C’era un padre: Saving Mr. Banks

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Recensione di Saving Mr. Banks , opera perde brio man mano, contentandosi di apparire un prodotto confezionato con prudente, lezioso rispetto dei fatti.

  Ci si aspettava di più, da Saving Mr. Banks. Non che la continua mescolanza tra passato e presente, di cui è permeato il tessuto narrativo del film, non convinca. E in un paio di occasioni, se la mente dello spettatore torna al proprio fanciullesco trascorso, il regista John Lee Hancock riserva qualche magico brio. Quel che manca perché la storia della ricostruzione di Mary Poppins conquisti appieno e si esca soddisfatti, è la soavità del tocco favolistico, anche per quanto concerne la caratterizzazione del personaggio principale: nella prima mezzora è abbastanza immotivato il temperamento glaciale, privo di qualsiasi umano trasporto, della scrittrice Pamela Lyndon Travers (Emma Thompson), costretta a cedere i diritti del proprio romanzo non disponendo più di molti liquidi. Arrogante e glaciale come solo la Margaret Thatcher-Meryl Streep del recente The Iron Lady, Pamela non sopporta il battage pubblicitario dell’industria disneyana e getta le pere, trovate nel cesto-omaggio per lei, nella piscina dell’albergo dove soggiorna, opponendosi a ogni idea – non collimante con lo spirito del libro – proposta dai realizzatori della trasposizione.

         Non fosse che dietro quella rude scorza, da potenziale signorina Rottenmeier, si celano difficili ricordi. E c’è almeno una scena degna di nota: un frammento che rimette le carte in tavola, rivelando allo spettatore di non assistere soltanto a un cinefilo backstage (suggellato da un’ulteriore chicca nei titoli di coda). Tale scena abbandona l’iniziale spunto della ricostruzione filmica per offrirsi come background psicologico, psicodramma e reminiscenza. Mentre i fratelli Shermann (Jason Schwartzman e B.J. Novak), insieme a Don DaGradi (Bradley Whitford), intonano al pianoforte Fidelity Fiduciary Bank, una Pamela minimamente interessata al brano, assorta com’è nei pensieri, all’improvviso rammenta del discorso che il padre (Colin Farrell), dirigente di banca in odor di licenziamento, fece ubriaco fradicio di fronte a una folla di persone e all’attonita moglie (Ruth Wilson), durante un comizio di paese. Le parole usate dall’amato genitore – come sottolinea un incalzante montaggio alternato – speculari si ritrovano sulla bocca dei tre canterini, autori di un ironico brano appositamente scritto per scuotere il temperamento anaffettivo della donna. La quale, rimirando con persistente dubbiosità i disegni dell’eventuale Banks del progetto, tosto si oppone alla cinica maniera in cui il personaggio – il padre – viene strumentalizzato, consegnando di sé stessa un’immagine, sin lì inedita, di persona sensibile e vulnerabile.

         “È solo una sequenza,” per dirla col bonario Walt Disney (Tom Hanks). Ma in questa sequenza traspare quel senso del ritmo che Saving Mr. Banks disperde via via, contentandosi di apparire un prodotto confezionato con prudente, lezioso rispetto dei fatti. Trattandosi d’una produzione Disney, che bene si guarda da eventuali critiche al mito omaggiato, figura tutto il calderone-feticcio della fabula e del sogno: qualcosa cui nemmeno Pamela riesce a resistere, addormentandosi con accanto il peluche di Mickey Mouse e perfino abbandonandosi alla danza sulle magiche note di Let’s Go Fly A Kite. Ma il tutto sa di lezione troppo fredda, e calcolata senza autentica emozione, per poter entusiasmare. Anche la confessione di zio Walt alla scrittrice mentre le racconta del proprio genitore – snocciolando un aspetto di sé antitetico, eppur complementare a quello della protagonista – appare un segmento contestualmente appropriato quanto prevedibile.

         Tutto passa come le nuvole, recentemente viste nell’incipit di Blue Jasmine, che aprono e siglano Saving Mr. Banks, e tuttavia senza lasciare lo stesso indelebile ricordo della piuma che vent’anni fa introduceva e congedava Forrest Gump. E, in tema di padri e della loro memoria di bambini mai davvero cresciuti, la mente va all’epilogo de Le avventure di Peter Pan e all’ombra del veliero-pirata stagliatosi in cielo che il signor Darling, nel rimirarlo conquistato insieme alla famiglia, riconosceva mentre esso scompariva tra le nuvole. Questa è la riviviscenza: ma il vento dell’Est – sublimato anche da Godard in qualche epoca lontana – inevitabilmente è cambiato. E Mary Poppins ha ripreso il volo da tempo.

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