…Cave e Affari per pochi…

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Il Regio decreto regala il territorio e limita la Democrazia: così denuncia Emilio Salemme mettendo le dita in piaghe anestizzate che la popolazione non avverte!

L’ attività estrattiva, in Italia è senza regole. Quasi 6mila cave attive e 10mila abbandonate: nessuno sa con esattezza quanto si estrae, i controlli sono scarsi e chi scava paga pochissimo le concessioni.

Così mentre nel resto d’ Europa si riciclano ghiaia e inerti, da noi è più conveniente ricorrere alla ruspa. E quando la cava si esaurisce, diventa una discarica.

Le regole per chi cava sono ancora quelle del Regio Decreto del 1927. Da allora non vi sono stati interventi normativi.

Nel 1977, i poteri  in materia di cave sono stati dati alle Regioni , in realtà le autorizzazioni le danno i Comuni senza consultare i Cittadini.

E’ rimasto inapplicato un comma della Finanziaria del 2002, che invitava le Regioni, entro il 31 marzo di quell’ anno, ad adottare le disposizioni necessarie al fine di utilizzare una quota NON inferiore al 30% di materiali di riciclo.

L’ Olanda il Belgio e la Danimarca riciclano oltre l’ 80% dei rifiuti da costruzione e di demolizione, in Italia, invece, solo 8%.

Inoltre c’è la cattiva pratica delle cave a prestito o a progetto, che si concretizza in un enorme affare per i cavatori.

Leggere queste cifre, ( fonte Legambiente 2008) che, spalmate sul territorio modenese e regionale,( 324 cave attive in Emilia Romagna) danno l’ idea del grosso affare che pochi fanno a danno delle popolazioni che non sono mai interpellate per decidere sul destino del paesaggio e del territorio.

Il Regio decreto, in materia di concessioni minerarie non prevedeva la consultazione delle popolazioni.

La legislazione andrebbe aggiornata perchè le esigenze sono diverse e i Cittadini devono partecipare alle Governance dei loro Comuni come prevedono le Direttive Comunatarie e la Convenzione Europea del Paesaggio, Firenze 2000/2004 e l’ art. 132 del D.lgs 42/2004 – Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – .

Il caso modenese non si distingue dal resto d’ Italia.

Oltre 100milioni di metri cubi da cavare, con una devastazione paesaggistica enorme, pericoli per le falde che verranno inquinante, senza avere INFORMATO e COINVOLTO le popolazioni!

La Consulta per la Tutela del Paesaggio e dell’ Ambiente ha presentato le osservazioni sul PIAE contestando la poca Democrazia utilizzata per dare il territorio, che è di tutti, a pochi.

 

Il Presidente della Consulta per la Tutela del Paesaggio e dell’ Ambiente

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