“C’è bisogno dei Celentani per ragionare?”

Condividi su i tuoi canali:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print
Condividi su whatsapp
Autore, attore, scrittore, comico, Alessandro Bergonzoni accetta tutte queste definizioni, che per altro, gli calzano a pennello. E’ stato a Modena nello spettacolo “Predisporsi al micidiale”, ma ha anche incontrato il pubblico, come ha già fatto nelle università, nelle scuole, nelle carceri, negli ospedali psichiatrici per parlare d’altro.

“Il teatro è una cosa, gli incontri sono un’altra, il piacere di rapportasi al pubblico è un percorso, parlare da soli, fare il proprio lavoro, è altro”.

Gli abbiamo posto alcune domande e il risultato è stato un ulteriore spettacolo.

 

Che cosa la fa ridere?

 

Mi fa ridere lo stupore, il bisogno di non capire, la magia delle idee, il sorriso, la vecchia che cade sulla banana e finisce sopra ad un autobus, tutto quello che non è imitazione, tutto quello che non è parodia, quello che non prevedo. Mi fa piacere questa domanda perché tocca per me un tema violentissimo. Nello spettacolo uso una volta la parola “stronzo”, una volta la parola “sfighè”, e sento che a quel momento la gente prende un proprio binario per liberarsi un po’. Ancora nel 2006 nelle librerie c’è ancora qualche relatore che per rompere il ghiaccio comincia a parlare e per esempio dice Sua Altezza citando Berlusconi…  ah se potessi andare dai Nas e dire “Venite con me, adesso entriamo in queste librerie, in questi posti e li portiamo via, puliamo”!. Qualcuno potrebbe dire che non sono democratico, ebbene culturalmente non sono più democratico, è il momento di fare dei girotondi per l’arte e la cultura, in questo caso scenderei in piazza, farei manifestazioni  importanti contro la guerra, per le leggi sul lavoro, contro la violenza alle donne, per i rapiti. (mi piacerebbe discutere su chi è rapito e su chi si fa rapire, il rapporto tra giornalismo e vittimismo, mi piacerebbe parlare del rapporto tra morire eroico, tra essere veri, tra essere nominati per una via). Credo però che sia ora si scendere in piazza per l’arte e la cultura.

 

Cosa la fa arrabbiare?

 

Quel certo pubblico che si lamenta di ciò che vede, ma alimenta ciò che vede, lo vuole ciò che vede, lo lavora. Trovo folle che la gente, in una trasmissione televisiva dove si spendono miliardi e crede di fare giornalismo come Ricci, rida della presa in giro ad esempio di uno che imita Montezemolo. Perché si confonde il ridere col deridere? Anche io vedo “Striscia la notizia” con i miei figli, e se vedo uno che cade nella papera e con la testa entra in un macinino da caffè, rido. Ma non sto ridendo, sto deridendo!. Perché si confonde il prendere in giro con la satira, l’arte del saper fare teatro col cabaret, l’intrattenimento con la rivista?. Sveglia, gente! Se in una minestra ci troviamo una parrucca, ci alziamo, andiamo dal ristoratore, e gli diciamo “io non pago, si vergogni” facciamo una scenata, sputtaniamo questo ristorante e non ci torniamo più. Tristemente vedo che ci sono dei piatti della cultura italiana non dove ci sono delle parrucche, ma degli orsi di pelo e la gente li mangia, li guarda e ciò che è peggio li fomenta. Non solo, diciamo “un orso nella minestra, ma che schifo!”, ma cominciamo e continuiamo a mangiare. La gente che torna dal lavoro stanca mica dice “vado a vedermi Bergonzoni, Moni Ovadia, Ascanio Celestini che mi stanco, vado a casa e mi distraggo, merda il lavoro!” Quindi dopo una giornata di merda guarda la tv, una merda di tv . Per trasmissioni come “Domenica in” ci arrabbiamo, per come ridiamo male, per come sono stupidi: Per come fanno le trasmissioni, dovrebbero essere denunciati, sono 20 anni che fanno quella roba, e sembra innocua!. Qualcuno ha detto “La banalità non è innocua, crea violenza” certo crea follia negativa.

Allora rido io per altre cose, non perché sono fighetto, non perché sono snob, oppure anche perché sono snob. Se essere snob significa pretendere altro, piatti di minestra differenti, allora sono abbastanza snob.

 

Siamo un popolo volutamente o disperatamente ignorante?

 

Disperatamente non credo. Noi possiamo avere un’anima, avere uno spirito, possiamo avere altro e oltre. Me lo insegnano tante cose, non sto a fare del patriottismo culturale o radicato per dire come c’è sui giornali “Il made in Italy”, andassero a farsi.. quelli del made in Italy, e la pizza , il mangiare, il dormire, gli alberghi, il turismo made in Italy. Dobbiamo capire che il made in qualcosa deve essere con un’interiorità diversa, ma certo che la Ferrari è importante, la Loren è importante, ma forza di andare avanti a Sophia Loren, a Tomba e a pizze ci stiamo bevendo il cervello. Un popolo può essere anche qualcosa d’altro. Il fondo per le arti e lo spettacolo è stato tagliato allora dico che siamo volontariamente ignoranti. Abbiamo osannato Celentano, che può avere tutto il merito che vogliamo, ma è semplicemente perché il resto è guano e quello risulta un fiore prelibato. Ma abbiamo bisogno dei Celentani per ragionare? Se durante la guerra mangio una suola, c’è questa e si magia questa, ma è una suola, ma non posso dire che è una bistecca, la forza della volontà della non ignoranza dovrebbe indurci a dire “scegliamo”, scegliamo in politica, per i figli, scegliamo per i vestiti, per l’auto. Vogliamo spendere questa scelta, questa forza interiore anche per poter dire non ci sto più? La scelta di essere volontari ignoranti, la condivido, l’importante è che si sia consci e liberi di questo. Se si vuole ridere col Bagaglino, bene. Sono molto più onesti perché dicono “noi ridiamo con questo”. Il dramma è che chi ride con Striscia dice “Rido perché è il giornalismo alternativo”. Il Gabibbo, con tutto il rispetto, è stato premiato nella stessa categoria di Enzo Biagi. Non è ignoranza di estrazione, è ignoranza di volontà. Ci sono delle multe culturali?

 

Cosa pensa di Beppe Grillo e del suo blog?

 

Averne! Ha smesso di fare il comico, fa il recensore sociale, civico, il fustigatore e il predicatore sociale e io lo ringrazio per quello che fa. Solo che la gente quando vede i suoi spettacoli esce e ride, dice “Ha detto quella roba sulla banca tale, su Veronesi, che simpatico!” Grillo è documentato e a me non farebbe ridere se sapessi che la ricerca è dettata, come dice lui, dagli interessi delle aziende farmaceutiche. Eppure la gente ride!

E’ giusto allora il blog, è giusto che quella sia una nuova televisione, è giusto che sia una proposta alternativa.  Ma ha ragione Luttazzi quando dice “Lì vogliono dei capi” perché è vero che vogliamo un capo popolo, vogliamo qualcuno che ci dia la giustizia, c’è poca libertà, ma in questo momento di libertà finta, preferisco scegliermi un uomo che scelgo democraticamente e che nessuno mi impone e che mi racconta delle cose, che posso verificare. Quando Grillo parla di Rita Levi Montalcini mi riferisce di documenti che posso almeno al 90% verificare. Quando parla della beneficenza,  di Enimont, della Tim, posso andare a vedere. Ma se puoi noi vogliamo mettere la testa dentro la sabbia, è una scelta. L’importante è che sia una scelta e che non ci si lamenti più.

 

Lei ha mai fatto satira, perché?

 

Non ho mai fatto satira, in questo momento rispetto chi la fa veramente, chi la fa per finta non li sopportavo prima, li sopporto ancora meno ora. Divento triste quando sento dire che noi comici viviamo perché esistono certi politici.

 

Cosa sono per lei arte, cultura..?

 

Non sono un passatempo, sono una condizione vitale di un essere vivente.Mi piacerebbe pensare che la gente va ad una mostra, non per rifarsi la bocca e gli occhi e la sera poi continua a vedere laidume, ma perché ha voglia di cambiare. Mi piacerebbe che la gente andasse al festival della letteratura, della filosofia, non per dire “Ho visto Caio, Pinco Pallino…” Vorrei ci fossero delle diversificazioni, ripeto coltivare l’intelletto non è un passatempo.

 

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...