Chi fur li maggior tui

Condividi su i tuoi canali:

None

Riportiamo in Agorà la risposta del direttore di Bice al commento di Emmeci intitolato “Tema in classe” inviato il 17/11/2009 ore 18.03

Caro Emmeci, l’affetto che mi manifesta e che Lei sa bene essere ricambiato, mi aveva indotto, mentre scrivevo l’editoriale, a sperare in un Suo illuminato intervento e sono lieto di vedere esaudito il mio desiderio. Sono molto lieto anche di constatare che ha delegato qualcun altro (il padre di un fantomatico allievo) per esprimere il Suo disappunto sulla mia proposta al Ministro Gelmini. Ne sono lieto perché, vede caro Emmeci, il pover’uomo che prende carta e penna e scrive il tema al posto del figlio, è il tipico esempio di un soggetto le cui braccia, come diceva un’antica docente di ginnasio, sono state strappate all’agricoltura. Il signore in questione infatti, nella prima delle due “osservazioni” si esibisce in un iracondo attacco al Ministro Gelmini per lo stato di degrado in cui si troverebbero le aule scolastiche e fa mostra di ignorare che la manutenzione degli edifici scolastici è prerogativa e responsabilità esclusiva delle amministrazioni comunali o provinciali, a seconda del tipo di scuola. Ora i casi sono solo due: o il signore in questione è abituato a sproloquiare a vanvera, tanto per far prendere aria ai denti e far perdere tempo al prossimo, oppure finge di non sapere che il Ministero non ha alcuna responsabilità diretta in merito, e, quindi, è in plateale malafede. Facendo ricorso ad un minimo di obiettività e di intelligenza si potrebbe anche considerare, a proposito di edifici scolastici con manutenzione deprecabilmente insufficiente, che molte amministrazioni comunali destinano cifre considerevoli per iniziative a dir poco discutibili (feste estive, teloni inutilmente “pitturati” per coprire monumenti ed altre amenità consimili), accantonando, procrastinando o dimenticando proprio la priorità da attribuire, ad esempio, agli edifici scolastici: come vede, caro Emmeci, ritorna il desiderio di compiacere al popolo a scapito della buona amministrazione, ritorna il pensiero di Platone. Nella seconda osservazione poi il padre dell’alunno, pur di sfoggiare gratuitamente un poco della sua para-cultura, s’inerpica per un sentiero impervio, inciampa ripetutamente e cade nel ridicolo per almeno due ragioni. La prima. Veda, caro Emmeci, proprio per evitare che si leggesse una versione riassunta del testo ho riportato il brano nella sua quasi totale integrità, a costo di annoiare i Lettori, e ho chiesto al Ministro di fare altrettanto. Certo non si può pretendere che venga incorniciato tutto il Capitolo VIII della POLITEIA (la cittadinanza, la condizione di cittadino), ove si sviluppa in progressiva involuzione il ciclo ideale dell’ingiustizia: ARISTOCRAZIA (o regno): uomo buono e giusto. – TIMOCRAZIA (costituzione spartana o cretese): uomo avido di successo e ambizioso. – OLIGARCHIA (censo): uomo oligarchico, avido di denaro. – DEMOCRAZIA (eccessiva libertà): uomo democratico – E infine la TIRANNIDE (eccessiva servitù). Semmai la lettura di quel brano potrebbe indurre qualche volonteroso a leggere anche la parte mancante. Ne consegue che l’accusa di avere selezionato “una parte molto politicamente selezionata” della Politeia è quantomeno pretestuosa, intrisa (questa sì) di becero fanatismo e indegna di ulteriore attenzione. Sono certo che Lei, caro Emmeci, a differenza di quel padre strappato alla semina delle cipolle, delle carote e delle patate, queste cose le conosce bene, quindi è in grado di comprendere che lo scopo è e rimane semplicemente quello di illuminare le menti dei ragazzi, essendo accertato che è impossibile far capire ed insegnare qualcosa a coloro che, grondanti di fanatismo acritico, sono rimasti ormeggiati ai fantasmi di un’ideologia perversa, errata nei contenuti e miserevole per i risultati ottenuti, là dove disgraziatamente è stata applicata. La seconda ragione di caduta nella goffa comicità riguarda la scelta del titolo “CHI FUR LI MAGGIOR TUI”: il padre dell’allievo ricorda che si tratta di un verso dell’Inferno, ricorda anche che ad apostrofare Dante con questa frase è Farinata degli Uberti, ma non si avvede che non è più una frase interrogativa, perché manca il punto di domanda. Sono certo che a Lei, caro Emmeci, non può sfuggire il senso di tale mancanza. Inoltre Le svelerò un piccolo segreto: la collana dedicata ai classici del pensiero, di cui fa parte la superba edizione Rizzoli del 1964 da cui ho tratto il brano, s’intitola proprio “CHI FUR LI MAGGIOR TUI”, senza il punto di domanda. Spieghi, se Le riesce di farsi capire, il motivo di questa scelta al padre dell’allievo, e, qualora Le capitasse di incontrarlo, sconsigli quel tale, per il futuro, dall’affrontare sentieri perigliosi con gli occhi bendati dall’irrazionale, fanatico condizionamento ideologico da cui è affetto, e lo consigli, invece, di dedicarsi alla coltivazione degli ortaggi, otterrà risultati migliori e darà un aiuto, nel suo piccolo, a risolvere il problema della fame nel mondo. Il resto dello svolgimento del tema è ridondante e vacuo; insomma, un componimento come quello di questo padre sarebbe stato giudicato “inclassificabile” o, qualora l’insegnante fosse stato comprensivo, avrebbe meritato un 3 per incoraggiamento. Grazie per l’intervento, caro Emmeci: spero di rileggerLa presto.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

**NOI CONTRO LE MAFIE**

Incontro con GIUSEPPE ANTOCI Venerdì 10 febbraio ore 21 Istituto Alcide Cervi via Fratelli Cervi 9 – Campegine (RE) conduce Pierluigi Senatore Giuseppe Antoci, ex