C’è la Cina Popolare dietro ai brogli elettorali americani?

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L’allarme viene proprio dai servizi segreti americani, i quali hanno rilevato un eccesso di attività proveniente da Shanghai (il centro della guerra cibernetica cinese) verso il partito democratico e il suo candidato alla presidenza. In particolare l’intelligence americana ha rilevato un intensissimo incremento della ciberattività di matrice cinese a cavallo del voto di novembre


Il presidente uscente, Donald Trump, sostiene che la sua sconfitta alle ultime elezioni è il frutto di brogli, mentre Joe Biden sostiene che questo non è vero e che lui e il partito democratico hanno agito onestamente. E se tutti e due avessero ragione? In tal caso, l’improvvisa crescita di voti a favore di Joe Biden, spezzando la schiena all’elefante repubblicano, potrebbe essere spiegata con l’intervento di hacker cinesi, più che russi. Da questo punto di vista i cinesi sono ormai imbattibili e hanno da qualche anno superato quelli russi.

L’allarme viene proprio dai servizi segreti americani, i quali hanno rilevato un eccesso di attività proveniente da Shanghai (il centro della guerra cibernetica cinese) verso il partito democratico e il suo candidato alla presidenza. In particolare l’intelligence americana ha rilevato un intensissimo incremento della ciberattività di matrice cinese a cavallo del voto di novembre, apparentemente tutta diretta a costruire una rete di comunicazioni di identità dissimulata intorno a Joe Biden, i suoi amministratori e i funzionari ad essi collegati. L’allarme fa seguito a quello lanciato martedì dall’ Fbi, il quale ha trovato tracce dell’ incursione di hacker cinesi nei principali siti elettorali.

Come scrive Flavio Pompetti su Il Messaggero di oggi: “Il nuovo presidente sarà presto messo a conoscenza dei dettagli di questa infiltrazione in atto, che il controspionaggio rifiuta al momento di articolare in pubblico. Biden è comunque ben cosciente della minaccia: nelle fasi iniziali della campagna elettorale aveva criticato Trump per la strategia di attacco, indeterminato e unilaterale nei confronti della Cina, e in particolare aveva promesso la rimozione dei dazi commerciali”.
Alla chiusura della corsa presidenziale la posizione di Biden era leggermente cambiata. Egli ha detto che lascerà i dazi intatti, almeno per i primi tempi, mentre cercherà di ricostruire dalle ceneri che il suo predecessore gli lascia, una coalizione internazionale di paesi interessati a respingere le violazioni più gravi che la Cina e le sue aziende commettono: il furto della proprietà intellettuale, e la contravvenzione delle regole sulla concorrenza”. Ciao, core, come dicono a Roma!

Washington, inoltre, ha approvato all’ unanimità una legge, che è già passata al Senato, e che impone una sorta di ultimatum alle società cinesi quotate a Wall Street. Esse saranno costrette a obbedire all’ obbligo di sottoporsi a un audit presso alle autorità statunitensi, oppure lasciare Wall Street. Una norma di assoluto buon senso. Questa omissione, nota il Messaggero: “ Ha permesso ad aziende del calibro di Alibaba e di PetroChina di raccogliere capitali negli Usa senza dover mostrare se sono società indipendenti o legate al governo centrale, oltre che ad occultare dati finanziari che sono offerti allo scrutinio dell’ agenzia dalle altre società internazionali”.
Forse è stata proprio questa sua decisione che ha focalizzato gli hacker cinesi verso Joe Biden, individuandolo come il male minore per gli interessi cinesi. Inoltre, il Partito Democratico, già da molti anni, il più vicino alle politiche globaliste e neoliberali che hanno fatto la fortuna della Cina Popolare.

Come possono gli hacker cinesi aver penetrato e controllato il sistema di voto? Una ipotesi è che lo abbiano fatto tramite la Dominion Voting Systems che è già stata tirata in ballo, il 25 novembre 2020, dall’avvocato Sidney Powell. Egli ha dichiarato di stare per presentare una causa contro al governatore repubblicano e segretario di stato della Georgia, il quale sostiene che vi è stata una cospirazione per frode elettorale.

L’accusa sostiene che il DVS ha modificato i voti espressi su un tabulatore in tutto lo Stato per elevare il conteggio a favore del candidato presidenziale democratico.
La DVS sostiene invece che questo è impossibile, perché ogni voto di un dispositivo del Dominio in Georgia è documentato su una traccia cartacea verificabile e crea un voto cartaceo verificabile disponibile per il conteggio a mano. Infatti, i conteggi manuali della Georgia, le verifiche indipendenti e i test delle macchine hanno mostrato che i conteggi delle macchine sono abbastanza accurati. Il loro sistema include infatti una scheda elettorale cartacea di riserva per verificare i risultati. Migliaia di funzionari elettorali in Georgia hanno appena completato il più grande riconteggio dei voti della storia americana utilizzando le schede cartacee prodotte dai dispositivi Dominion. Sempre secondo DVS i voti non possono essere manipolati da un tecnico, come sostiene Powell e questo sarebbe stato confermato dalle agenzie governative che hanno certificato le loro apparecchiature. Nonostante ripetuti conteggi e verifiche, non vi sono prove di alcun tipo che un sistema di voto abbia cancellato, perso o modificato i voti in Georgia, o in uno degli altri 28 Stati che utilizzano dispositivi della DVS. Essi si dicono certi che non ci sono state “violazioni di dati” del software da parte di nessuno, “per non parlare di attori stranieri disonesti e che i voti non vengono elaborati al di fuori degli Stati Uniti. Questi vengono contati e riportati dai funzionari elettorali della contea e dello Stato – non da Dominion, o da qualsiasi altra società di tecnologia elettorale. Ma questo è tutto da verificare per quanto riguarda ciò che chiamano “attori stranieri disonesti”.

La NSA (National Security Agency) non si esprime, come sempre, ma sono tenuti a riferire al presidente. Una delle strade più semplici battute dagli hacker cinesi potrebbe essere di spacciarsi per un fornitore di voto elettronico e ingannare i dipendenti del governo locale per far aprire documenti Microsoft Word invisibilmente contaminati da potenti malware che possono dare agli hacker il pieno controllo sui computer infetti. Dunque, l’uso di zombie. Se questo tipo di attacco avesse successo, l’autore avrebbe una capacità “illimitata” di sifonare gli elementi di interesse. Una volta che l’utente apre l’e-mail [allegato], l’aggressore avrebbe tutte le stesse capacità dell’utente e la quantità di dati filtrati sarebbe limitata solo dai controlli effettuati dagli amministratori di rete. Il furto di dati di questa varietà è tipicamente criptato, il che significa che chiunque osservi una rete infetta non è in grado di vedere cosa esattamente viene rimosso, anche se potrebbe essere in grado di capire che qualcosa è in atto. Nel complesso questo è solo un metodo di “media sofisticazione”, un metodo che praticamente qualsiasi hacker può attuare ma nel ramo di intelligence cinese “il vero limite è il cielo” per usare l’espressione di un loro dirigente.

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