Cessare il fuoco, operare per il rispetto del diritto internazionale e per la pace e riconoscere lo Stato di Palestina.

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Modena, 27/5/2021

Al Presidente del Consiglio Comunale di Modena

Al Sindaco di Modena

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: Cessare il fuoco, operare per il rispetto del diritto internazionale e per la pace e riconoscere lo Stato di Palestina.

 

Premesso che:

  • Ciò che sta accadendo a Gerusalemme, nelle città israeliane e nelle città e nei villaggi palestinesi, compresa la Striscia di Gaza, è l’ennesima ondata di violenza che si ripete da quasi un secolo. Spenti i riflettori sugli scontri, sui missili lanciati e bombardamenti effettuati in una spirale di azioni e ritorsioni, fatta la conta dei morti e feriti, torna il silenzio, gli organi di informazione tacciono, la politica ha altro a cui pensare. Tutto torna come prima, in attesa della prossima esplosione.
  • Così si protrae una situazione irrisolta, con un popolo che ha ottenuto il diritto di vivere in un proprio stato sovrano ed indipendente, Israele, ed un altro popolo, che non ha uno stato, e vive sotto occupazione, dipendente dalla forza occupante. In queste condizioni i palestinesi vivono quotidianamente vessazioni, umiliazioni, discriminazioni, restrizioni delle libertà, demolizioni ed espropri. Il riconoscimento dello stato d’Israele da parte dell’ONU (1949) e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (1988), gli Accordi di Oslo (1993-95) sottoscritti dalle parti, ed il nutrito pacchetto di risoluzioni ONU, costituiscono, ad oggi, il quadro di riferimento giuridico sulla base del quale dar corso al riconoscimento dello stato di Palestina. 
  • Ci è voluto quasi mezzo secolo affinché le due parti trovassero l’accordo (Accordi di Oslo; 1993-95) con un piano che in cinque anni prevedeva la nascita dello Stato di Palestina. Errori, resistenze, gravi inadempimenti, hanno messo su di un binario morto il processo di pace. La comunità internazionale ha intenzionalmente o di fatto consentito ai governi israeliani di occupare e colonizzare, metro dopo metro, il territorio palestinese, costruendo insediamenti illegali, il muro di separazione oltre la linea verde stabilita come confine provvisorio tra i due stati prima della guerra del 1967, con un piano di annessione della parte est di Gerusalemme e di larghe porzioni della Cisgiordania, con una strategia di separazione, isolamento e frammentazione del territorio, della popolazione e dei villaggi palestinesi, tale da rendere impossibile la loro vita e togliere la prospettiva di futuro.

Considerato che:

  • Le espulsioni di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Silwan e SheickJarrah, oltre a mostrare un uso della legge pretestuoso, etnico e discriminatorio, non fanno che alimentare nuovo odio e violenza.
  • Senza  speranza di una pace giusta emergono, da entrambe le parti, spinte reazionarie, fanatismo e fondamentalismo, e si restringono gli spazi democratici mentre si militarizza la società, sotto il ricatto della “sicurezza nazionale”. Una condizione in cui la violenza può esplodere in ogni luogo ed in ogni momento, come è accaduto in tutti questi anni e come sta accadendo in questi giorni ed in queste ore.
  • La sospensione delle tanto attese elezioni previste per il 22 maggio, quindi la provocazione di gruppi radicali di  coloni israeliani di marciare verso i quartieri palestinesi della città vecchia, seguita dalla decisione di impedire ai palestinesi di raggiungere la Spianata della Moschea per la preghiera del Ramadan, e ancora il viatico concesso ai coloni di espellere i palestinesi dalle loro case in molti quartieri di Gerusalemme Est e specialmente a Sheikh Jarrah, hanno determinato l’ennesima ondata di proteste violente nella città di Gerusalemme,  estesasi immediatamente in altre città israeliane e palestinesi, gli inaccettabili lanci di missili dalla Striscia di Gaza e la sproporzionata ritorsione militare israeliana.

Valutato che:

  • L’azione di Hamas e dei gruppi della Jihad Islamica che da Gaza lanciano missili sulle città d’Israele e su Gerusalemme è da condannare. Come pure si deve fermare l’azione militare israeliana, i bombardamenti, le distruzioni di scuole, del laboratorio per il Covid e di centri sanitari, della grande biblioteca e centro di cultura di Samir Mansour, di abitazioni civili, nella Striscia di Gaza. Perché non c’è soluzione armata, militare, violenta  alle ragioni, alle legittime rivendicazioni, alle proteste dei palestinesi che rivendicano i propri diritti e che, inoltre, si debbono difendere dalle azioni intimidatorie e le violenze dei gruppi dei coloni radicali, xenofobi e razzisti che operano a Gerusalemme e che trovano spazio e sostegno nella destra israeliana al governo.

Ritenuto altresì che:

  • Tutto ciò, dimostra quanto sia indispensabile che le Nazioni Unite, l’Unione Europea e gli Stati nazionali non si fermino alle dichiarazioni di condanna ed al richiamo alle parti di fermare la violenza, ma che prendano posizione per eliminare le cause che provocano la violenza e l’ingiustizia che subisce il popolo palestinese e, di rimando, anche la popolazione israeliana.

 

Tutto ciò premesso e considerato,

il Consiglio Comunale di Modena si unisce alla richiesta, promossa da un ampio schieramento della società civile italiana impegnata per la costruzione della pace e della convivenza in Medio Oriente, al Parlamento ed al Governo italiano di rilanciare urgentemente un’azione diplomatica di pace e di rispetto del diritto internazionale sollecitando le Nazioni Unite, l’Unione Europea e i capi di governo che hanno a cuore la pace e la coesistenza tra palestinesi e israeliani:

  • al cessate il fuoco immediato ed a garantire assistenza umanitaria alla popolazione civile nella Striscia di Gaza;
  • ad intimare ad Hamas di fermare il lancio dei razzi ed al governo israeliano di rimuovere l’assedio di Gaza e di fermare qualsiasi tipo di ritorsione contro la popolazione della Striscia di Gaza;
  • esigere da Israele il rispetto del diritto e degli accordi internazionali, delle sue responsabilità come Paese occupante e la rimozione dell’occupazione dei territori palestinesi, contestualmente a un accordo generale di pace.
  • a riconoscere lo Stato di Palestina.
  • ad agire in sede ONU per un immediato riconoscimento dello Stato di Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, per permettere ai due Stati di negoziare direttamente in condizioni di pari autorevolezza, legittimità e piena sovranità.
  • ad impiegare tutti gli strumenti politici, diplomatici e di diritto internazionale per fermare l’espropriazione e la demolizione delle case a Gerusalemme Est;
  • ad esigere dal governo israeliano la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono le elezioni libere e regolari in Cisgiordania, Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, come previsto dagli accordi di Oslo, firmati dalle parti;
  • a sostenere e assistere l’Autorità Nazionale Palestinese per l’organizza
    zione e la realizzazione del processo elettorale, evitando ulteriori rinvii;
  • ad inviare osservatori internazionali neutrali per monitorare il processo elettorale, i giorni del voto e il conteggio dei voti, che si svolga secondo gli standard internazionali di trasparenza e con pieno diritto di voto per tutta la popolazione residente in Cisgiordania, nel distretto di Gerusalemme e nella Striscia di Gaza;

 

I consiglieri firmatari

Camilla Scarpa

Antonio Carpentieri

Andrea Giordani

Paola Aime

Katia Parisi

Giovanni Silingardi

Federica Venturelli

Diego Lenzini

Federico Trianni

Vincenzo Walter Stella

Enrica Manenti

Stefano Manicardi

Alberto Cirelli

Marco Forghieri

Vittorio Reggiani

Ferdinando Tripi

Ilaria Franchini

Mara Bergonzoni

Tommaso Fasano

Lucia Connola

Vincenza Carriero

Irene Guadagnini

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