Chiare e fresche dolci acque…

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Era una calda estate, ed io ero a letto con una febbre alta che mi costringeva a trascorrere una notte insonne. La terapia del tempo per questi casi di alta temperatura corporea consisteva tra l’altro nel proibito bere e stare ben coperti. L’unica possibilità concessa era il tenere le finestre aperte. che mi permettevano così di ascoltare tutti i suoni della notte senza perderne alcuno.

Abitando in aperta campagna si udiva un po’ di tutto.

I nottambuli che in bicicletta rincasavano fischiando o cantando, forse per vincere la paura del buio; i richiami degli uccelli notturni, ma più di tutti gli zampilli e lo scroscio d’acqua che si provenivano dal giardino sottostante.

Erano tempi nei quali l’acqua fuoriusciva in abbondanza spontaneamente sia da una fontana nel mezzo del giardino come dal fondo di una vasca dentro la quali tutti andavano ad attingere per i molteplici usi quotidiani.

Quel rumore d’acqua zampillante per me tormentato da arsura era un contributo ad appesantire una indesiderata insonnia, mentre solitamente rappresentava un gradevole risuono sia per il buon giorno che per la buona notte. Infatti era piacevole, ammirare, intingere, dissetarsi, giocare con quelle “ pure, fresche, dolci acque”.

Quella notte sognavo immersioni e il mio continuo abbeverarmi….un sogno e un tormento che, come  registro oggi, si è impresso in modo indelebile nel libro dei miei ricordi.

Poi una grande industria di trasformazione di prodotti alimentari aprì i battenti con la sua necessaria grande sete: questa abbassò bruscamente le falde acquifere e come se fosse piombato un malevolo sortilegio, improvvisamente i pozzi cessarono la loro attività.

 

Sento dire e leggo da più parti che l’acqua, bene primario per la nostra sopravvivenza, cominci a scarseggiare e tra i rimedi da adottare si stia studiando la necessità di imporre tasse adeguate sul suo consumo e nuove forme per un suo recupero.

Stiamo distruggendo anche i nostri bene primari con incosciente indifferenza. Valuto che è del tutto secondario disquisire sulle responsabilità e domandarsi se è più un grido d’allarme che dobbiamo lanciare ai giovani o sono i giovani che saranno costretti a porre rimedio a questa pesante eredità che lasciamo loro.

Bei tempi quando l’acqua era ancora uno spontaneo e limpido bene della natura, prima della nostra scelta di sporcarla e renderla imbevibile…..

Donato Angelini

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