Chi ha paura del cambiamento non può essere la sinistra…

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Giulio Guerzoni, segretario dei giovani Ds di Modena. Con lui facciamo il punto sulla politica nascente, sulle idee che prendono forma tra i giovani iscritti, considerati il futuro della classe dirigente

Guerzoni, i Ds di Modena hanno già intrapreso, con l’elezione di Bonaccini quale segretario provinciale, la strada del ringiovanimento. Ma sotto c’è una base nascente che porta linfa vitale al partito. Quali sono i compiti di un responsabile come te?

 

Condivido prima di tutto la lettura del ringiovanimento evidente della classe dirigente dei Ds Modenesi. Bonaccini, Francesco Ori segretario di Modena, Davide Dalle Ave segretario di Carpi rappresentano un cambiamento vero, un cambiamento generazionale basato però su capacità politiche e doti umane delle singole persone. Tra l’altro, tutti quelli che ho appena citato provengono da una esperienza politica forte in Sinistra Giovanile, dimostrazione che, almeno nella provincia di Modena, l’organizzazione giovanile del partito rappresenta un soggetto serio e attivo, capace di incidere costruttivamente sulla formazione politica delle ragazze e dei ragazzi.

Personalmente quindi, mi sento di dire che i miei compiti di Segretario cittadino partono proprio da ciò che la Sg ha sempre rappresentato nella nostra realtà. Il nostro lavoro quotidiano è un misto di politica, comunicazione e organizzazione. Ogni settimana, quasi ogni giorno, si discute e si decide che cosa si può fare per la comunità in cui viviamo. Una volta può essere un semplice volantino, un’altra un’iniziativa politica, un’altra ancora una festa o un concerto. Tutto ciò che è politica e fa bene a noi e a chi ci sta intorno rientra nell’agenda della Sinistra Giovanile.

Questo è il bello delle organizzazioni politiche giovanili le quali, a differenza dei partiti, possono permettersi di non badare troppo al numero dei tesserati, all’arruolamento dei militanti o al consenso degli elettori. Il lavoro sui contenuti, su ciò che realmente si può realizzare rappresenta la molla che spinge tutti i ragazzi e le ragazze a fare volontariato politico, senza prendere un centesimo e sacrificando il proprio tempo libero.

 

I Ds restano il primo partito modenese, a volte sono finiti nell’occhio del ciclone per alcune scelte poco condivise dalla città. La lettura è: “sbagliare è umano” oppure “chi non fa non sbaglia”.

 

Penso che entrambe le frasi contengano una parte di verità, anche se sono sempre più convinto che l’assioma dell’immobilismo sia il vero problema di chi è chiamato a governare oggi in Italia. Dal governo nazionale, fino alla più piccola delle circoscrizioni, purtroppo, si è costretti troppe volte a governare la cosa pubblica con il fine del consenso elettorale. Governare invece vuol dire prendere scelte difficili per il bene globale. Le istituzioni devono lavorare per tutti, contrastando l’egoismo e gli interessi di parte. Io condivido molto un ragionamento del Sindaco di Roma Walter Veltroni, il quale, più volte ha sostenuto che nell’azione amministrativa locale il centro-sinistra deve sempre seguire alcune indirizzi di metodo:  andare contro la logica del “non nel mio giardino”; aumentare la consapevolezza dei cittadini di non essere dei singoli in competizione, bensì di far parte di una comunità; dialogare il più possibile dentro e fuori le istituzioni, ma decidere sempre per il bene della maggioranza.

 

Politica nazionale. Il Governo di centrosinistra è inciampato una volta, poi il senso di responsabilità ha avuto la meglio sulle diatribe interne. Può, secondo te, ricompattarsi definitivamente oppure la fiammella della crisi non è sopita?

 

Purtroppo i numeri in Parlamento sono quelli che sono perciò il rischio di qualche altro inciampo al Senato è possibile. Su questo tema mi vengono in mente due considerazioni tra loro connesse: la pessima legge elettorale fatta dal centro-destra per complicare la vita all’Unione e gli innegabili problemi politici determinati della maggioranza determinati dalla eccessiva frammentazione politica. Se infatti è vero che la legge elettorale, definita “porcata” dall’ex ministro leghista Calderoli, rappresenta il vero problema da risolvere, è altrettanto vero che vi sono dei problemi di convergenza politica tra i 13 partiti che oggi formano l’Unione. In queste condizioni non si può governare e cambiare l’Italia poiché le scelte difficili vivono di unità politica e non di insicurezza.

Se non si cambiano le regole del gioco e se non si mette un freno alla frammentazione politica, il Governo Prodi sarà, purtroppo, sempre sospeso su un filo.

 

Si continua a parlare di partito democratico, la stragrande maggioranza dei Ds è d’accordo, come lo è anche parte della Margherita. Però continuano gli incontro ma il futuro è ancora molto nebuloso. Un giovane come vede il futuro: giusto avviarsi verso un bipartitismo oppure meglio preservare le singole identità dei partiti?

 

Il Partito Democratico serve all’Italia e serve al suo sistema politico. Le identità dei partiti sono troppo spesso fraintese con le forme organizzative che un determinato paniere di idee e di valori assume per essere portato avanti. La sinistra italiana è sempre in cambiamento e lo è sempre stata anche quando non cambiava il proprio simbolo. Il PCI cambiava al suo interno, il PDS e i Ds sono tappe di un viaggio che dovrà inevitabilmente concludersi nel Partito Democratico, un partito nuovo, un partito specchio del 21 secolo che non deve copiare nul
la delle forme organizzative del 900. Certo questo passaggio andrà fatto con calma e con le dovute forme, ma è necessario intraprendere questo percorso. Solo con il PD sarà possibile portare in questo secolo quei valori che da sempre fanno parte del DNA della sinistra italiana. Chi ha paura del cambiamento non deve e non può essere la sinistra…

 

Prodi non è immortale. Prima o poi dovrà abdicare. Avete già pensato al futuro? Sarà finalmente possibile trovare un leader nel centrosinistra che fondi le proprie radici in un partito e non che sia l’espressione di una scelta mediata da tutte le forze in campo?

 

Il toto nomi non mi appassiona, ma è inevitabile. Io vedo due soluzioni per il futuro. La prima pesca nella classe dirigente che attualmente è al governo. Le persone che stimo di più sono Massimo D’Alema e Walter Veltroni, così diversi, ma così ugualmente capaci di parlare a tutti gli italiani. La seconda soluzione è quella di un salto generazionale forte che vada a pescare tra i 30-40 enni, la primissima generazione italiana che è cresciuta in Europa.

 

Si discute tanto di nuova legge elettorale. Come la vorresti personalmente? Hanno ragione di continuare ad esistere i piccoli partiti, che spesso sono quelli che aprono le crisi, oppure si deve andare verso schieramenti consolidati che rappresentano la stragrande maggioranza degli italiani?

 

Prima di discutere sulla forma della legge elettorale, è necessario stabilire tre principi. La nuova legge dovrà essere condivisa da tutti, ridare la possibilità di scelta dei candidati al cittadino e consentire la governabilità a chi vince. Detto questo io credo che il maggioritario, magari supportato da un doppio turno, sia la strada migliore per perseguire  questi obiettivi. Ho qualche perplessità invece su una visione bipolare-bipartitica. L’Italia non è uno stato federale come gli USA e ritengo che sarebbe una forzatura copiare ed incollare sul nostro paese quel tipo di democrazia.

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