Casa delle Libertà: eppur si muove

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Nel numero scorso di Bice è stata pubblicata l’intervista a qualche esponente modenese della CdL. Leggendo alcuni commenti traspare, al loro interno, una sorta di inquietudine. Abbiamo cercato di capirne di più.

Un esponente dell’ Ulivo ci ha sentenziato: “ Nella Cdl sono ormai alla frutta. Si stanno sgretolando. Tutti attaccano la Bertolini, ma nessuno vuole apparire come il suo assassino. Il comportamento ambiguo dell’Udc non è apprezzato ma per ragioni di equilibrio nessuno scaglia la prima pietra. An è poca cosa e anche dentro la Lega ci sono alcuni problemi.”

Ovviamente non potevamo dare valore e credibilità allo stato di salute reale della CdL. con le diagnosi degli avversari

Abbiamo cercato una coscienza critica, un militante che ci presentasse la situazione in termini reali e ci fornisse una sua lettura politica abbiamo invece trovato bocche cucite. Nessuno si espone in prima persona, nessuno che ufficialmente si mette contro.

E’ però solo facciata, appena gli si propone l’anonimato ecco che sono disponibili a parlare. Ecco, queste annotazioni raccolte fra i militanti della Cdl possono dare uno spaccato interessante di quello che la base del centrodestra pensa dei propri capi.

F.I.

 Come ormai si intuisce anche nei post inviati a Bice, in Forza Italia serpeggia un certo malcontento. Isabella Bertolini continua a veleggiare sul filo del rasoio nonostante quello ammesso la settimana scorsa.

 «Deciderà il Presidente cosa fare del coordinamento».

 La sua avventura, per molti, dovrebbe giungere al capolinea ma è emblematico quanto sostiene un’iscritta di vecchia data.

  «Isabella è brava, ha doti superiori alla media, altrimenti Berlusconi l’avrebbe già fatta fuori. Purtroppo paga atteggiamenti sbagliati verso gli altri del partito. Comanda come un padre padrone, non si può intavolare una discussione perché subito si impunta e fa valere il suo ruolo. Cambiare? Io sarei pronta già oggi ad un cambiamento ma so che difficilmente potrà arrivare. Il motivo è uno solo: dietro di lei non c’è nessuno. O meglio, nessuno è attualmente in grado di prendere in mano il coordinamento regionale. Non ci sono leader carismatici che la possano sostituire».

 Sulla stessa lunghezza d’onda un altro modenese che prova ad intravedere un sostituto, ma smentendo da subito la sua intuizione.

«La Bertolini si è bruciata da sola, appena i dissidenti sono stati bruscamente estromessi da Forza Italia. Ci vorrebbe un rinnovamento. A me Leoni non dispiace, anzi no. E’ attivo, gli va dato atto. Non c’è problema di cui non si interessi, ma io lo definirei insipido. Non è un leader da primo partito nazionale, è un valoroso scudiero e nulla più. Speriamo che venga convocato un congresso e attendiamo sorprese positive, ma secondo me dobbiamo continuare a convivere con il meno peggio che al momento significa l’accoppiata Bertolini-Leoni».

 

 Il dissenso emerge altrettanto forte in casa Udc. Questa volta non è però indirizzato a Carlo Giovanardi, considerato dai suoi iscritti una persona coerente, ma l’obiettivo è spostato verso gli altri due leader maximi, Casini e Follini. Davanti a via Sgarberia, sede del partito geminiano un capanello di veterani sentenzia.

«Noi siamo con Giovanardi. Non abbiamo intenzione di morire né comunisti né prodiani. E’ stata fatta una scelta anni fa, si sta con la Cdl anche se qualcosa va rivisto. Siamo pronti al dialogo, ma sempre con un unico fine, tornare a governare il prima possibile.

Con Berlusconi ancora leader?

Vediamo, se si fa da parte sarebbe un gesto di nobiltà. Però non possiamo accettare le uscite di Follini e Casini. Soprattutto il secondo deve decidere. Picconare i muri della propria casa non è bello, o si restaura per migliorarla oppure la si abbatta e la si ricostruisca».

 Ma con i deliziosi signori che ci intrattengono si passa anche a parlare di Telecom e del Papa.

«Il caso Telecom è un autogol di proporzioni gigantesche. Il Governo si dovrebbe dimettere per questo scandalo. Evidentemente Prodi non ha perso il vizio di mettere il naso degli affari privati. E poi si parla di conflitto d’interessi. Lui dovrebbe badare a fare i suoi interessi che sono quelli di far andare l’Italia. Siamo con il Papa, ci mancherebbe. Ha detto che le sue frasi sono state fraintese, ma noi non avevamo dubbi. A questo punto il passo per la riconciliazione la Chiesa lo ha fatto, aspettiamo che arrivi anche dall’Islam. Perché non è possibile che noi ci dobbiamo sempre scusare e loro invece usano ogni pretesto per accoglierci con le bombe in mano. Non dimentichiamo che le Chiese in Medio Oriente sono state date alle fiamme e una suora è stata uccisa».

 

 La Lega.

Il popolo padano modenese è giunto ad un bivio. I gazebo in piazza non bastano più, o meglio possono essere il punto di partenza. Serve una chiara strategia politica.

«Siamo compatti – ammette un giovane padano della Bassa – Manfredini è il nostro punto di riferimento ma dobbiamo migliorare. Secondo me siamo tutti uniti dagli ideali ma lavoriamo ancora poco in simbiosi. A Sassuolo, dopo la morte di Titti, siamo rimasti spiazzati. Mauro Guandalini è una persona onesta ma si sta facendo come del resto stiamo migliorando noi. Siamo ancora inesperti, ma dobbiamo sopperire all’inesperienza con l’entusiasmo e la voglia di fare. Sassuolo è una città calda dove dovremo sbancare. Pattuzzi e i suoi non riescono a migliorarla e allora ci sono tutte le premesse per potersi insinuare nel malcontento della brava gente. Dopo il caso del marocchino picchiato la Lega è tornata al silenzio. Speriamo che Mauro e i suoi uomini possano combattere senza indugi. La gente li premierà, ne sono convinto, ma bisogna fare, fare e fare».

 

E allora l’unica isola felice è Alleanza Nazionale. Al momento pare proprio di sì, perché a parlare con i circoli di provincia, la base, il partito non ha problemi interni e aspetta di conoscere l’evolversi delle intricate vicende che riguardano gli altri amici. Ma a questo ritornello siamo già abituati. Vuoi mai che anche in An qualcosa si stia movendo?

 

 

 

 

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