C’è posto per tutti e per tutto. O quasi.

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Un’immagine tradizionale,di quelle che forse non vanno più di moda, con la Natività in un globo di vetro, immancabile soprammobile nelle nostre case quando eravamo piccoli, può risultare addirittura patetica, forse anche ridicola per qualcuno…L'ho abbinata ad un moderno segno di queste feste, un Babbo Natale decisamente inconsueto con tutù e ascelle irsute in bella vista…Al mondo c’è posto per tutti e per  tutto. O  quasi.

 


Con una notevole accelerazione, in questi anni,  del cattivo  gusto e  della blasfemia, stiamo assistendo a radicali  mutamenti anche nelle manifestazioni esteriori,  dedicate a quella che è pur sempre la maggiore fra le ricorrenze del Cristianesimo ma che i cambiamenti in atto  vogliono  ridimensionare, laicizzandola, togliendo radici e riferimenti  religiosi, nonché calcando la mano, nell’enfatizzare e porre  in primo piano le profonde variazioni in atto nella società.

Abbiamo visto  “Babbo Natale” [1] fluid gender, con improbabili tutù e scarpette da ballerina  o ridotto a sconcertante simbolo  fallico,[2] entrambi, francamente, più trionfo  della bruttezza e della disarmonia che fonte di scandalo; abbiamo assistito all’ennesima insultante rappresentazione  della Madonna, questa volta in versione barbuta, omaggio, come sembra sia indispensabile ormai, alla comunità LGBT,[3]  senza  alcuna reazione da parte di chi, oltre che essere indiscussa autorità morale, trasversale a ogni credo religioso, è, o dovrebbe essere, anche primo difensore del Cristianesimo. Un banalissimo ossimoro, ormai scontato  e stucchevole,   definirebbe silenzio assordante, quello  del Papa su quelle insultanti immagini della Natività … preferisco  definirlo un silenzio  incomprensibile e tristissimo. L’ossessione, il martellamento, la necessità, l’obbligo, chiamiamolo  come si vuole,  di veicolare un messaggio ben preciso, raggiunge poi  il suo apice nella pubblicità delle poste norvegesi con Babbo Natale gay che si innamora.[4] 

In questa società, opulenta e insieme disperata, sembriamo essere sempre in bilico fra il cinismo, la modernità estremizzata, l’annullamento  di ogni ritegno … e la nostalgia per un ritorno al bagliore sicuro di un passato lontano, al ricordo reale o immaginario di remoti Natali. Fra questi ricordi, sicuramente c’è anche il presepe, c’è l’albero di Natale tradizionale, ci sono  le care consuetudini, le tradizioni e i  riti, non solo religiosi…ma anche i riti laici, diciamo, che ci vedevano impegnati in lunghe ore dedicate alle spese o  persino felici di fare la  coda nei  negozi, nei ristoranti, nei cinema… Oggi, in qualunque città, anche  la più piccola, le code non sono più davanti ai negozi, davanti ai ristoranti, davanti ai bar, le code sono davanti agli hub vaccinali; sono davanti ai centri in cui si effettuano i tamponi; sono, purtroppo, anche davanti a luoghi che dobbiamo per forza frequentare, come gli uffici postali o comunali, perché malauguratamente siamo in troppi sempre per poter essere chiusi in un’unica stanza, come eravamo un tempo. Simili provvedimenti che a qualcuno stanno stretti, dovrebbero essere invece, benedetti, perché, con l’uso delle mascherine, una delle armi che abbiamo, una delle poche disponibili , pare sia proprio il distanziamento. Mantenere un po’ di educazione, di distanza è anche una forma di rispetto. Il mondo è molto cambiato, un tempo era veramente impensabile che una persona con il volto coperto entrasse ad esempio in una banca. Oggi non è possibile accedervi se non si è provvisti di mascherina; altrettanto,  stendere una mano inguantata  era un gesto di grande maleducazione, onestamente oggi come oggi è preferibile.

Sicuramente in questo periodo si sprecano le battute più o meno divertenti, più o meno ironiche sugli auguri che ci scambiamo vicendevolmente. Inutile dire che sovente questi auguri hanno il sapore amarognolo delle frasi fatte, auguri ai quali rispondiamo con altrettante frasi fatte.  Invece di appiccicare meccanicamente  “a te e famiglia”… forse dovremmo farci altri auguri. La saggezza popolare dice che la salute è un   prezioso valore del quale non ci accorgiamo fino a quando non ci viene mancare. E oggi, veramente, più che mai, l’augurio che dovremmo farci vicendevolmente è quello della salute. Perché non è più “solo” la salute dei singoli, che pure è così importante … ma in questi due anni veramente terribili e angosciosi è messa in discussione e continuamente rimessa alla prova, la salute dell’intera Umanità,  nonostante gli sforzi immani fatti dalla Scienza. Quando  c’è la  salute, c’è quasi tutto… perché se si sta bene si va al lavoro, si produce, si va a scuola, si va al cinema, al ristorante,  a teatro, si ha voglia di incontrare gli altri, si fa girare l’economia… si ha desiderio e speranza per sognare e progettare il futuro.

Forse dovremmo ricordarlo di più, quando le restrizioni  adottate per contrastare il diffondersi del contagio ci sembrano più pesanti da sopportare, soprattutto in questi giorni di festa.  E rispettiamo  anche chi, magari tacciato di essere inguaribile nostalgico e retrogrado, ancora si commuove e s’incanta di fronte alla bellezza di un presepe, simbolo del grandioso  mistero che ha segnato la Storia dell’Umanità… e augura ancora Buon Natale e lo celebra, nonostante le  raccomandazioni di trasformarlo in “festa d’inverno”.

C’è posto per tutti e per tutto. O quasi.

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più agevolmente il giornale, andando direttamente all’articolo interessato.

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C’è posto per tutti e per tutto. O quasi.

A.D.Z.

Quale futuro attende gli italiani?

Massimo Nardi Solo la Scienza e la Medicina ci possano far uscire da questa pestilenza. Per questo, se il novanta per cento degli italiani, più o meno convintamente, si fa sforacchiare per avere un minimo di protezione e per limitare i danni di un eventuale contagio, la minoranza che non crede all’efficacia del vaccino non deve dimenticare il detto che recita così: la tua libertà finisce, dove comincia la mia!

Prepariamoci all’anno che verrà

Alberto Venturi

Volendo fare a tutti voi lettori e alla redazione di dabicesidice.it un augurio per l’anno che verrà, ho scelto cinque cose da lanciare dalla finestra per iniziare il 2022 in un modo nuovo.

Mancano i medici    

Paolo Danieli

Ma il numero chiuso a Medicina rimane. Parola di Ministro.  La logica vorrebbe che venisse programmato in base al fabbisogno di medici previsto negli anni a venire e che la programmazione sia gestita dal Ministero della Sanità. Invece no. Il numero lo ha sempre programmato il Ministero dell’Università

Guida a Sinistra

Ugo Volpi

Landini ha chiesto al Governo di ricordarsi con maggiore energia dei più deboli, in linea con la storia della Cgil, non a caso è il sindacato nato e cresciuto con i
valori della Sinistra.

Viviamo tutti in democrazie a sovranità limitata 

Redazionale

Vi siete mai chiesti che differenza c’è fra Julian Assange e Alexey Navalny? Entrambi sono accusati di essere dei sovversivi, di agire contro gli interessi del loro paese e di essere strumento di potenze straniere. Ad accusarli due paesi, gli Stati Uniti e la Russia, molto diversi fra loro, ma forse meno di quanto non appaia.

“”A Natale vorrei””

Renzo Cagliari
Caro Babbo Natale, quest’anno, in questo special Natale, non vorrei aver esagerato con i “”vorrei””

Presidente della Repubblica

Bulldog

Gli Italiani vogliono poterlo votare. Insomma, per l’elezione diretta del Capo dello Stato in Italia serve una dose più alta di maturità politica. Un booster modello Pfizer. Dal reciproco riconoscimento ad un ruolo diverso della Magistratura e dei partiti. Per questo, non glielo faranno mai fare Non se ne farà nulla, ci scommettiamo?

Buona settimana e buona lettura del n. 780 – 471.
A voi tutti, i migliori  auguri di Buon Natale e di un 2022 in salute e prosperità.

 

 

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