Che provino

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Ora Di Maio e Salvini hanno fatto un governo. E questo potrebbe segnare un punto di svolta rispetto al passato con la possibilità di scrivere un pezzo di storia Italiana importante. Ci riusciranno? Non lo so! Ma ci spero.

Con questo governo le premesse per andare a ridiscutere le regole in Europa ci sono tutte. L’Italia non è la Grecia.

Con i suoi 60 milioni di abitanti, con le sue ricchezze e con la sua capacità produttiva ha sempre avuto ed ha un notevole peso economico all’interno dell’Europa. Quello che è sempre mancato é il peso politico. E senza peso politico non si ottiene nulla. Per averlo però è necessario fare una rivoluzione culturale che renda gli italiani consapevoli del proprio ruolo e del proprio destino.

Nel corso della storia qualcosa del genere è avvenuto solo con Mussolini e l’avvento del Fascismo che, piaccia o non piaccia, con pregi e difetti, con realizzazioni ed errori è riuscito a dare agli italiani la consapevolezza di essere un popolo. Fino ad allora in Europa eravamo il nulla.

Si pensi solo che nei primi mesi del 1915, prima dell’entrata in guerra, siamo stati capaci di firmare il patto della  “Triplice alleanza” con la Germania e l’impero austroungarico, sottoscritto da Giolitti e qualche mese dopo, a Parigi, in gran segreto, il successore di Giolitti, Salandra, firmava il patto di “Triplice intesa” con Francia e Inghilterra. Nel ’45 siamo ritornati ad essere quel che eravamo allora. Ecco perché è necessaria una rivoluzione culturale! Altrimenti siamo destinati all’irrilevanza politica e ad essere fagocitati dalle nazioni più forti.

Ora Di Maio e Salvini hanno fatto un governo. E questo potrebbe segnare un punto di svolta rispetto al passato con la possibilità di scrivere un pezzo di storia Italiana importante. Ci riusciranno? Non lo so! Ma ci spero. E ripenso al primo Mussolini, politico sul quale avrei scommesso ben poco, dirigente del Partito Socialista, fuori dai governi di allora perché si rifaceva alle ventate marxiste che soffiavano in Europa, anti-interventista e direttore dell’Avanti. Poi nel giro di un mese, a metà novembre del 1914 fonda a Milano il quotidiano “il Popolo d’Italia” finanziato da imprenditori del nord ovest e da capitali francesi, e diventa  interventista. Nel ’20 il geniale salto di qualità con l’elaborazione della sintesi fascista. Ed è cambiata la storia.

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