Certezze, dubbi e contraddizioni

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Gli articoli e i commenti che si leggono su Bice rispecchiano le diverse opinioni presenti nel paese. Alcune di queste appaiono dettate da buon senso, ma in realtà sono intrise di contraddizioni che portano a negativo arretramento.art. di Pioggiacida


Di questi tempi sta prendendo sempre più vigore e suscita una crescente simpatia la dissacrazione di alcuni temi e categorie culturali, politiche, sociali ed economiche che un dominante conformismo, cristallizzatosi nel tempo, riteneva intoccabili. In effetti molti dei capisaldi che rappresentano l’architrave che sorregge molte delle nostre relazioni sociali hanno bisogno oggi di una salutare rivisitazione. Non è detto tuttavia che tutta la critica sia salutare e innovativa, anzi certe prese di posizioni, suggerito da acritico fervore sono a mio parere un arretramento da isolare ed evitare.

Certamente tutto ciò è preferibile al cupo silenzio che ha suscitato l’articolo di Giuseppe Barbanti “Cattolici modenesi, quanto valete? “ indicatore di un disagio culturale che sta attraversando il mondo cattolico in profonda crisi di identità: un malessere profondo che non fa intravedere una sollecita e prossima salvifica via d’uscita.

Per me trattasi di uno smarrimento che sta caratterizzando le gerarchie cattoliche nostrane , tra loro divise sul che fare: se affidare la evangelizzazione di determinate  pastorali alle coscienze dei credenti o al braccio secolare di  governi ritenuti amici.

Tutto questo genera un caos di contraddizioni che si intrecciano, si scontrano tra i fedeli e le loro coscienze generando una sovrapposizioni di ruoli e di voci tra loro stridenti. Così è sufficiente che riaffiori la richieste di una moschea, da parte delle comunità dei musulmani, come risposta alle libertà di culto previste dalle nostre democrazie occidentali, per provocare un immediato corto circuito determinato dalla confusione di ruoli: laici che sguainano la spada come apostoli del più viscerale integralismo religioso; chierici che predicano e  raccomandano una applicazione garantista della politica e della libertà di culto.

Dello stesso tenore contraddittorio, anche se riguardante un argomento del tutto diverso,  è ciò che ho letto in qualche commento in Agorà di Bice relativo all’articolo Circoscrizioni: non cancellatele

Non si deve dimenticare che le circoscrizioni sono state a suo tempo proposte come uno strumento, una possibilità di esercitare la partecipazione diretta dei cittadini al governo della città. Queste hanno rappresentato una conquista, anche se poi non si è rivelata del tutto soddisfacente , per la democrazia del nostro paese. Questa battaglia è stata persa in quanto “ la partecipazione” per essere credibile deve contare sulla attribuzione di poteri decisionali e non essere  relegata  a semplice consultazione non vincolante nel governo della città. Questo obbiettivo sostanzialmente è stato mancato su tutto il territorio nazionale perché si è scontrato con la chiusura dei consigli comunale e delle giunte a prescindere dalle loro varie collocazioni politiche.

Ora per questioni economiche si parla di chiudere questi avamposti della società civile sul territorio e in diversi arrivano perciò a proporre di gettare l’acqua sporca assieme al bambino.

Sostenere questo  significa rinunciare alla propria titolarità di soggetti politici a cui spetta il potere decisionali su alcune scelte di governo della città.

Rimango stupito di fronte a questa richiesta a gran voce di venire privati in via definitiva di questa residua  opportunità e possibilità di democrazia diretta. Addossando la responsabilità a  aspirati “”gladiatori”” da gnocco fritto e tigelle che da soli riescono a paralizzare il resto della popolazione si rinuncia al dovere di una riscossa da parte della società civile.  

Suscita un certo sconcerto questo assistere ad un popolo che auspica la cancellazione di  strumenti al servizio dei propri diritti, che rinuncia a fare politica , a combattere per le proprie libertà.

Si legge che le circoscrizioni “ SONO DA CHIUDERE !!!!!!! SONO FOCOLAI DA BLOCCARE SUL NASCERE”…e poi mi domando che si fa’; mi chiedo che razza di proposta innovativa è mai questa.

A mio modo di vedere si tratta di una scelta di una popolazione  che si aliena e si spoglia delle sue prerogative con le proprie mani: un popolo senza speranze, rinunciatario, vinto e spossato; lo stesso popolo che, come qualcuno scrive anche su Bice, si dichiara “stanco” di
continuare a leggere delle questioni “private” consumate a casa di Berlusconi. 

Le notizie sulle prove raccolte dalla procura milanese sul caso Ruby che ha quindi  chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi sul caso Ruby scandalizza il mondo tranne noi italiani

Noi popolo di anime belle e serafiche  siamo gente equilibrata e superiore non siamo così piccini da confondere il ruolo pubblico e la vita privata come fanno le nostre opposizioni e la opinione  pubblica mondiale.

Forse  ha ragione chi sostiene:

”…Ormai siamo alla barbarie di Stato. Uno stato di polizia violento e guardone che si permette di entrare non solo nella vita, ma pure nell’intimo dei suoi sudditi. Tra persone adulte e consenzienti l’erotismo non è regolato da leggi ma da ormoni. La Procura di Milano sta violentando giova­ni ragazze molto più di quanto qualsiasi protettore possa fare con qualsiasi escort…”

(il Giornale del 23 genaio 2011 di  Alessandro Sallusti)

 

O più semplicemente la vera barbarie è il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche di padri e di madri di questa nuova Italia:

“…Fa orrore la complicità di certi padri, di certi fratelli, di certe madri. Fa orrore questo agghiacciante «sostegno famigliare»….Nelle intercettazioni e nei commenti sul caso Papi, il vero caso sono i padri. «Mia figlia la fidanzata del premier? Magari» sogghignava al telefono con un cronista Gino Bonasia, il padre di quella Roberta che per qualche ora è stata in cima alla lista del toto-fidanzata di Silvio Berlusconi. ….O del padre di un’altra, la ventiquattrenne Barbara Faggioli che redarguiva e spronava la figlia «Basta con ’ste str…, il lavoro verrà. Come ha aiutato le altre aiuterà pure te…. Ma svegliati! ». O della madre di Iris che subito dopo una cena ad Arcore si informava «Cosa ti ha dato, cinque? ». O dal papà di quell’altra ancora,T.M.,che è uno che sa come va il mondo e allora al telefono, dalla figlia, voleva i particolari: «Tipo mani in mezzo alle gambe, robe così?» chiedeva a lei infastidita dalla scarsa privacy della serata. Per poi concludere navigato: «Davanti a quella cosa lì gli uomini sono tutti uguali». Già. Come davanti al premier lo sono molti padri, evidentemente.

(il Giornale, Quelle famiglie che spingono le figlie ad Arcore. di Valeria Brughieri del 20 gennaio 2011)

Queste letture ci mostrano spaccati di normale vita giornaliera tipica del nostro tempo, ma che in verità è dimostrano lo stato agghiacciante e di indecenza ormai dominante ed imperante nella nostra società.

Un giudizio quest’ultimo che però non bisogna esternare perchè si rischia l‘accusa di essere qualificati come dei bigotti o molto peggio dei  moralisti: caratteristiche queste individuate, dal neo relativismo etico italico, come i peggiori difetti dell’uomo moderno ed emancipato.

Oggi la virtù, la morale, il senso dell’equilibrio, della misurata testimonianza nell’esercizio del potere non servono più a caratterizzare l’uomo politico che ci governa.

Già perchè dai moderni italioti si sta sostenendo senza tentennamenti che per chi governa sono ininfluenti i disvalori  messi in circolazione nel privato salvo poi gridare la propria indignazione per lo sputtanamento al premier messo in ridicolo e alla gogna agli occhi della opinione pubblica del resto del mondo.

Sono tuttavia convinto che il rapporto fra una minorenne che sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo e un pluri- benestante, ultra settantenne, capo di governo sia profondamente squilibrato.

Chiudere la porta della stanza, lasciare quelli nel loro privato pretendendo di rimanere neutrali o indifferenti significa invece stare e schierarsi dalla parte del più forte che in questo caso non può essere nè la minorenne di Casoria né quella di origine marocchina o brasiliana.

Anche nella migliore delle ipotesi questo presunto, ostentato e millantato riserbo o doverosa neutralità è, in verità, atteggiamento falso, inqualificabile e vigliacco.

 

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