Caro Borghezio oggi non servi più ma ieri facevi comodo

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Fra cambi di maglia qualche esclusione e pochi candidati di rilievo cosa dire? Tiremm innaz. Il Sindaco di Scano di Montiferro non ha altro da fare che pensare di cambiare la toponomastica del paese?

 


Se Matteo Salvini ha deciso di non ricandidare Mario Borghezio alle prossime elezioni europee avrà le sue buone ragioni. Tuttavia, si poteva fare con un po’ più di stile e di forma, cosa che, però, è sempre mancata in questo movimento, anche se oggi è premiato dai sondaggi elettorali. Ricordo la frase d’Indro Montanelli: – Turatevi il naso e votate DC -. In effetti, la Lega ha saputo giocare meglio le sue carte sull’immigrazione e sulla sicurezza e adesso viaggia con il vento in poppa. Giocate queste carte, però, ora ha bisogno di un rassicurante doppio petto (la citazione non è mia, viene da lontano). Quindi, accantoniamo quelli che ricordano i tempi di “Roma ladrona” o che hanno detto anche di peggio. Largo al nuovo!  Vabbè, io, comunque, voglio ricordare Borghezio con un aneddoto. Correva l’anno 1994 e a Tuscania, ridente cittadina della Tuscia, il Sindaco di centro-destra Regino Brachetti, sollecitato dal segretario nazionale dell’Alleanza Monarchica Franco Ceccarelli, decise di intitolare un parco comunale a Umberto II ultimo Re d’Italia, cosa assai rara in tempo di Repubblica. Il gesto era dovuto al fatto che durante il terremoto che colpì Tuscania, i primi aiuti arrivarono, tramite il Ministro della Real Casa Falcone Lucifero, proprio da Umberto II che era in esilio a Cascais. Il Governo Berlusconi decise di mandare un rappresentante. Chi poteva inviare se non un leghista? Così, a salire sul palco per i discorsi ufficiali, toccò al piemontese Borghezio. Fu un successo (conservo ancora il video), specialmente quando il deputato terminò con la frase: – Viva Re Umberto -.

Rimanendo in tema di Re, apprendo dall’Unione Sarda che Antonio Glores Motzo sindaco di Scano di Montiferro, paese della Sardegna, vuole abolire le vie, le piazze dedicate alla dinastia dei Savoia che, ricordiamo, per un periodo furono Re di Sardegna. Ora, mi sono fatto un giro sul web per capire di che cosa si parla. Il giovane Sindaco tiene 37 anni, ed è stato eletto udite, udite con 514 voti, la sua rivale 503, schede bianche e nulle 18 e 536 elettori sono rimasti a casa (in sostanza hanno vinto loro, gli astenuti). Un plebiscito (si fa per dire), per cui, il ragazzotto, decide di fare qualcosa di forte per farsi nuovamente rieleggere. Ma che cosa? Pensa e ripensa, ecco l’acuta idea. Ma certo, aboliamo le vie e le piazze dedicate ai Savoia. Però, signor Sindaco, non dimentichi la storia di una nazione e del suo popolo. Se in Russia hanno fatto santo Nicola II e a Ekaterinburg, dove fu assassinato insieme a tutta la famiglia e accompagnatori, hanno costruito una cattedrale, questo, forse, le dovrà pur dire qualcosa. La storia patria di una nazione e di un popolo, non si fa né con i se, né con i ma. Bella, o brutta che sia, si può criticare, o osannare, a secondo di come si vuol leggere. Come la storia della sua bella isola. Sì, perché nel referendum del 1946, la Sardegna diede la vittoria alla monarchia, anche nella sua provincia, che allora era Nuoro. Non solo, ma anche nel suo paese, con il 63,3% dei consensi. Come la mettiamo? Non vorrà fare un torto ai nonni o ai nonni dei suoi elettori? Un’ultima cosa: nel suo paese, non c’è qualcosa di più importante da fare? Che so, una strada da riparare, un giardino pubblico da rivitalizzare, pensare d’incrementare il turismo, specialmente quello religioso visto che ci sono tante chiese e oratori, ecc… Sono sicuro che con un po’ d’impegno lei potrà essere ricordato per un qualcosa di più valido che cambiare il nome a vie e piazze.

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