Chi resiste e chi desiste

Condividi su i tuoi canali:

None

La presidenza provinciale dell’’Anpi di Modena torna ad opporsi al riconoscimento della qualifica di “”militari belligeranti”” a quanti prestarono servizio militare nell’ esercito dell’ RSI. il prossimo 16 gennaio il Senato sarà chiamato a votare sulla proposta di legge inerente, la n°2244. dopo 60 anni siamo ancora a discutere, ai massimi livelli, tra chi sbagliò in buona fede e chi no, tra chi vuole modificare la storia e i soliti noti che l’hanno scritta,  tra chi è depositario dei valori della nostra costituzione e chi tornò ad allearsi con l’invasore nazista. la memoria deve resistere, con diritto, al trascorrere del tempo. ma a volte sembra distratta, lacunosa, al punto che pochi, tra i “”sinceri democratici”” citati dall’associazione ricordano altri mancati riconoscimenti nei riguardi di combattenti, dimenticati questi solo perchè non inerpicati, a quei tempi, lungo i fianchi delle italiche montagne. ve li voglio rammentare io, quei trentamila, e come furono trattati al ritorno: senza la gloria e gli onori concessi ai resistenti, e per di più derubati in patria.  Durante l’ultimo conflitto mondiale, circa 32.700 militari italiani fatti prigionieri di guerra in africa, tra i circa 50mila deportati negli usa, accettarono liberamente di collaborare con il governo degli stati uniti, lavorando nelle officine militari con la stessa paga dei soldati americani. a questi collaboratori veniva anticipato un terzo della paga per le loro spese personali con la promessa che, a guerra  finita, sarebbero stati saldati della somma rimanente. lavorarono per oltre due anni e poi, a guerra finita, furono rimpatriati in Italia. il governo degli Usa, con regolare trattato firmato il 14 gennaio 1949, riconobbe il lavoro svolto dai collaboratori e consegnò al ministro del tesoro italiano Giuseppe Pella, tramite l’ambasciatore americano James Dunn, la considerevole cifra ( a quei tempi! ) di 26 milioni e 382mila dollari (oggi quanti milioni di euro sarebbero?) da distribuire ai “”collaboratori””, tramite un elenco nominativo con relative quote in allegato. la storia racconta che il governo italiano non pagò, in quanto altre “”priorità nazionali”” dovevano essere pianificate, procastinando sine die il pagamento dovuto, e dichiarando inoltre, parecchi anni dopo, che quell’elenco era andato smarrito. se il buongiorno si vede dal mattino, questa Repubblica democratica mosse così i primi passi derubando i suoi cittadini..alcuni reduci allora, tra cui l’ufficiale Ferruccio Umeck di Trieste, si recarono appositamente negli Usa presso gli archivi del tesoro e riportarono in patria, all’attenzione delle autorità competenti, una copia conforme di quell’elenco.  Nel frattempo però il governo aveva invitato i reduci “”interessati”” a presentare domanda con relativa domanda di rimborso: per le difficoltà incontrate, solo 8mila vennero

 accettate. ma non era finita: una commissione di controllo del Ministero della difesa analizzò le 8 mila richieste e ne ritenne valide solo 80 ! ottanta su oltre 32mila che inizialmente ne avevano diritto! dopo 60 anni e varie ricerche (l’ultima ci è costata

 700euro), a mio suocero, ex sergente Lei Gualtiero classe 1918, ancora vivente, è arrivata una lettera del Ministero della difesa che precisa quanto segue: lei è stato “”liquidato”” dagli americani all’atto del rimpatrio con 52 dollari e 55 cents e null’altro gli è perciò dovuto. La somma  pari a 26.382.241 dollari e 3 cents è stata utilizzata per liquidare i crediti residuali di quei prigionieri che non erano stati retribuiti o retribuiti solo parzialmente. La lettera del Ministero continua così (sic!): i pagamenti relativi a detti crediti, per un numero complessivo di 67.896 beneficiari, risultano annotati nel libro bianco che il ministero della difesa all’epoca presentò al parlamento. Come potete leggere, i beneficiati (ma quando??) erano già più che raddoppiati, rispetto agli iniziali 32.700 collaboratori aventi diritto: uno scherzo se paragonati all’effettivo numero di partigiani che lievitò dopo la liberazione: da circa 60mila a 240mila. mio suocero si era arreso finora solo una volta: in guerra agli americani, che lo trattarono bene, racconta. ma ora è un vecchio stanco, quasi cieco. Gli hanno mentito, come a tutti quei militari a cui sottrassero la paga degli alleati, ritenendola forse la coda del piano Marshall, e non vedrà mai la verità alla fine di questa brutta storia italiana. a meno che, tra una protesta e una celebrazione, non riesca a fare chiarezza su questa vicenda l’Anpi, che annovera tra le sue fila storici, padri fondatori della patria, parlamentari, senatori e presidenti della repubblica. sergente Lei , coraggio, in fondo è la speranza l’ultima a morire!

 

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Corso per Clown Dottori

Si parte a ottobre, ma gli incontri di presentazione del corso sono previsti il 6 e il 10 settembre L’associazione Dìmondi Clown organizza, a partire