Ci servirebbe un vaccino contro l’influenza (dei media)

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I media stanno smettendo di proporre la verità con quel ruolo che io definisco ‘educante’, non per portarci in una direzione determinata ma per illuminare le cose che ci circondano,  preferendo buttarsi a capofitto, chi più chi meno, su ciò che la gente vuole sentirsi dire e su ciò che fa clamore. Si rincorre l’eclatante di quell’istante, senza un prima e senza un dopo, dando ad ogni voce, autorevole o meno, un volume ed uno spazio legato solo alla sua capacità di colpire e non alla sua verità.

 


Fino a ieri l’altro nessuno voleva AstraZeneca e il web vibrava con le angosciate domande degli internauti: “Ma perché dovrei farmi vaccinare con un vaccino che nel 40% dei casi non funziona?”

Due mesi fa, un sondaggio spiegava come il 70,8% degli Italiani ritenesse Astrazeneca non sicuro né efficace; dubbi alimentati anche anche siti di dubbia serietà. Voxmews, il 14 aprile, intitolava :”Draghi ammette che Astrazeneca non è sicuro: cancellato dal piano vaccini 2022”, raccogliendo questo pacato commento contro chi proponeva quel vaccino: “Criminali, assassini, partigiani!!!! Banditi rossi genocidi!!!! Canaglie comuniste vi finisse il cianuro nel vino!!! Merde del 25 aprile, traditori della patria, venduti figli di puttana!!!”, Ovviamente non cancellato dagli amministratori del sito perché la libertà di pensiero va difesa, seppure si fatichi a trovare il pensiero. Evidentemente un caso estremo, ma significativo del livello di acredine, odio, ansietà che caratterizza il clima sociale.

Ora leggo di un vero e proprio assalto agli studi medici tedeschi per farsi vaccinare con AstraZeneca, tanto che in Germania rischiano di non averne abbastanza, perché oggi non fa più paura: “Tutto esaurito agli open day: un passo verso la libertà’” titola il Corriere.

I media stanno smettendo di proporre la verità con quel ruolo che io definisco ‘educante’, non per portarci in una direzione determinata ma per illuminare le cose che ci circondano,  preferendo buttarsi a capofitto, chi più chi meno, su ciò che la gente vuole sentirsi dire e su ciò che fa clamore. Si rincorre l’eclatante di quell’istante, senza un prima e senza un dopo, dando ad ogni voce, autorevole o meno, un volume ed uno spazio legato solo alla sua capacità di colpire e non alla sua verità.

Se poi una notizia, vera o falsa, s’impone per attualità e capacità di fare presa sul pubblico, diventa un tormentone ripetuto ovunque, un coro ininterrotto al quale è difficile resistere,

Frastornati dal numero di notizie d’ogni giorno, con pochi aiuti a decifrare quelle autorevoli dalle bufale e dal chiacchiericcio, finiamo per essere trasportati sull’onda dell’emotività passando da un’indignazione all’altra e da un entusiasmo all’altro.

Servirebbe un vaccini contro l’influenza dei media; ma non ce ne sarebbe bisogno se dessimo ascolto ad Umberto Eco quando sosteneva che i media non creano, ma coltivano e promuovono e gratificano l’imbecillità, perché fa vendere e fa votare. Oggi non ci sono più editori e giornalisti a svolgere il ruolo di setaccio; stanno riducendosi a portamicrofoni e a imprenditori, cosa assai diversa dall’essere editori.

I media non sono ‘il male’, però hanno bisogno di vaccini, di iniezioni di intelligenza. Si cercano infermieri che ogni giorno iniettino il vaccino.

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