Chi lo dice lo  è cento  volte più di me

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Nella gara di “salto in basso”  nella quale gli esponenti politici sembrano essere instancabilmente impegnati,  guidano la classifica, almeno per ora, Vincenzo De Luca e Giorgia Meloni. Il primo, apostrofando con un volgare epiteto la seconda che, in modo altrettanto inelegante, all’occasione propizia, ha fatto riferimento all’episodio.

Il Presidente della Campania, come testimonia un video visto, persino nei notiziari, innumerevoli volte, con  arrogante rozzezza esortava  la Premier a lavorare, indirizzandole  un volgare epiteto… per rafforzare il concetto, immagino.

Incurante della caduta di stile, totalmente irrispettoso del ruolo istituzionale ricoperto dalla persona che insultava, meschinamente soddisfatto nell’appioppare un simile insulto a una donna, Vincenzo De Luca  sperava nell’oblio o, comunque,   nell’impunità.

Forte di questo, come se niente fosse, era, giustamente, data la carica di Presidente della Regione Campania,  in prima fila, per omaggiare la Presidente del Consiglio, arrivata a Caivano per  l’inaugurazione dell’ex Centro sportivo “Delphinia”.  Esso, un tempo tristemente noto per essere uno dei simboli del degrado della cittadina, dopo l’intervento del Governo, è ora totalmente rinnovato e sarà gestito da “Sport e salute”, la società dello Stato che si occupa dello sviluppo dello Sport in Italia e dalle “Fiamme Oro”, il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Legalità, sport, decoro… un sogno, rispetto alla situazione precedente, che vedeva quel luogo teatro di illegalità e  violenze di ogni genere, persino lo stupro sistematico di bambine. Un orrore che l’impegno del Governo e del mitico parroco Don Patriciello, sempre in prima linea, in tutti i sensi, nel denunciare  e combattere il degrado, coraggiosamente sfidando anche il potere della malavita.

Tornando alla cerimonia, come già detto, probabilmente, il Presidente De Luca  pensava che, qualche settimana dopo il fattaccio,  tutto  fosse ormai  dimenticato.

Mal gliene incolse.

 Ormai le cronache l’hanno declinato in ogni angolazione, amplificato e ripetuto con immenso sollazzo… ma la Meloni, tutt’altro che dimentica dell’epiteto ricevuto,   ha salutato  il Governatore  De Luca  presentandosi  come “quella str… della Meloni”. L’ espressione del malcapitato  che ha persino bofonchiato qualche parola di  benvenuto, è impagabile.
Ma, a parte un momentaneo divertimento, nonché qualche “ben gli sta” che  è salito spontaneo alle labbra di molti, quello  che rimane è un senso di nausea e di profonda amarezza.

Sono questi, i politici ai quali diamo  il nostro voto e, con esso, deleghiamo a scegliere per noi? Sono questi i politici che ci rappresentano, che agiscono  nel nostro interesse, che regolamentano con le leggi ogni settore della nostra società? Sono questi i politici che dovrebbero agire per il bene superiore,  mettendo in secondo piano rivalità, beghe personali, ripicche?

Essere offesi non fa piacere a nessuno, in particolare quando  si sta cercando di fare il proprio dovere meglio possibile. Ma questo, benché io comprenda l’amarezza della Premier Meloni, non me la fa assolvere.

Entrambi hanno perso un’occasione preziosa, un’occasione che ormai non si ripresenterà mai più.
Vincenzo De Luca poteva, per una volta, almeno,  ricordarsi della galanteria partenopea  e chiedere scusa. Bastava dire : Presidente Meloni, grato di questo incontro,  colgo l’occasione per scusarmi di una mia imperdonabile caduta di stile nei suoi  confronti. Spero che si possa lavorare insieme per il bene comune.”
Altresì, la Meloni avrebbe potuto dare un leggendario schiaffo morale a De Luca, salutandolo  con un compassato : ”Spero che, impegnandomi  fortemente in iniziative  come queste, io possa farle mutare il  giudizio  tutt’altro che lusinghiero che ha di me” .

Oppure, poteva rispondere come si faceva da bambini  quando qualcuno ci offendeva: ”Chi lo dice lo è cento  volte più di me”

Forse persino de Luca avrebbe capito e avrebbe sorriso.

Invece… stiamo già assistendo all’incancrenirsi di questo battibecco volgare, giorno dopo  giorno , dichiarazione dopo  dichiarazione, con i protagonisti, ormai, entrambi  colpevoli.

Poi fanno il pianto greco  se i cittadini sono disamorati della politica e vanno a spasso anziché a votare!

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Una risposta

  1. Le phisique du role

    O tempora o mores !Avrebbe detto Cicerone.
    Antefatto :   durante una visita a Caivano, la premier Meloni ha lanciato una frecciata sorprendente al governatore della Campania, esordendo con un saluto tagliente: “Salve, sono quella str…. della Meloni. Come sta, Presidente De Luca?”.
    De Luca non ha tardato a rispondere con il suo tipico sarcasmo: “Ho visto che la Meloni ci ha tenuto a comunicare la sua nuova e vera identità e noi non possiamo che concordare ovviamente”, ha dichiarato il presidente della Regione Campania. Ho pensato che  sia l’una che l’altro non hanno le phisique du role, ovvero la consapevolezza di rivestire  ruoli istituzionali di primaria importanza.
    Si ha la sensazione di assistere a scaramucce tra bambini delle materne o delle scuole primarie.O peggio ad uno scambio di invettive tra due avventori di un bar di periferia a tarda notte  in preda ai fumi dell’alcool.
    Si suol dire à la guerre comme à la guerre intendendo dire   che ogni situazione va accettata per ciò che essa è, e che bisogna accontentarsi delle risorse che sono offerte dalle circostanze, ovvero di quello che passa il convento in quel momento storico.
    Ebbene la classe politica italiana , a parte i politici di spicco che , dopo la caduta del fascismo e l’avvento della repubblica,  nata dalle macerie della peggiore monarchia dell’occidente, furono capaci di dare vita ad una delle costituzioni più pregevoli tra i Paesi del vecchio continente, dagli anni settanta in poi non ha fatto altro che peggiorare.
    Penso che tutto sia cominciato una trentina di anni fa  quando furono spazzati via dalla giustizia i vecchi partiti e le connesse ideologie perché tutti i leader politici dell’epoca rubavano allegramente senza pudore eccependo come alibi il ” così fan tutti “.
    Il guaio è che dalle ceneri della tanto deprecata partitocrazia, iniziata con il compromesso storico e proseguito con il craxismo, nacque una maniera di fare politica peggiore di quella precedente.
    E ci siamo beccati il ventennio berlusconiano secondo per nefandezze solo al primo .
    Sepolto il berlusconismo da sentenze di condanne, scandali e diaspore, ci siamo beccati governi tecnici e di larghe intese che hanno cercato di frenare la deriva politica del Paese al fine di recuperare un minimo di credibilità a livello europeo.
    Quando sembrava che fosse tornato il buonsenso ed avviato il faticoso cammino verso il risanamento e la ricrescita economica del Paese ecco irrompere sulla scena politica del paese il movimento partorito dalle meningi dell’ex comico genovese, ideatore della decrescita felice ( per gli altri )..
    Nel marzo del 2018 il M5S, autoproclamatosi movimento del cambiamento, incredibilmente trionfò alle elezioni politiche ottenendo un terzo dei suffragi e diventando il partito di maggioranza relativa.
    Quelle elezioni ci regalarono un governo gialloverde e poi un governo giallorosso , grazie alla spregiudicatezza di Di Maio , capace di passare in un amen da un forno all’altro per trovare un alleato politico che gli consentisse di governare e di partorire il demenziale e diseducativo Reddito di Cittadinanza, grazie al quale aveva trionfato elettoralmente qualche tempo prima.
    La deriva politica, inaugurata con il craxismo e continuata con il berlusconismo, è proseguita trascinando l’Italia all’ultimo gradino tra i partner europei scavalcando persino, Grecia, Cipro e Portogallo per quanto attiene a tutti parametri economici ( PIL. debito pubblico, occupazione eccet ).
    Abbiamo avuto quindi  il  governo Conte 1 ed anche  il Conte 2 ,  inconcludente, incapace di assumere una decisione che è una, composto da temerari, arroganti ed incompetenti .

    Non entro nel merito dei goffi tentantivi del PD, ( rectius : quel che rimane ) in continua crisi di identità , che cerca di uscire dal lungo ed inarrestabile declino attraverso le scissioni ( ultime quelle di Renzi e Calenda ) dimenticando che solo nel Vangelo vi fu la moltiplicazione dei pani e dei pesci .
    Alla fine dei giochi come era facilmente prevedibile un anno e mezzo fa ineluttabilmente arrivò la destra al potere ed una donna come premier che, non avendo la bacchetta magica , non poteva risollevare le sorti dell’Italia in un amen .
    Risultato: ad oggi il debito pubblico si approssima ai 3 mila miliardi di euro portando l’Italia sull’orlo del default .
    Per quanto attiene poi a De Luca  ho sempre detto, pur essendo campano di nascita, che i politici espressi dalla mia regione sono stati da sempre la palla di piombo al piede frenando lo sviluppo della Campania e dell’intero Sud.
    Siamo passati da Ciriaco De Mita a Bassolino, da Iervolino a Mastella per non  parlare di altri che hanno affossato le speranze di riscatto della Regione Campania.
    De Luca sta operando più o meno come gli altri non discostandosi dal loro pressappochismo.
    Ha però una rozzezza comportamentale davvero irritante .

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