Chi trova un’associazione trova un tesoro

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Le associazioni sono intorno a noi, come gli alberi, come l’acqua, come la Natura e come
la Natura rischiamo di darle per scontate, ma in realtà ogni giorno migliaia di persone in
Italia rinnovano il loro impegno e dedicano il loro tempo per gli altri, vicini o lontani che
siano. Aiutiamoli. Ci chiedono poco, un poco di noi

Anche quest’anno mi arrampicherò a Barigazzo, nei giorni di Ferragosto, per partecipare alla 36° Festa dei Lamponi, organizzata da Hewo e ospitata negli spazi de La Sorgente.

E’ l’occasione per un po’ di fresco nell’alta montagna modenese, (Barigazzo è a 1200 metri sul livello del mare, la più alta parrocchia della diocesi. Più vicina al paradiso?)

E’ una festa speciale per me, perché organizzata da amici, alcuni dei quali prematuramente andati avanti, come Ermes Ruggi, a cui devo molto di quel poco di buono che ho. E’ speciale perché c’è festa vera, mangiando i prodotti dell’Appennino, serviti da un nugolo di ragazzi ed ex ragazzi, con i tavoli sparecchiati da bambini che diventeranno ragazzi, in semplicità e, uso una parola giù di moda, in letizia.

Si sta un po’ stretti, schiena a schiena, talvolta c’è da aspettare per sedere e per essere serviti, la festa è tutta lì, in quei tavoli, ma poi quasi tutti ritornano perché si respira un’aria speciale: di umanità, di amicizia e di solidarietà.  Tutto il ricavato, ma proprio tutto, infatti sarà devoluto a sostegno dei progetti a favore degli ammalati di lebbra, tbc e hiv-aids delle comunità Hewo di Garbo e Makallè in Etiopia, composte da ex ammalati che gestiscono ambulatori, ospedali, scuole, laboratori e coltivazioni agricole rivolte alle fasce più povere della popolazione. Lo fanno in una situazione resa impossibile per la guerra, il covid, la carestia, il mancato arrivo dei cereali dall’Ucraina, senza stipendio da un anno.

Mangi un borlengo e ti ringraziano dall’Africa.

Bella la Festa dei Lamponi, un’isola che emerge cinque giorni all’anno, ma tutti gli altri 360 opera sotto’acqua, nel silenzio. Non è l’unica isola; appartiene a quel grande arcipelago, così forte in Emilia-Romagna, di volontariato senza il quale ci sogneremmo la qualità di vita che abbiamo e tante persone del terzo mondo faticherebbero a sopravvivere.

Più sono piccole, meno spendono in gestione e più fondi raccolti servono allo scopo. Non fanno campagne televisive, sono spesso emarginate dai bandi pubblici perché non hanno strutture adeguate per nuotare nella burocrazia. Eppure sono gioielli di efficienza; nulla va perduto.

Le associazioni sono intorno a noi, come gli alberi, come l’acqua, come la natura e come la natura rischiamo di darle per scontate, ma in realtà ogni giorno migliaia di persone in Italia rinnovano il loro impegno e dedicano il loro tempo per gli altri, vicini o lontani che siano.

Aiutiamoli. Ci chiedono poco, un poco di noi; quelli dell’Hewo di prenderci una serata appenninica, casomai scoprendo i segreti della terra con i famosi fuochi di Barigazzo o, ancora più prezioso, provare l’ebbrezza di un brivido di fresco, gustando un borlengo o un ciaccio, o un gelato al lampone. Solidarietà mia fatti capanna.

Vai a Barigazzo e conosci l’Hewo, potresti diventarne amico.

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