Carta moschicida

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“…ci sono cose che non vengono misurate né espiate, in pochi miserabili anni… la Storia ha un respiro millenario, e le azioni umane, invece, nel bene e nel male, riecheggiano per l’Eternità”
art. di A.D.Z.

Bice non è un quotidiano e nessuna  testata  comunque potrebbe mai competere con la velocità e l’immediatezza delle notizie che, in tempo reale, fanno il giro del mondo, grazie alla Rete.(1)

Ma non è possibile, tuttavia, anche a distanza di alcune ore, tacere dell’evento che, per molto tempo, dominerà nei discorsi, nei dibattiti e nelle varie trasmissioni di approfondimento, oltre che, naturalmente sulla carta stampata: la fine di Gheddafi e tutto ciò che per la Libia, l’Europa, gli Usa e altre nazioni ancora, essa significherà.

Molte sono le azioni delle quali un capo sanguinario e assoluto come pochi deve rispondere,  non  solo davanti a Dio, o Allah, o alle sue vittime,  ma davanti  alla Storia.

Eppure ho un moto di repulsione davanti a chi gioisce davanti alla barbarie, l’ennesima, quella di un tiranno massacrato… proprio come molti dei suoi “colleghi” in ogni tempo, vittime dei loro errori o delle loro terribili colpe; colpe che hanno esasperato e abbrutito, fino a  renderli simili a bestie sanguinarie,  gli uomini che prima  servilmente li osannavano e li temevano.

Sarà, quella suo malgrado impartita da Gheddafi, una lezione  per qualche  aspirante tiranno, per qualche politico  voglioso di potere assoluto?

Non credo, perché i tiranni, come le mosche, sono stupidi e immemori. Crudeli, certo, ma allo stesso tempo stupidi, come le mosche che, incuranti,  ancora si ostinano ad entrare in una stanza in cui la terribile carta moschicida ha fatto strage di loro simili.

Ci sono lezioni che, per quanto chiare,  alcuni evidentemente non imparano mai.

Naturalmente non ci si può fare più nulla, dato che per Gheddafi è stata pronunciata, e frettolosamente eseguita,  una sentenza definitiva, e abbiamo visto in quale atroce modo.

Ma, ripeto, non per clemenza, ma per giustizia,  sarebbe stato più giusto, anche verso tutte le persone che ha fatto morire, e variamente soffrire, che passasse il resto della sua vita in carcere.

A meditare, sulla vita, sulla  morte, sul potere e sull’effimera durata di esso, anche quando, misurato con i tempi umani, dura abbastanza a lungo, come il suo, un potere durato quarantadue anni.

Ma ci sono cose che non vengono misurate né espiate, in pochi miserabili anni… la Storia ha un respiro millenario, e le azioni umane, invece, nel bene e nel male,  riecheggiano per l’Eternità.

Non solo quelle dei tiranni, quelle di tutti.

E questo dovrebbe farci riflettere sull’inutilità di tante cattiverie, sull’assurdità di tante  azioni vili e meschine, sulla vanità assoluta di molte nostre aspirazioni…E dovrebbe indurci alla rettitudine, alla civiltà, al coraggio e alla gentilezza dell’anima, dote questa fra le più rare.

Ma, forse, anche noi siamo come le mosche.

 

 A.D.Z.

© Riproduzione Riservata

 

 (1) 20.10.2011

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