Chi ha fatto l’ inchino alla mafia?

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Infuria la polemica dopo le parole dell’On. Giovanni Donzelli sulla visita di quattro onorevoli
del PD che hanno incontrato l’anarchico Cospito, in sciopero della fame perché vuole che
venga annullata la detenzione a 41bis.

Il Parlamento si prepara, pressoché all’unanimità, ad approvare la legge che istituisce la Commissione Antimafia. Una risposta unita da parte dello Stato con l’impegno a non abbassare l’attenzione contro la criminalità organizzata. Un  risultato positivo soprattutto per la Meloni e la maggioranza, dimostrando capacità di unire e non di contrapporre.

Invece Giovanni Donzelli, a cui bisognerebbe spiegare che adesso non è più all’opposizione, se ne esce con un attacco al Pd, mettendo in dubbio che stia con la mafia perché quattro onorevoli hanno incontrato l’anarchico Cospito, in sciopero della fame perché vuole che venga annullata la detenzione a 41bis.

Risultato ottenuto da Donzelli? La lotta alla mafia passa in secondo piano, così come passa in secondo piano il viaggio della Meloni e viene invece rilanciata la battaglia di Cospito, regalandogli tanta pubblicità gratuita e contribuendo così a muovere le acque e le azioni degli anarchici.

Inevitabile la dura risposta del Pd: “Le parole di Donzelli sono inaccettabili, gravissime e hanno contenuto e carattere di rilevanza penale e poiché è coordinatore di Fdi e vicepresidente del Copasir ci chiediamo se questa è la posizione della presidente del consiglio Meloni, se lo è, è gravissimo perché lede l’unità sulla lotta alla mafia che deve trovare tutti uniti”,

Poi si sono susseguite le difese d’ufficio da parte di esponenti del governo e come spesso succede, le toppe fanno più danni del buco. ‘L’inchino alla mafia’del Pd, sono parole irricevibili e offensive da parte di Delmastro che hanno contribuito ad aggravare ulteriormente la situazione ed è assolutamente insufficiente la risposta tardiva e svicolante della Meloni che invita tutti ad abbassare i toni, a partire da FdI. Ma sono stati loro ad alzarli e sono loro che li mantengono alti.

La Meloni ben si guarda da rispondere alla domanda posta dal Pd: condivide le accuse avanzate da Donzelli e Delmastro? Fa finta di non capire che mettere in discussione, come qualcuno a sinistra fa, il 41bis per Cospito non significa metterlo in dubbio contro i mafiosi.

Su questo punto anche la sinistra dovrebbe essere più chiara perché Cospito è un terrorista, non è pentito e anzi spinge alla lotta le truppe anarchiche.

Su questo ha ragione la Meloni: “Mentre maggioranza e opposizione si accapigliano sul caso, attorno a noi il clima si sta pericolosamente e velocemente surriscaldando. E non risparmia nessuno, come dimostrano i manifesti comparsi ieri all’università La Sapienza di Roma, che definiscono ‘assassini’ il Presidente della Repubblica e i membri di diversi governi, senza distinzione di colore politico”.

“È chiaro che non ci troviamo davanti a una delle tante polemiche che agitano il mondo politico, ma a una situazione dai contorni decisamente inquietanti che rischia di avere conseguenze gravi. A uno scenario che richiede prudenza e cautela ma che deve vedere compatto lo Stato, in tutte le sue articolazioni e componenti, a difesa della legalità. È un appello che rivolgo a tutti, politici, giornalisti, opinionisti. Perché non ci si debba domani guardare indietro e scoprire che, non comprendendo la gravità di quello che stava accadendo, abbiamo finito per essere tutti responsabili di un’escalation che può portarci ovunque”,

Questa volta, seppure involontariamente, l’inchino alla mafia l’hanno fatto proprio quelli del suo partito a dimostrazione che per ora la Meloni ha più da temere i suoi amici che gli avversari, ma stia attenta. A forza di soffiare sul fuoco si rischia di rimanere bruciati.

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