C’era una volta il medico di famiglia

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Le decisioni del Governo per accorciare le liste d’attesa, se incideranno relativamente sulla loro lunghezza, sono almeno un segnale d’attenzione alla crisi della sanità italiana. Le opposizioni gridano alla “marchetta elettorale”, ma bisogna dare atto alla Meloni che i governi che l’avevano preceduta non avevano fatto niente. Però a fronte di un problema enorme come quello dell’assistenza sanitaria ci vuole onestà intellettuale.

Se non si ha il coraggio di mettere mano al medico di medicina generale, dizione ufficiale del medico di famiglia, già ‘medico della mutua’ o ‘medico condotto’, sarà molto difficile se non impossibile rimettere a posto la sanità italiana. O si riforma completamente questa figura o non si verrà a capo di nulla. Ciò non significa che non ci sia bisogno di una potente iniezione di denaro per portare la spesa sanitaria a livello europeo: siamo sotto di 1 punto nel rapporto Spesa sanitaria/Pil, che è l’unico parametro attendibile per valutare l’attenzione di un paese alla salute dei propri cittadini.
Ma, intanto, nulla vieta di iniziare a sistemare le cose. La prima cosa da fare è far tornare il medico di medicina generale (mmg) a svolgere il ruolo di primo presidio sul territorio che gli compete e che non svolge.
Cominciamo a considerare le cose più banali.

Se uno ne ha bisogno, per una visita, un consiglio, una ricetta egli è disponibile nel suo ambulatorio in un orario molto limitato: 2 o 3 ore al giorno, sabato e domenica esclusi. E già qui sorge la prima domanda: non sono poche 2 o 3 ore al giorno? 

Anche perché adesso molti medici esigono l’appuntamento.  Così se prima uno andava nell’ambulatorio del medico di famiglia e, aspettando pazientemente, veniva ricevuto in coda, anche sforando l’orario, adesso deve prenotarsi la visita. Ed è il medico che stabilisce quanti appuntamenti prendere. E ragionevolmente riuscirà ad evadere una dozzina di richieste al girono. Pochino per chi ha più di un migliaio di assistiti.

A volte per rinnovare una ricetta basta anche un minuto. Un metodo per non spezzarsi la schiena di lavoro. Il resto della giornata è dedicato alle visite domiciliari, sempre più difficili da ottenere, e alle pratiche burocratiche. Qualcosa potrebbe esser fatto anche subito per sburocratizzare il ruolo del medico di famiglia.

Basta certificati sotto i 3 giorni di assenza

Una norma, per esempio, che lo solleverebbe sarebbe quella di rendere valida l’autocertificazione. per i lavoratori rimasti assenti dal lavoro fino a 3 giorni. Oggi i medici devono perdere tempo a certificare mal di pancia, mal di testa e altre quisquilie facendo fede solo sulla parola del loro assistito. Tanto vale allora che questi si auto-certifichi il motivo dell’assenza senza ricorrere al medico. Tutto tempo guadagnato. Per tutti.

Senza però scendere troppo nei particolari, si può dire che oggi il medico di medicina generale, anziché essere quella figura professionale che solleva il servizio sanitario da un certo numero di prestazioni, come i codici bianchi e verdi che arrivano ai Pronto Soccorso, è diventato una fabbrica di richieste di visite specialistiche e di indagini diagnostiche che vanno ad ingolfare il sistema. Le liste d’attesa s’allungano anche per questo.

Il medico di medicina generale va sburocratizzato

Da parte loro i medici lamentano di essere lasciati soli e di essere oberati da incombenze burocratiche. Ma, poiché sono dei liberi professionisti e con retribuzioni di tutto rispetto, nulla impedisce loro di attrezzarsi, magari assumendo una segretaria che li sollevi dal lavoro che non è propriamente medico.

L’alternativa è quella di diventare dei dipendenti delle Regioni, come alcuni propongono. Ma che il potente sindacato Fimmg rifiuta. 
Comunque la si voglia vedere, è la figura del medico di medicina generale il punto da cui il Governo deve partire per sistemare un servizio sanitario che non ce la fa più.

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