Cara e Vecchia Europa

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Meno incontri per salvare le Banche, piu’ riunioni per salvare l’Europa dal pericolo Islam.

 

Guardando le immagini trasmesse dagli organi d’informazione del camion che a Nizza sfrecciava sulla Promenade des Anglais investendo e lasciando al suolo senza vita, uomini, donne e bambini (caduti a terra come birilli raggiunti dalla palla su una pista da bowling), già immaginavo l’ennesima conta dei morti e lunghi dibattiti su quanto è avvenuto. Siamo tutti d’accordo che è stato un atto terroristico, anche se commesso da un cane sciolto con scarso addestramento tradizionale al terrorismo. La considerazione viene spontanea visto l’arma usata, dimenticando che il mezzo usato poteva esplodere fra la folla nel più eclatante spirito terroristico Medio Orientale rendendo ancora più grave, se possibile, il bilancio delle vittime. L’unica cosa certa è che c’è una matrice religiosa dietro a tutto questo, anche se l’assassino è descritto non come il musulmano tradizionale. Forse è questo il nuovo cambio di strategia dell’Isis. Tutto questo, però, ci porta a sperare che anche le menti più buoniste del genere umano (i talebani nostrani del volemose bene, sono tutti nostri fratelli e che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, non fomentate l’odio, ecc..) inizino a fare lavorare le cellule del cervello e si pongano qualche elementare domanda. Personalmente, io non ci sto più a commentare in questo modo quella che ormai anche la più ottusa persona con il paraocchi e i tappi nelle orecchie, per non vedere e sentire, dovrebbe avere capito. Siamo sinceri, realisti e poco ipocriti. L’attentato ha una matrice islamica. E’ una guerra di religione non convenzionale. Ma, comunque, pur sempre guerra. L’attentato, guarda caso, è stato rivendicato da esultanti miliziani e dai sostenitori dell’Isis come se il massacro di civili inermi, fra cui tanti bambini, sia stato una grande vittoria. In effetti, così sarà se l’Europa si paralizzerà nel solito modo. Ovvero: tante preghiere, tanti fiori e tanti messaggi d’affetto scritti con i gessetti colorati per le vittime e tenendosi per mano aspettando il prossimo attentato. E’ dal 7 gennaio 2015 che si susseguono attentanti alla fortezza Europa e al povero e martoriato continente africano e asiatico. L’Islam è una macchina seminatrice d’odio che, dall’affronto delle crociate, non ha mai smesso di funzionare e non ha mai subito aggiornamenti continuando a produrre odio verso la religione Cristiana e l’Europa. Ormai, il parassita dell’integralismo islamico ha talmente infettato, con un procedimento lento ma costante, il mondo che non sappiamo più come comportarci. Siamo inermi davanti a queste stragi e continuiamo a sostenere un’integrazione che ormai è fallita da tempo, ma nessuno vuole dirlo. L’Europa che credeva di essere immune a tutto quello che succedeva nel vicino Medio Oriente, ora deve fare i conti sul proprio territorio. Mi chiedo cosa aspetti ad aprire gli occhi sull’orda migratoria che sta avanzando, da sud, con conseguenze gravissime. Tanto l’importante è che non si turbi il vivere quotidiano del singolo: che contini a produrre per pagare le tasse. Qualcuno si domanda perché tali attentati non avvengano anche in Italia.

Eppure, tra le mura della città eterna si trova lo stato che ha inventato le crociate. La risposta è semplice. Siamo lo Stato che permette tutto e di più a centinaia di migliaia di persone che invadono la nostra nazione. Gli Islamici non sono stupidi! A loro modo vogliono bene, a chi accoglie chi professa la loro fede (possono venire sempre utili un domani), come i cristiani che scappano dai paesi che loro occupano. In più, in tutto questo c’è il loro sottile piacere di vedere un popolo che sembra non avere più un’identità nazionale perché ormai da un settantennio si è cercato di sgretolare tutti quei valori che sono alla base di una nazione. Per loro il piacere più grande non è sabotare o scuotere con atti violenti una nazione, ma vederla sgretolarsi con le sue stesse mani. Nelle loro case ridono e ci disprezzano quando un insegnate proibisce un presepe. Per loro, non è un segno d’integrazione, ma di sottomissione.

Tutto questo renderà più facile issare la bandiera del califfato su San Pietro. 

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