Calenda guarda le convergenze

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Calenda, persona di grandi capacità (e difetti), se vuole essere credibile bisognerà che abbandoni vezzi della politica di oggi, come essere eletto in consiglio comunale a Roma e dimettersi il giorno dopo, tenendosi il ruolo di eurodeputato. Non avrebbe dovuto neanche presentarsi.  Questo vale per la destra, la sinistra e anche per Draghi.

 


Il successo romano ha dato ulteriore visibilità a Carlo Calenda ed ora tutti gli domandando se aderirà all’Ulivo 2 che Enrico Letta vuole costruire: una larga alleanza comprendente il vasto mondo dal Movimento 5 Stelle ad Azione.

Risposta freddina, anzi gelida, quella di Calenda: “”Attenzione Enrico Letta; la sconfitta di sovranisti e populisti risulterà vana se continuerete a dare ossigeno ai 5S e a non capire che la frattura oggi è tra elettorato responsabile, democratico ed europeista e chi cavalca disagio e paure. A destra e a sinistra””. “ Il dato delle ultime elezioni è la scomparsa politica del M5S e la sconfitta della destra sovranista. Occorre rompere le alleanze con le forze anti sistema”.

Qualche interesse in più l’avrebbe verso un’alleanza centrista, con Renzi, Brugnaro, Toti e parte di Fora Italia, ma “”occorre essere netti sul rapporto tra politica e business/lobby e sul rinnovamento della classe dirigente””.

Dove vuole andare Calenda (e con lui Matteo Richetti, ormai numero due di Azione)?

“Arrivare alla stessa coalizione che sostiene la Commissione Europea (socialdemocratici, liberali, conservatori), possibilmente con Draghi ancora presidente del Consiglio. Nessuno si domanda se Draghi di di destra o di sinistra. Sappiamo che ha una matrice liberal socialista, riformista e pragmatica; e tanto basta””,

A me non basta perché poi le differenze emergono quasi subito. Ad esempio quando Calenda sostiene: “Esiste un disvalore comune tra populisti e sovranisti: la negazione dei doveri associati ai diritti. Da qui nascono il reddito di cittadinanza, quota 100, i tamponi gratis, l’Alitalia pubblica (e morta), l’Ilva miracolosamente trasformata in un’acciaieria verde etc”. Ok sui doveri associati ai diritti, ma no agli esempi portati. Il reddito di cittadinanza prevede una serie di misure per il reinserimento nel mondo del lavoro, che però non sono mai state realizzate. Non è una negazione di diritti associati a doveri. E’ l’incompetenza di chi ha varato quei provvedimenti senza comprendere l’impossibilità di realizzarli compiutamente, errore non compiuto soltanto da Lega e M5S; l’Alitalia, l’Ilva portano le impronte e i disastri di tutti i partiti, destra e sinistra. Non è neanche una questione di pubblico o privato, ma di capacità di governare e una impresa può funzionare allo stesso modo se pubblica o privata; se non fosse così occorre cambiare le regole, ma le cause sono altre, legate alla degenerazione della politica.

Il pragmatismo è un valore soltanto per chi si adatta al pensiero unico ed infatti negli ultimi decenni, nonostante il pragmatismo, i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri. Dire questo non significa finire tra i populisti; in caso contrario ci finisco volentieri, trovandomi in compagnia di gente come Papa Francesco.

Non è questione di come fare e con chi fare, ma cosa fare per arrivare a quali risultati. Sono differenze reali, profonde e non importa come le si chiami.

Quanto a Calenda, persona di grandi capacità (e difetti), se vuole essere credibile bisognerà che abbandoni vezzi della politica di oggi, come essere eletto in consiglio comunale a Roma e dimettersi il giorno dopo, tenendosi il ruolo di eurodeputato. Non avrebbe dovuto neanche presentarsi.  Questo vale per la destra, la sinistra e anche per Draghi.

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