Candidati che non si imbarazzano e Ministri che non tacciono

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Il premier non ha molta fortuna nella scelta dei candidati regionali, imposti o proposti che siano; neanche dei ministri a dire la verità. La Boschi ospite dell’Annunziata se ne esce con un: «Ci sono molti partigiani, quelli veri, che voteranno Sì alla riforma» sollevando un putiferio.

Credo che Matteo Renzi dovrebbe rottamare qualcuno dei suoi collaboratori, perché sono pessimi consiglieri e gli tacciono le cose, oppure lui le sa ed allora è pessimo lui.

Verdini candida a Napoli, nelle liste che sostengono Valeria Valente presentata dal Pd, un figlio e un nipote di Vincenzo Calone, condannato per traffico di stupefacenti, oltre che accusato di associazione mafiosa, omicidio droga, armi, ricettazione, frode e assegni a vuoto. Le colpe dei padri non possono ricadere sui figli e sui nipoti ma vox populi e il buonsenso sono sicuri che il voto dato a loro è un voto per il nonno.

Non sarebbe una questione da prendere alla leggera, come invece pensa Valeria Valente: “Ala è in Regione da tempo, non capisco sinceramente questo imbarazzo. Vedo che alcuni del mio partito che oggi parlano sono in maggioranza con loro da oltre un anno”. Le colpe degli altri continuano ad assolvere le proprie!

Il premier non ha molta fortuna nella scelta dei candidati regionali, imposti o proposti che siano; neanche dei ministri a dire la verità. La Boschi ospite dell’Annunziata se ne esce con un: «Ci sono molti partigiani, quelli veri, che voteranno Sì alla riforma» sollevando un putiferio da parte dei partigiani che votano no e soprattutto dell’Anpi, che si è schierata per il no, giustamente o non giustamente non lo voglio approfondire ora.

Sembra una frase proferita apposta per annullare gli sforzi di Renzi, dopo la clamorosa gaffe autolesionistica di trasformare il referendum in un voto a lui e al suo governo, per riportare il dibattito nel terreno che più lo premia: vota sì chi vuole cambiare l’Italia.

Se uno ci pensa un attimo, scopre trattarsi ancora una volta dello specchietto per le allodole che il premier ha sempre con sé, perché non vuole una consultazione sul merito dei cambiamenti, spiegati nel dettaglio, ma richiede una fideistica adesione.

Lui spinge a votare per le riforme in generale, non per le riforme approvate da questo parlamento; ma nella società dai ragionamenti basici ed elementari “w le riforme” può funzionare. Sa di avere bisogno di tutti e ora veste i patti del buonista: “Ci sono i veri partigiani che voteranno sì. E ci sono i veri partigiani che voteranno no. E noi rispettiamo e vogliamo bene a tutti i partigiani””. Vorrei fare notare che, per l’anagrafe, di partigiani veri ne sono rimasti pochi e se sono veri partigiani ognuno di loro sceglierà secondo coscienza.

Se al di là del numero ininfluente si ritiene importante l’opinione dell’Anpi, bisognava ascoltarla prima, vero ministro Boschi? Come forse andavano ascoltati e affrontati prima i tanti pareri contrari ben noti, invece di ignorarli e di accusarli poi di malpancismo.

Io se fosse nel mistro una frase proprio non l’avrei detta: «Se vince il No al Referendum anche io lascerò la politica», perché, unita a quella di Renzi, potrebbe spingere a prendere due piccioni con una fava. 

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