C’è comunque un Matteo nel nostro futuro ?

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di Alberto Venturi

Il vero tema è se, chiunque egli sia, continuerà a creare signorie e principati, cioè a strutturare la nazione per oligopoli e centri di interesse, o se si preoccuperà di ridare fiato alla democrazia italiana e alle sue istituzioni.

 

Vi ricordate il Governo Berlusconi, quello dal 2008 al 2011, quando fu mandato a casa dall’Europa? Fra gli altri erano ministri Elio Vito, Umberto Bossi, Michela Vittoria Brambilla (ora dedita a proteggere le nutrie), Franco Frattini, Francesco Nitto Palma, Giulio Tremonti, Giancarlo Galan.  E il governo di Mario Monti che lo seguì? L’arrivo in pompa magna dei professori che lasciò stesa ‘bocconi’ la classe lavoratrice grazie alla Fornero, capace di perdere per strada 300.000 esodati? C’erano Piero Gnudi, Andrea Riccardi, Giulio Terzi Sant’Agata, Anna Maria Cancellieri, Paola Severino. E il Governo Letta, al quale il Matteo toscano aveva giurato fedeltà facendolo così cadere pressoché subito? C’erano Josefa Idem,  Mario Mauro, Fabrizio Saccomanni, Enrico Giovannini.

Il riassunto di nomi semillustri, ora dediti ad altro, poteva essere completato con altri del tutto ignori e sono passati soltanto 4 anni, per cui qualsiasi previsione sul futuro è del tutto fantasiosa, ma se si votasse oggi, in effetti, la corona andrebbe ad un Matteo o all’altro Ognuno dei due sta giocando al meglio la ‘sua’ partita, non necessariamente la partita della quale avrebbe bisogno l’Italia.

Matteo Salvini ha bisogno dei voti del sud, altrimenti dovrà mediare pesantemente con il centro-destra storico. Gli gioca contro l’apparentamento con l’estrema destra, ma gli gioca a favore lo spostamento al centro dell’Alfano group, che lascia scoperta un’area piuttosto abitata. Fa bene a non preoccuparsi di Silvio Berlusconi, ben sapendo che l’accordo ci sarà se al cavaliere conviene. Più forte arriva al tavolo e più la Lega potrà dettare le regole.

Matteo Renzi ha virato da tempo verso il centro, per presidiare l’area anticamente del pentapartito catto-laico, quasi la rinascita della grande balena bianca, ma così facendo comprime l’Ncd e i raggruppamenti più moderati che lo sostengono. Alla sinistra invece si aprono praterie da conquistare, che diventeranno strategiche se si arriverà alle elezioni con il fallimento delle manovre governative in termini di occupazione, sviluppo, qualità di vita, lotta alla corruzione. Non che per gli Italiani sia questo un tema eticamente presente, ma sta diventando economicamente insostenibile il rapporto fra rubato e sperperato con quanto prodotto.

Resta sempre valido il detto che chi sale velocemente continua a scendere, seppure con motto linguisticamente desueto, precipitevolissimevolmente (non è un canzone del film Mary Poppins).  Per cui potrebbe essere un Matteo ma anche un qualsiasi altro nome. Il vero tema è se, chiunque egli sia, continuerà a creare signorie e principati, cioè a strutturare la nazione per oligopoli e centri di interesse, o se si preoccuperà di ridare fiato alla democrazia italiana e alle sue istituzioni.

di Gianni Galeotti

Alla domanda rispondo: di sicuro, e questo Matteo non è certo Salvini. Grazie all’asse con Berlusconi, che ha annientato quel poco di centro destra e di opposizione che c’era rimasto fino al ‘Letta stai sereno’, la leadership di Renzi, al di la del consenso ballerino dei sondaggi, e al di là dell’onta del nominato non eletto, è destinata se non a rafforzarsi quantomeno a consolidarsi, nell’orizzonte temporale del 2018. La sua leadership è vincente perché è in continuità ideale, nelle forme e nei contenuti con quella di Berlusconi: dall’abolizione dell’articolo 18 all’ottimismo ed al sorrisetto sempre e comunque, fino ad arrivare alla riforma del Senato non più eletto dal popolo ma dalle segreterie dei partiti. Il centro sinistra, dopo anni di spirito perdente, ha avuto il suo Berlusconi, che ha la metà degli anni di quello vero ed ora il doppio di energia e determinazione. E giustamente, se lo tiene. Una leadership, quella di Renzi, che in questa ottica convince ancora anche una buona parte degli elettori di centro destra, ed ancor più di quanto possa fare un Salvini, nella sua massima forma. Il Matteo leghista, che parla alla pancia dicendo su immigrazione, tasse, Europa ed Euro, ciò che la gente vuole sentire, potrà al massimo rafforzare il suo ruolo di oppositore al governo, potrà continuare a garantirsi il Veneto alle regionali, arrivare al 12-15% (comunque sempre lontano anche dal 25% di grillo) ma non avrà mai riconosciuta, soprattutto dal centro destra moderato, liberale e conservatore, una capacità di Governo.

 

Fino a che Berlusconi, per i suoi interessi e non certo per quelli del centro destra, continuerà a legittimare Renzi, e a bloccare ogni iniziativa che nel centro destra vada al di la di la di lui, Renzi potrà stare davvero sereno. Garantendo poi capilista bloccati e cedendo sul premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, Berlusconi ha ipotecato ogni possibilità di vittoria per il centro destra, anche nel momento in cui questo iniziasse a ricostruirsi. Di fatto, tempi siderali. All’orizzonte, di leader di centro destra non ce ne sono ed il poco credibile annuncio del Cavaliere di volerne rilanciarne l’azione si scontra con la realtà dei fatti che evidenziano come sia stato lui, per precise scelte, a volere la morte e la distruzione del centro destra, quel centro destra che si, avrebbe potuto smontare Renzi, ancora prima della sua ascesa e potrebbe rappresentarne una concreta alternativa. Quel centro destra (ma ve lo ricordate?) fatto di Presidenti del Senato come Marcello Pera, che sull’integralismo islamico e sul relativismo della società ci scriveva i libri con il Cardinale e poi Papa Ratzinger; Il centro destra dei Martino, dei Frattini, dei Casero e dei Mantovano che sull’immigrazione scrivevano leggi e non slogan, e che Berlusconi, con la sua deriva, ha la responsabilità di avere fatto scappare, allontanare, in molti casi anche dalla politica. Quel centro destra di governo, da sempre maggioranza nel Paese, che Salvini non potrà mai rappresentare. Ci vorranno anni, anche nel post Berlusconi, perché quel centro destra, che era anche cultura di centro destra e di governo, con le sue anime liberali e conservatrici, possa rinascere dalle sue ceneri. Il Matteo Salvini, nel frattempo continuerà a fare il Salvini, forse peggio di quanto lo potrà fare Crozza. Potrà crescere, ancora un po’, ma solo se, e la cosa è certa, rimarrà opposizione. Per questo, Renzi, potrà davvero stare sereno ancora per un po’. E se un Matteo ci sarà nel futuro degli Italiani, questo parlerà toscano.

 

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