pasta, perché pensare e fare, fra le nostre genti, è un unico ritmo della vita, scandito da infiniti 'battere' e mai di 'levare'. 

 


Ferruccio Giuliani ora può riposare in pace, dopo troppa sofferenza per sè e per i suoi cari. Fra i tanti doverosi motivi per ricordarlo e onorarne l’impegno a favore degli altri, io credo che rimarrà insostituibile la sua attività didattica per diffondere fra i ragazzi del distretto la cultura della ceramica, come manufatto industriale, come creazione artigianale e come opera d’arte. Ha donato la sua competenza e l’ha fatta fruttare.
Ha voluto educare i giovani a trattare la terra e a cuocerla come espressione di se stessi e non soltanto come fatica quotidiana, mettendo in essa un po’ della propria anima. Insegnava ad alitare nell’argilla e quell’alito lui individuava nei duemila presepi raccolti, nei quali il piccolo capolavoro convive con il kitsch, perché l’importante, più che la perfezione stilistica, era evidenziare la mano umana e i materiali usati nel raccontare uno dei grandi misteri della vita, l’arrivo di Dio fra noi. 
Ferruccio è stato Maestro d’arte, con la M maiuscola e importantissimo il suo contributo nelle scuole e con le scuole, d’ogni ordine e grado. Era anche mastro, sempre con le mani in pasta, perché pensare e fare, fra le nostre genti, è un unico ritmo della vita, scandito da infiniti ‘battere’ e mai di ‘levare’. 
Ciao, Ferruccio!

Ti penserò entrando nelle scuole dove sono le opere da te realizzate con i ragazzi, o sul muro del cimitero di Spezzano o nella fontana del Parco XXV Aprile. E ti ricorderò con piacere.

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