Cellule staminali : dalla vita la vita

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Ci illustra questo tema di incalzante attualità il prof Beniamino Palmieri testimone di una straordinaria riunione sulle applicazioni attuali e future delle cellule staminali tenuta nella terza settimana di marzo 2007 a S. Diego, California

Professore, grazie innanzitutto per la sua disponibilità. Dunque cosa ci ha portato dalla California?

 

Innanzi tutto, poiche’ molti aspetti di questo meeting riguardavano temi tecnici  relativi alla capacità dell’uomo di  “ addomesticare “ in laboratorio le cellule staminali indirizzandole  all’uso piu’ appropriato per specifiche patologie dei pazienti, ci limiteremo a riferire, per ragioni divulgative, prevalentemente i risultati degli studi clinici, tralasciando  i dati meramente tecnici, che sono comunque , di importanza fondamentale condizionando essi il successo delle applicazioni sull’uomo.

In pratica  è possibile in laboratorio  effettuare delle manipolazioni genetiche di queste cellule, per ottener da un lato una  ampia e rapida proliferazione che ne espanda il numero in base alle esigenze di utilizzo, e dall’altra di indurle ad assolvere a specifiche funzioni, che nel paziente ammalato sono venute meno le cellule staminali innanzitutto essendo progenitirici di moltissimi tessuti ed organi del nostro corpo costituiscono una preziosa  risorsa che la natura ha disseminato  in aree imprevedibili  dei tessuti  ed organi, per attingervi  solo a determinate condizioni .

 

Dove, in quale parte del corpo umano si possono trovare?

 

Ad esempio le  cellule staminali sono riccamente rappresentate nel grasso del liquido ottenuto dalla liposuzione, ma si possono estrarre anche  dal minuscolo vasellino che innerva la polpa dei denti ( da questi è stato possibile all’Università di Verona , coltivare in vitro cellule capaci di generare osso) e  addirittura dai follicoli dei bulbi piliferi. Robert Hoffman ha presentato in questo meeting la presenza di cellule in grado di divenire cellule nervose rigeneranti lesioni di nervi periferici e del sistema nervoso centrale.

 

Gli studiosi e i ricercatori sono orientati su ogni possibilità di interventi o si concentrano su obbiettivi specifici?

 

Gli sviluppi principali  dell’uso di cellule staminali sono orientati  verso la rigenerazione delle cellule muscolari del cuore ove e contributi del gruppo di Patel  (università di Pittsburgh) hanno condotto a nuove vie di somministrazione di queste cellule dopo gravi infarti miocardici e nelle malattie dilatative del cuore:

Il Prof. Kloner , un altro  cardiologo sperimentale della UCLA university ha mostrato  con eleganti esperimenti come  queste cellule  staminali riescano a divenire vere proprie cellule muscolari e in parte anche tessuto fibroso cicatriziale. Attualmente non siamo ancora in grado di evidenziare il ruolo  reintegrativo di queste cellule nelle forme piu’ gravi di malattia, ma la medicina progredisce di giorno in giorno nell’indurre nuovi meccanismi di differenziazione e di attecchimento.

Dennis Clegg, della Berkeley sta invece lavorando  sulla rigenerazione delle cellule retiniche con staminali, altra preziosa potenziale area rigenerativa per ridonare la vista ai  soggetti geneticamente ciechi o con lesioni retiniche post-natali: il progetto impiegherà dai 3 ai 5 anni prima di divenire clinico a tutti gli effetti

Il campo del sistema Nervoso Centrale è a sua volta ampiamente  percorso da studi  sperimentali e  clinici riguardanti le malattie degenerative piu’ gravi ( quali i danni da ictus o la malattia di Alzheimer  o il morbo di Parkinson.)

Due università cinesi  stanno contendendosi il primato  dello inserimento di queste cellule all’interno del cervello umano e già  un primo gruppo di  Italiani si è rivolto a questa possibilità con risultati per ora alquanto  ambigui:

Proprio per osservare  e  definire la portata di queste prime “cavie umane “ approdate  in Cina abbiamo la intenzione di costituire  entro l’anno in corso un gruppo di studio nazionale sulla evidenza clinica delle cure con cellule staminali ( siglato SCCEG stem cells-clinical evidence –group) con lo scopo di valutare rigorosamente i risultati ed offrire gratuitamente dalla nostra Università un counseeling ragionato e non emotivo ai candidati a questi viaggi della speranza :  I cinesi usano  rispettivamente  in un ospedale cellule staminali del cordone ombelicale di partorienti cinesi, oppure cellule embrionali  abortive:

sotto il profilo operativo chirurgico il loro protocollo appare corretto (trapanazione del cranio inserimento stereotassico di cellule progenitirici o loro inserimento all’interno del midollo spinale in caso di danni  a questo segmento del nevrasse con l’intento di sostituire la funzione di quelle morte o deteriorate, ma manca totalmente , o almeno no ne abbiamo notizie una sistematica valutazione pre e post-operatoria  dei pazienti operati per potere fornire risultati convincenti.

Inoltre,  queste applicazioni cliniche sono state “ poste sul mercato della salute “ senza una comprovante sperimentazione animale od umana, di  spessore scientifico tale da renderla accettabile alla Comunita’.Internazionale degli addetti ai lavori.

Inoltre non sono note nelle procedure cinesi  le percentuali  di complicanze a breve e lungo termine e , in particolare sull’uso delle cellule embrionali , è necessario dirimere definitivamente il dubbio  della  comparsa di lesioni  tumorali  dovute alla proliferazione indiscriminata di queste cellule in ambiente ad esse estraneo.

Tali complicazioni comunque  paiono  non particolarmente pericolose ed esprimentesi nella comparsa di rari teratomi ( tumori benigni che  contengono  tessuti  di variorgani , come quelli di un feto in fase di organizzazione )

Sempre in ambito umano un neurochirurgo turco (dr Haluk Deda ) ha avuto il permesso  dal Suo governo di praticare infiltrazioni di cellule staminali nel sistema nervoso  in soggetti con sclerosi laterale prodotti, sono  parziali, troppo a breve termine  e non adeguatamente supportati da evidenza scientifica:

 

Ci dice , Professore, quale primo traguardo sembra profilarsi all’orizzonte?

 

Quanto al morbo di Parkinson, studi pilota praticati al M:Sinai Hospital di New York  sembrerebbero  aprire possibilità di cura in quest’ area  di lesione cerebrale,  ma Bjorklund , dall’università di Lund ritiene che i problemi della sopravvivenza a e della funzionalità a lungo termine delle cellule impiantate siano ancora  ben lontani da una soluzione  definitiva.

Pare comunque  ragionevole supporre che  le cellule staminali autologhe ( cioè del medesimo paziente ) adeguatamente modificate in vitro siano da preferirsi alle cellule embrionali e fetali,  poichè queste ultime hanno poca probabilità di un attecchimento permanente  In sostanza la nostra impressione, circa lo stato dell’arte di queste applicazioni  sul sistema nervoso è che gli effetti biologici osservati siano il risultato di una stimolazione che promuove la increzione  di composti  chimici ( le cosiddette citokine) propri del paziente , indotti dalla presenza di  queste nuove cellule vive  ed attive in un contesto di danno  o di involuzione della  corteccia cerebrale do del midollo spinale,  piuttosto che una vera diretta sostituzione degli elementi cellulari andati perduti ,a causa di processi patologici.

Di notevole immediato interesse è apparsa invece la relazione del prof Alan Lewiss  (Novocell) relativa alla imminente immissione sul mercato statunitense di cellule embrionali progenitrici   in grado di produrre insulina ed altri ormoni quali somatostatrina, grelina ,glucagone e .0polipeptide pancreatico: Lewiss ha microincapsulato questi gruppi di cellule all’interno di un sistema biocompatibile che, inserito sotto la pelle del paziente e con un breve supporto  di un farmaco antrigetto ( ciclosporina )  consente di eliminare la dipendenza insulinica per due anni:

Questa ingegnosa soluzione biotecnologica pone il paziente al riparo di  eve
ntuali rischi immunotossici gravi , e pare  rilevante ai fini pratici entro 24 –36 mesi

 

Le cellule staminali autologhe di midollo osseo sono in grado di  contribuire a curare e guarire lesioni  ossee gravi:

Ronnda Barrte (  Aastrom Biosciences ) ha  presentato 167 casi  di malattie ossee trattati con  diretta infusione nel focolaio  di lesione di cellule staminali del midollo osseo. I risultati sono  stati significativi ed uno studio allargato ad un maggiore numero di pazienti è in corso e  ne vedremo a breve i risultati  

Le cellule staminali  muscolari progenitrici ( mioblasti ) di parenti  donatori  potrebbero esser in grado di risolvere il drammatico danno muscolare della malattia di Duchenne, una distrofia muscolare genetica  , che a causa della mancanza di una proteina detta distrofina riduce i bambini tra i 6 e gli 8 anni  all’inabilità motoria e  successivamente li conduce a morte  per atrofia del muscolo diaframmatico e cardiaco.

 

Che dire invece della ricerca Italiana e dei possibili traguardi clinici in questo settore?

 

Notevoli studi sperimentali sull’applicazioni di cellule staminali  ( mesangioblasti, cioè cellule indifferenziate prossime alle strutture vascolari ed in grado di generarle ) sono stati compiuti dal gruppo del S. Raffaele  di Milano  guidato dal Prof. Giulio Cossu.

Assai piu’prossime al conseguimento di un risultato clinico, sono pero’ le ricerche  sviluppate sistematicamente negli ultimi 20 anni di un gruppo canadese  del Prof Tremblay, il quale ha studiato una strategia  già dimostratasi efficace  su  muscoli selezionati in casi –pilota: essa consiste nell ‘iniettare un grande volume di cellule da donatore compatibile ( genitori o fratelli )direttamente all’interno  delle fibrocellule muscolari danneggiate promuovendone la sostituzione, con aggiunta però di un farmaco immunosorressore, senza il quale parrebbe, impossibile un beneficio di lunga durata.

Il gruppo canadese sta allargando lo studio clinico ad un vasto gruppo di pazienti,per raccogliere prove inconfutabili della efficacia  del metodo e merita la massima attenzione collaborazione anche da parte nostra .

 

Da questo suo soggiorno di studi californiano, a quale tipo di sintesi è approdato?

 

Questo workshop sulle cellule staminali ha avuto il grande vantaggio di fotografare in un’istantanea lo sforzo di molti centri  di ricerca e l’attenzione della industria verso lo sviluppo di metodiche applicabili all’uomo, sullo sfondo delle condizioni limitanti imposte dalle Istituzioni governative  contro il dilagare selvaggio di applicazioni non sufficientemente suffragate da evidenza di efficacia: cio’ da un lato per non  danneggiare il cittadino ignaro e procuragli nocumento alla salute e danno economico , dall’altro per non  sovraccaricare lo Stato di costi per la gestione della salute a causa di terapie inefficaci o  potenzialmente rischiose, ed infine per allineare la normativa  circa i trattamenti con cellule staminali alla stessa stregua della  immissione in commercio dei farmaci: fondamentale differenza , rispetto al mondo farmacologico, la necessità di approvvigionarsi di cellule umane, ricorrendo quindi ad emoteche o banche del sangue o dei tessuti, rigidamente controllate, per evitare illegalità o abusi e  presenti per lo piu’ in strutture pubbliche.

E’ sorprendente come molte piccole industrie attive in questo settore, come del resto in quello della genetica ,abbiano come presidenti o iniziatori dei clinici o scienziati o ricercatori di università che , dismessi i panni della ricerca pura, hanno indossato quelli di businessmen, per proporsi allo stock exchange e reclutare danaro  atto al raggiungimento del loro scopo, cioe’ un efficace programma di terapia a base di cellule staminali; in cio’ anche sospinti , con il vento in poppa, dall’incalzare delle immani quotidiane tragedie delle malattie umane e dal desiderio impellente di PAZIENTI E FAMILIARI di “ fare qualcosa di davvero nuovo “ attingendo  ad ulteriori fonti di 
speranza e di ottimismo per non cadere vittima del fatalismo e della disperazione ; e non è un caso che nazioni emergenti dalla caparbia ambizione tecnologica innescata a sfidare il mondo occidentale, offrano  oggi,a prezzi da terzo mondo  soluzioni ancora tutte da verificare , ma che comunque potranno darci  indicazioni positive o negative, che siano sul futuro che è già incominciato

 

Ringraziamo per questo prezioso contributo

 

Prof. Beniamino Palmieri

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

Dipartimento Misto di Chirurgia Generale e Specialità Chirurgiche

Clinica Chirurgica

Fax Dipartimento: 059/4224370

palmieri@unimo.it

università di Modena 059 4222483

 

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