Cara Francia, no vendita sottomarini no party

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Attenzione: la mancata vendita all’Australia dei sottomarini non può essere vista solo dal punto economico. Ha anche altri sviluppi tra cui quelli politici.

 


Sono una bella cifra i 56 miliardi di euro persi dalla Francia per la fallita fornitura di dodici sottomarini all’Australia, ma personalmente non me ne dolgo più di tanto. Uso un tormentone in voga fra i  giovani: godo come un riccio.  Lo schiaffo finanziario, ma anche politico, rifilato alla grandeur francese dagli Usa, fa parte della nuova strategia politica americana nei confronti degli alleati europei del Patto Atlantico/Nato, creato nel 1949 a contrasto dei nuovi scenari militari e politici nati dalle rovine della II Guerra mondiale. Accordo che doveva bloccare le mire espansioniste dell’Unione Sovietica, una delle nazioni vincitrici del conflitto. Un breve riassunto. A quel tempo c’era poco da scegliere. In un istante l’URSS aveva fagocitato ampi territori della Germania e della Polonia (che a sua volta si era “rimborsata” con altre zone della Germania) e imponendo la dittatura del proletariato in altri stati dell’Europa come Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria, l’Albania, oltre alle tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia, Lituania. La Germania nel 1949 fu divisa in due. Quella chiamata BRD, di stampo liberale, l’altra, DDR, di marchio marxista. Divisione durata fino alla caduta della dittatura comunista in Russia. Inoltre, anche la Grecia rischiava di fare la stessa fine delle nazioni sopra citate causa una guerra civile scoppiata fra le forze partigiane comuniste, rafforzate dal supporto ricevuto prima dalla Jugoslavia e poi dalla Russia, mentre l’esercito del governo legittimo era sostenuto, prima dalla Gran Bretagna e poi dagli USA. Per finire, lo stesso regime comunista di Tito in Jugoslavia, prima dello strappo con Mosca, era usato come forma di pressione ai nostri confini. E ancora: nelle nazioni libere, non dietro la Cortina  di ferro, i partiti comunisti erano forti, specialmente in Italia e in Francia. Tornando al titolo, l’America, ci manda un importante avviso: – Per noi la Nato è diventata secondaria. E’ in Asia che c’è il nuovo pericolo. Adesso sta a voi pensare e creare una vostra nuova alleanza -. Facile a dirsi, meno facile da applicarsi. Fra le varie magagne di quest’Unione Europea c’è proprio la mancata creazione di un esercito unico. Se ne parla da anni, ma alla fine non se ne fa mai niente. Una delle ragioni è proprio quell’economica. Ogni nazione ha le sue industrie per creare armamenti con cui si fanno lucrosi affari in patria e con altre nazioni nel mondo: Francia e Germania in testa alla classifica di vendita.  In poche parole, chi rinuncia a un’entrata sicura con la cessazione della costruzione di carri armati nostrani (Francia, Gran Bretagna, Germania e anche l’Italia, hanno una loro linea di questi mezzi)? Stessa cosa si può dire per le altre armi dette leggere come pistole e fucili d’assalto, che sono una risorsa economica per le patrie. Grazie a questa produzione lavorano le aziende che oltre a trarne beneficio direttamente, beneficiano anche i lavoratori e le loro famiglie. Ecco dove sta “l’incazzatura” di Macron, che già vedeva nel suo il cartello elettorale, la scritta: – Ho creato “x” posti di lavoro a Tolone -.  Guardiamo in faccia la realtà: tanto, se la Beretta smette di produrre ed esportare le FS92, state tranquilli che l’Heckler & Koch tedesca, è ben felice di acquisirne la fornitura. Concludendo, l’America vede nella Cina un pericolo che per il momento è solo economico, ma in futuro potrebbe diventare militare e, quindi, prevenire è meglio che curare: – Se voi europei preferite la nuova via della seta, fate pure, ma non sperate che noi vi aiutiamo in altre occasioni -. Più chiaro di così!          

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