“C’E’ UN SOFFIO DI VITA SOLTANTO” IN SALA TRUFFAUT MARTEDÌ 3 MAGGIO

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Nuovo appuntamento in sala Truffaut con la rassegna “DOCINTOUR 2022 – Documentari in Emilia Romagna”. In cartellone martedì 3 maggio alle ore 21 il film “C’è un soffio di vita soltanto” (Italia 2021, 95’) di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, che saranno presenti alla proiezione.

Lucy ha 96 anni e vive da sola, difendendo fieramente la sua indipendenza. Un tempo si chiamava Luciano, oggi invece è la trans più anziana d’Italia. Ai primi del 2020 Lucy ha ricevuto una lettera da Dachau: un invito alle celebrazioni per il 75esimo anniversario della liberazione dal campo di concentramento tedesco, dove è stata imprigionata in quanto “disertore dell’esercito tedesco”, ma forse anche perché, come dice lei, era “un intruglio” scomodo per l’ideologia di purezza della razza nazista. Sarebbe la quarta volta, ma prima che possa partire arriva la pandemia, che accresce la sua solitudine domestica. Il film segue la vita quotidiana di una testimone del tempo, una sopravvissuta portavoce di irriducibilità. Il tempo suo, ma anche quello di un’Italia attraversata dal pregiudizio, dagli abusi di preti pedofili, dal commercio sessuale, dalla morte delle persone care. Lucy è un’aliena che ritiene non valga più la pena di rimanere su questo pianeta e pensa sia meglio andare su uno di quelli che ha visto in tv o in VHS.

Matteo Botrugno e Daniele Coluccini hanno diretto nel 2009 “Et in terra pax”, lungometraggio d’esordio, nel 2017 “Il contagio”, tratto da un libro del Premio Strega Walter Siti, selezionato per la Mostra del Cinema di Venezia. Entrambi i film hanno ricevuto candidature per i Nastri d’Argento.

 

“WATERMELON MAN “ RESTAURATO IN SALA TRUFFAUT MERCOLEDÌ 4 MAGGIO

Per la rassegna “Modern Classics – Grandi film restaurati” appuntamento da non perdere in sala Truffaut mercoledì 4 maggio alle 21,15. In cartellone “Watermelon Man” (Usa 1970, 97’) di Melvin Van Peebles.

Jeff Berger, assicuratore razzista di pelle bianca una bella mattina si sveglia nero: non sarà facile per lui adattarsi alla nuova realtà. Un film che sprizza intelligenza e ironia da ogni fotogramma, un divertimento non certo spensierato ma proprio per questo assai apprezzabile, soprattutto grazie alla regia di Van Peebles – padre del cinema black americano – e all’interpretazione di Godfrey Cambridge. Coraggioso e forte, il finale è di quelli che non si dimenticano. Ancora oggi, il secondo lungometraggio del regista mantiene intatta la sua carica dirompente e, più che una presa in giro dei luoghi comuni sui  bianchi e i neri, rappresenta un quadro degli Stati Uniti di quell’epoca. Dall’iniziale distanza oggettiva dal protagonista, il cineasta si immedesima e vede attraverso i suoi occhi.

 

“IL DECAMERON” RESTAURATO GIOVEDÌ  5 MAGGIO IN SALA TRUFFAUT

Riprende in sala Truffaut la rassegna “Modern Classics – Grandi film restaurati/Pasolini 100”. In cartellone giovedì 5 maggio alle 21,15 il primo dei tre film della cosiddetta “Trilogia della vita”, “Il Decameron” (Italia/Francia/Rft 1971, 111’).

La grande voglia di ridere e di godere la vita (nel corpo) portano Pasolini alle 11 novelle più amate di Boccaccio (in equilibrio tra comicità burlesca e tragedia): Ser Ciappelletto, Andreuccio da Perugia, Masetto da Lamporecchio, Lisabetta, Caterina e Ricciardo, Tingoccio, Donno Gianni, Peronella. Sarà il suo film più popolare, anche per una rappresentazione della sessualità mai così libera ed esplicita in un film italiano. “Dopo la trilogia eccessiva e cupa, “Teorema”, “Porcile” e “Medea”, ecco la prima opera della vecchiaia, cioè girata a Napoli in stile medio, senza pensare al domani”, così scrisse il regista, che sostituisce alla vitalità laica e anticlericale della nascente borghesia raccontata dal Boccaccio la gioia e l’innocenza popolare di un mondo che non è più protagonista della Storia, ma anzi vive al di fuori della Storia, in una specie di paradiso terrestre senza poteri e colpe.

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