Caro Dieffe, rispondo

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Il Direttore di Bice, Alberto Broglia, risponde alla Redazione.

Caro Dieffe,

                               per un attimo ho temuto il peggio. Ho temuto che mi chiedesse (ma da quando ci diamo del lei?) una previsione sulla vittoria della schieramento politico A o B, oppure il nome del prossimo sindaco di Modena. Poi mi sono dovuto ricredere; in fondo, conoscendo la Sua acuta sensibilità nei confronti dei problemi politici, non avrei dovuto temere richieste di siffatti pronostici, anche se i punti di sospensione con cui si conclude questa Sua prima parte: “… per esempio vorrei sapere …”, sono lievemente inquietanti. Confido tuttavia che nella seconda parte mantenga la Sua benevolenza e la Sua prudenza.

Vengo invece in medias res, come si diceva temporibus illis.

“Calma piatta” nonostante l’approssimarsi del fatidico D-Day, dice Lei;

“non dimenticate che Modena è una città culturalmente conservatrice”, affermano gli amici indigeni;

“in sessant’anni, chiamata alle urne una dozzina di volte ha sempre confermato la guida della città alla medesima parte politica! Record mondiale!”.

Non se n’abbia a male, ma dissento un po’ su tutto.

“Sostanziale calma piatta nonostante il profilarsi di questo importante appuntamento ormai dietro l’angolo”: percepisco disorientamento, malessere, molto malumore e insoddisfazione nelle persone dotate di un certo equilibrio. Irritazione, indignazione, collera, cocente delusione, frustrazione et similia in coloro che sono più coinvolti, o per passione politica, o perché particolarmente toccati dalla situazione contingente in cui sono costretti loro malgrado a vivere, o per entrambe le componenti. Ma non percepisco calma piatta. Quanto al D-Day, mancano ancora mesi, di che vuole che si discuta? Sarebbe come pestare l’acqua nel mortaio; quindici, al massimo trenta giorni di chiacchiere elettorali sono anche troppi: le tiritere sono sempre le medesime e la gente, anche la più “conservatrice”, se n’è ormai accorta e sopporta sempre meno.

A proposito di Modena, definita dagli amici indigeni “città culturalmente conservatrice”, preferirei sostituire quel “culturalmente” con “ideologicamente”: mi sembra che suoni meglio.

“Sessant’anni di medesima parte politica alla guida della città!”: Record mondiale”.

Ebbi qualche tempo fa la fortuna e l’onore di conoscere Herr Johann Dettendorfer[1]. Solido uomo d’affari proprietario di un’altrettanto solida azienda di spedizioni, attiva dal 1484. Herr Johann Dettendorfer è il quinto borgomastro di Nu ß dorf am Inn[2]: i suoi avi hanno amministrato Nu ß dorf per oltre centocinquant’anni. Il paese, con circa tremila abitanti, è un piccolo gioiello, tant’è che ha vinto un concorso nazionale che premia i comuni meglio amministrati che abbiano meno di centomila abitanti. Meglio amministrati in tutti i sensi con risultati visibili e tangibili. Centocinquant’anni non sarà forse il record mondiale, ma certamente è un bel record. Significa che gli abitanti di Nu ß dorf am Inn hanno riconosciuto la capacità e l’onestà amministrativa della dinastia Dettendorfer e che, conseguentemente, hanno rinnovato democraticamente di volta in volta la loro fiducia una quarantina di volte consecutive.

Perché dunque si stupisce che i Cittadini di Modena, e non solo di Modena, abbiano concesso sistematicamente per oltre sessant’anni la loro fiducia agli amministratori della “medesima parte politica”? Si vede che sono contenti e soddisfatti della capacità e dell’onestà di quegli amministratori. E se lo faranno anche questa volta vuol dire che gli amministratori attuali meritano ancora la loro fiducia.

E “Bice come si deve comportare?” E me lo chiede? La risposta l’ha già data Lei, caro Dieffe: “DaBiceSiDice” vuole essere un mezzo di informazione per approfondire problemi importanti (a volte nascosti) della provincia e della nostra città – per creare le condizioni per un dibattito sereno e ampio tra posizioni diverse – per riconoscere il diritto di parola a coloro che di solito non riescono a farsi sentire pubblicamente – a promuovere un ulteriore modo corretto di fare informazione.” Perfetto: equilibrio fra le parti e diritto di parola per tutti. Quanto al modo corretto di fare informazione per riprendere le Sue parole “sappiamo bene entrambi che oggi siamo soggetti al dominio della comunicazione che vince sulla corretta informazione”. Direi che “sembra vincere”, e ciò avviene solo perché la comunicazione latra di più e si utilizzano termometri idioti. Quante volte per distrazione o altro ci capita di assistere a trasmissioni indecenti, indegnamente faziose, stupidamente false, terribilmente cretine. Eppure la nostra virtuale attenzione a quella trasmissione contribuirà ad elevare l’audience e, quindi, il presunto “successo” della medesima. Lo stesso dicasi per giornaloni e rivistone. Sono stato abbonato per più di un lustro ad una rivista “orientata” e per oltre dieci anni ho acquistato un paio di quotidiani “indipenden
ti”: condividevo circa il trenta per cento di ciò che leggevo. Quando la percentuale è scesa sotto il venti, ho smesso di gettare al vento i miei soldi. Purtroppo non lo posso fare con i programmi televisivi RAI. Posso evitare di assistervi, ma non di gettare al vento i denari per pagare l’ignobile balzello. La Rai è ridotta da decenni ad un carrozzone circense con saltimbanchi, giocolieri e clown; una sorta di tender colmo di carbone agganciato alla locomotiva di turno. Spettacoli degni non se ne vedono più. La cultura non sanno neppure dove stia di casa. Eppure il carrozzone si regge e non fallisce grazie all’ignobile balzello (pagato sì e no dal 50% degli italiani) e ad una smisurata quantità di pubblicità. Per non parlare delle sovvenzioni più o meno occulte ricevute dai partiti.

Sono tuttavia convinto che l’informazione praticata in modo corretto, rispettando la verità dei fatti, chiamando le cose e gli eventi con il loro nome, distinguendo bene fra i fatti e le opinioni, finirà col vincere sulla comunicazione dei giornaloni, di certa tv spazzatura e della comunicazione manipolata in genere. Ci vorrà tempo, ma punto sull’intelligenza dell’uomo, intelligenza nella quale, nonostante lo sconfortante panorama, continuo a credere.

L’informazione oltre che corretta deve essere equilibrata: equilibrio fra le parti e libertà di espressione per tutti dicevamo prima. Orbene, temporibus illis: anni ’60, ’70 e ‘80, proclamarsi antifascista dava diritto alla conquista dell’etichetta “sono di sinistra”; proclamarsi anticomunista equivaleva ad essere etichettati come fascisti. Oggi Lei mi dice che le cose non sono di molto cambiate: mutano solo gli aggettivi. Me ne sono accorto anch’io, ma non so che farci.

Ritengo che per Bice sia un merito, un vanto avere critiche da ambo gli schieramenti. Non tanto il plauso, quanto la condanna da ambo le parti contendenti, infatti, è la conferma che l’equilibrio faticosamente cercato è stato raggiunto. Molti sono i Lettori visceralmente coinvolti nell’agone politico, ma ancor più numerosi sono quelli che in silenzio, magari senza mai commentare, leggono, sottopongono ad esame critico il contenuto, e, forse, apprezzano i nostri sforzi per mantenere equidistanza e correttezza nell’informazione.

Politicamente parlando tra le vie di Modena o di Sassuolo non emerge alcuna novità di rilievo riguardo alle prossime scadenze elettorali, almeno per ora. Forse i sessant’anni di monopolio hanno precluso e soffocato sul nascere la crescita di culture politiche dissenzienti: si è levata e si leva qualche rara voce isolata, ma nulla di più organico. Almeno per ora. Fermenti e lieviti sì, ma è presto per sapere come sarà l’annata e se il vino sarà buono.

Per concludere: i Cittadini dovrebbero avere la maturità intellettiva per analizzare con onestà l’operato degli amministratori attualmente in carica. Con onestà significa valutare gli errori, la gravità degli stessi, la loro eventuale volontarietà, la capacità di affrontare i problemi e di risolverli al meglio. E poi valutare le attenuanti, se ve ne fossero. Se il bilancio è oggettivamente positivo, perché non ridare fiducia a chi ha operato bene? Se il bilancio è negativo non si dovrebbe esitare: dare fiducia ad amministratori nuovi che sicuramente, proprio per essere nuovi, faranno l’impossibile per amministrare bene.

In caso di dubbiosa incertezza l’elettore dovrà fare una scelta più difficile, ma deve farla, o perderà il diritto di lamentarsi e di criticare. Siamo chiamati una sola volta ogni cinque anni a giudicare l’operato dei nostri amministratori: decidere lasciandosi condizionare solo dal tifo, dalla casacca, in modo, mi si passi il termine, uterino, non può fare bene alla società, anzi, fa solo male. La politica, il governo della polis, non è e non deve essere una partita di calcio. È qualcosa di più serio.

A presto, caro Dieffe. Ad maiora.

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